domenica 25 ottobre 2009

Stranamente lunghi

A volte leggo libri inspiegabilmente enormi.
Cioè, proprio non capisco come sia stato possibile scrivere migliaia di pagine. Sì, gli eventi ci sono, e ci sono descrizioni e dialoghi; ma, cavoli, più di mille pagine?
Vorrei averla io tutta questa prolissità; anche se un libro così vasto sarebbe quasi impossibile da far pubblicare, a pensarci.
Comunque è proprio un mistero che non riesco a spiegarmi.

mercoledì 21 ottobre 2009

Incontro ravvicinato con... Giovanni Montanaro

Mostruoso.
Nel senso di "veramente notevole".
Perché non scrive per mantenersi.
Fa l'avvocato.
A parte questo stupore dettato da ragioni personali/professionali, riporto le impressioni sull'ultimo incontro ravvicinato di questa edizione, che ha avuto luogo martedì sera.
L'autore era, appunto, Giovanni Montanaro, veneziano, 26 anni, che pubblica con Marsilio.
"Le Conseguenze" è il suo secondo romanzo.
La prima cosa che è emersa, che mi trova completamente d'accordo, è che quando scrive lui non pensa a significati particolari da mettere nel libro; scrive così come gli viene. La sua preoccupazione maggiore è che il lettore trovi gradevole il romanzo.
E, infatti, "Le conseguenze" è sì un libro che può ingenerare riflessioni, sopratutto riguardo al tema dell'identità; ma, in primo luogo, è un romanzo avventuroso, d'intrattenimento.
Un altro aspetto interessante riguarda il fatto che "Le conseguenze" è un romanzo d'ambientazione storica; ha in sé quattro epoche diverse: presente, Berlino est negli anni '80, Lisbona nel 1611, Parigi nel 1572. Dico romanzo d'ambientazione, e non romanzo storico, perché tra le due cose secondo me c'è un'abissale differenza, che però ora non sto a spiegare. La cosa interessante è che Giovanni è partito domandandosi cosa potesse esserci nel '500 ed è andato a ricercare le informazioni man mano che gli servivano. Non è stato mesi e mesi sui libri per una ricerca preventiva. E' interessante perché, per quanto posso, anche io faccio così; e scometto che fanno così tutti gli scrittori, a prescindere da ciò che se ne dica.
Per il resto, sopratutto dopo la presentazione si è chiacchierato un po' di scrittori del nord est, e anche del fatto di quanto sia abbastanza lineare la letteratura moderna. Una volta tanto, sono anche risucita a fare qualche osservazione intelligente.
E poi ho guadagnato anche il dolce! Ottima conclusione, direi.

venerdì 16 ottobre 2009

Incontro ravvicinato con... Mattia Signorini

Mi sono trovata più vicina al modo di pensare di Mattia Signorini rispetto a quello di Marco Missiroli, incontrato la settimana scorsa.
Innanzi tutto, è una persona che scrive da quando ha cominciato a leggere, più o meno come me. Inoltre, ha il "vizio" di camminare per strada e inventare storie, cosa che tuti i buoni scrittori dovrebbero avere. E' un osservatore e un ascoltatore, ma questa caratteristica l'aveva già messa in luce di se stesso anche Missiroli.
Ieri sera, nell'incontro avvenuto a Villanova di Camposampiero nell'ambito della rassegna "Incontri ravvvicinati del terzo... libro", si è parlato maggiormente del romanzo di Mattia (giustamente, eravamo lì per quello), però sono emersi anche altri aspetti interessanti del lavoro dello scrittore. Sopratutto aspetti che riguardano l'editore.
Lavorare per un grande editore significa spessisissimo dover scendere a compromessi, perché chiaramente lo staff fa quel lavoro da tanto, sa che cosa piace al pubblico, e quindi più che l'opera in sé considera la sua commerciabilità. Lo scrittore può tentare di andare per la sua strada e scrivere ciò che piace a lui infischiandosene delle direttive dell'editore che magari vorrebbe un trhriller che va tanto di moda, ma è chiaro che se sbaglia poi si beccherà un "te lo avevo detto di scrivere un thriller". Signorini, che tenta di rimanere indipendente, ha confessato che a volte ha momenti di sconforto in cui gli capita di non credere in quello che sta scrivendo; e sapete come va avanti? Con i consigli della sua agente.
Sì, perché Mattia è affiancato da questa magica figura che in Italia non va tanto come in Inghilterra o in America, ma che effettivamente è l'unica via per aprirti le porte della grande editoria.
Un'altra osservazione interessante che è emersa riguarda lo stile. "La Sinfonia del tempo breve", il romanzo di Mattia presentato ieri sera, ha uno stile semplicissimo e lineare. Siccome durante la presentazione da un accenno mi era sembrato di capire che è una cosa fatta apposta, l'ho domandato all'autore; e sì, è fatto apposta! Nel senso: quando Signorini scrive costruisce lo stile adatto alla narrazione. Il suo romanzo precedente è diverso, ha uno stile più incalzante, perché così doveva essere.
Wow, questa risposta mi ha suscitato moltissima ammirazione.

