sabato 11 luglio 2009

Breve

Breve, concisa e incredibilmente lineare; così sembra essere gran parte della letturatura italiana contemporanea, quella pubblicata dai grandi editori che vende migliaia (se non milioni!) di copie.
Libri scritti in caratteri enormi, che si bevono in due giorni, ma che non hanno in sé quasi nulla se non una storiella e significati banali.
Insomma, ma quando è che abbiamo perso il gusto per la complessità? Libroni enormi, pieni di riflessioni, che ci vogliono due mesi a leggerli, ma che alla fine, almeno, ti lasciano un senso di soddisfazione? Ricordo chiaramente che quando ho letto "Notre Dame de Paris" metà del libro erano riflessioni di Hugo sulla vita.
Perché non si scrivono più libri del genere?
Ciò che oggi viene proposto dalle grandi case editrici sembrano libri scritti a tavolino, piacevoli ma nulla di più, classiche letture da affrontare durante un viaggio in autobus per andare al lavoro. Forse è il tipo di lettura che richiede oggi la nostra società? Non lo so, sinceramente certe operazioni di editoria mi irritano; anche perché mi viene da pensare che libri del genere, se fossero scritti da esordienti signor nessuno e non dall'autore famoso, non verrebbero nemmeno presi in considerazione.

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