giovedì 15 ottobre 2009

Muoversi

"Il tesoro della Città Eterna" è uscito lo scorso ottobre; è già passato un anno!
Cavoli, sto pensando che devo darmi una mossa, altrimenti passerà un secolo prima che io pubblichi qualcos'altro.
Speriamo che, mentre ancora sono impegnata con la correzione di "Mezzosangue tra due mondi", qualcuno mi risponda per l'altro romanzo.
Lo scrittore è decisamente un lavoro da fare con pazienza.

domenica 11 ottobre 2009

Romanzi e racconti

Premessa: io amo ascoltare gli scrittori. Innazitutto perché, di solito, sono persone intelligenti che dicono cose non banali. In secondo luogo, perché mi piace confrontare i vari metodi utilizzati per fare questo mestiere.
Per esempio, ieri sera da Fazio c'era Antonio Tabucchi, che ha affermato una cosa molto interessante sulla differenza tra romanzi e racconti: secondo lui un romanzo lo puoi lasciare lì in sospeso per mesi, poi ritornaci e riprenderlo tranquillamente; invece col racconto è più difficile: di solito se lo si abbandona, poi non lo si finisce più.
Personalmente non sono d'accordo, perché a volte devo abbandonare i racconti che s'incagliano e poi riprenderli.
Però mi è piaciuta tantissimo la metafora che Tabucchi ha usato per illustrare la cosa:
I romanzi sono come un appartamento di proprietà: anche se lo lasci vuoto per mesi, ci puoi sempre tornare. I racconti invece sono come un appartamento in affitto: quando ci ritorni c'è sempre il rischio che abbiano cambiato la serratura.

venerdì 9 ottobre 2009

Incontro ravvicinato con... Marco Missiroli

Come promesso, ecco il resoconto del primo incontro con l'autore svoltosi a Villanova di Camposampiero.
L'autore in questione è Marco Missiroli.
Ho scritto su Anobii che è bravo perché è uno capace di dire le cose con poche parole; mi ha spiegato che è perché scrive la mattina dalle cinque alle nove, ed è talmente rincoglionito che riesce a cogliere solo il succo delle cose. Beh, è un metodo che funziona.
Non sono riuscita a parlare molto con lui perché è stato un po' monopolizzato, quindi mi limito a qualche riflessione sulle tematiche emerse durante la presentazione. Tematiche che riguardano la scrittura, ovviamente; anche lui ha ammesso che di solito il pubblico è più interessato alla vita dello scrittore che al romanzo in sé. Dico che è vero, se lo scrittore in questione ha vinto il Campiello Giovani ed è in trattativa con la Warner Bross per fare un film.
E' uno scrittore molto impostato, nel senso che sa quello che vuole scrivere ed è ben consapevole di tutte le tematiche che ci sono nel suo romanzo; cioè, sapeva cosa voleva scrivere e l'ha scritto. Ha usato una metafora di Baricco: lo scrittore è come un viaggiatore che sale su un treno a una stazione ben precisa per arrivare a un'altra sempre ben precisa, conoscendo molte fermate intermedie; ma a un certo punto può capitare che veda qualcosa che lo interessa e decida di scendere dal treno. Ecco, più o meno questo è il mio concetto di scrittura. Missiroli invece non è d'accordo: lui sale sul treno, sa dove deve andare e ci va.
E' sempre interessante confrontarsi su questi diversi punti di vista. Ogni scrittore è un po' a sé, tutti sono diversi gli uni dagli altri. Del resto credo che sia questo che determina stili originali e personali.
Marco ha cominciato a scrivere a 21 anni dopo aver letto per la prima volta un libro, "Ti prendo e ti porto via" di Ammaniti. Lo so, Ammaniti è talmente bravo che fa venire voglia di scrivere a tutti, anche se invece a me fa venir voglia di smettere, perché mi sento drammaticamente inferiore a lui. Comunque, per tornare a Missiroli, ha letto Ammaniti e ha avuto un'epifania. Ha scritto un libro e ha vinto il Campiello. Decisamente una dote naturale che ha tenuto a lungo celata, la sua.
Avrei davvero voluto chiacchierarci un po' di più, anche perché è una persona profonda, intelligente e simpatica.
Peccato.

martedì 6 ottobre 2009

Incontri ravvicinati del terzo... libro! II° Edizione

E' stato complesso, ma anche quest'anno a Villanova di Camposampiero (Padova) si terrà la rassegna d'incontri con l'autore "Incontri ravvicinati del terzo... libro!", sempre nell'ambito dell'iniziativa nazionale "Ottobre piovono i libri" (per info www.internetculturale.it)
Una seconda edizione che, almeno dai nomi in programma, si preannuncia di alto livello. Non sono esattamente gli autori che avrei voluto io, ma direi che ci accontentiamo.
Si parte giovedì 8 ottobre con Mattia Signorini e il suo "La Sinfonia del Tempo breve" (Salani). Poi giovedì 15 ottobre avremo Marco Missiroli con "Bianco" (Guanda), e devo ammettere che questo mi fa piacere perché il libro è proprio bello. Infine martedì 20 sarà la volta di Giovanni Montanaro con "Le Conseguenze" (Marsilio).
Gli incontri si terranno nel nuovo centro culturale di Villanova di Camposampiero, in piazza Mariutto 10 (sotto i portici!) alle ore 20.45.
Seguiranno post di resoconto dopo ogni incontro.
Per maggiori informazioni: www.comune.villanova.pd.it

sabato 3 ottobre 2009

Il veleno del cuore

Un romanzo di BARBARA RISOLI. 0111 EDIZIONI

Premessa: devo chiedere scusa a Barbara Risoli, perché non sarà un commento del tutto positivo. E' sempre difficile commentare un romanzo di una persona con cui si hanno contatti!

"Il Veleno del cuore" è ambientato nella Francia pre - rivoluzionaria, precisamente nel periodo in cui si preparano gli Stati Generali. Manca il pane e il popolo ripiega sulle brioches.
I protagonisti sono Eufrasia De Fleuves e Venanzio Sauvage, che poi cambiano nome e diventano Stolfo e Zoraide. Sono veramente due bastardi tagliagole, come simpaticamente li definisce l'autrice? Non proprio. Lei è una marchesina viziata ed egocentrica che s'innamora di un borghese e poi lo molla sull'altare giusto per fare un dispetto al padre; lui è un assassino con un cuore grande come un castello.
Tutti i personaggi sono ben delineati e approfonditi; la trama, anche se a volte un po' forzata, in certi punti è davvero geniale; l'atmosfera del '700 è ben ricreata; il linguaggio è vario e ricercato. Un'altra cosa sicuramente positiva è che non è banalmente ambientato a Parigi, come ci si potrebbe aspettare da un romanzo di questo tipo, bensì tra Saint - Malo, Naterre e Rennes.
Allora perché non mi ha pienamente convinto?
Questione di stile.
L'ho trovato davvero faticoso da leggere, a causa di una struttura stilistica macchionosa e poco fluida. Specifico: mancano i soggetti nei dialoghi, e questo mi spiazza; il punto di vista cambia ogni due o tre righe, e mi spiazza anche questo; e ci sono un sacco di puntini di sospensione inutili.
E' un peccato, perché la storia era valida; ma i difettucci di cui sopra spesso mi rendevano davvero impossibile anche solo capire di che cosa si stesse parlando.

venerdì 2 ottobre 2009

Post autocelebrativo

Posso dirmi da sola che sto scrivendo un racconto meraviglioso? Peccato che sia un po' impantanato, nel senso che so dove deve arrivare (ho già tutto il finale in testa) ma non so esattamente come arrivarci. Lascerò fare ai personaggi, come al solito; tanto hanno abbastanza carattere per riuscirci. Per altro, è un racconto cruento: c'è sangue, morti, torture, mostri, cuori che pulsano lontani dai petti dove dovrebbero stare...
Sì, magari è un po' troppo cruento, ma la consegna era scrivere un fantasy/horror/thriller, e il nostro Maestro ha detto che non c'era limite al sangue.
Maestro, te lo mando entro il 31 ottobre. Promesso.
Intanto, siccome è un post autocelebrativo, posso dire che sto correggendo "Mezzosangue tra due mondi", che probabilmente spedirò alla già mia casa editrice. Devo fare un esperimento, per rendermi conto della commerciabilità di un fantasy. Ovviamente dovrò ingeniarmi per fare qualche presentazione in più rispetto a quelle che ho fatto per il Tesoro.
Comunque sto precorrendo i tempi. Ancora non è finito; non so se verrà pubblicato. Speriamo...
E speriamo anche che l'altro romanzo che attualmente ho in giro per case editrici colpisca qualcuno; o meglio, dato che il post è sempre autocelebrativo, speriamo che qualcuno si accorga di quento è bello quel romanzo.