venerdì 16 ottobre 2009

Incontro ravvicinato con... Mattia Signorini

Mi sono trovata più vicina al modo di pensare di Mattia Signorini rispetto a quello di Marco Missiroli, incontrato la settimana scorsa.
Innanzi tutto, è una persona che scrive da quando ha cominciato a leggere, più o meno come me. Inoltre, ha il "vizio" di camminare per strada e inventare storie, cosa che tuti i buoni scrittori dovrebbero avere. E' un osservatore e un ascoltatore, ma questa caratteristica l'aveva già messa in luce di se stesso anche Missiroli.
Ieri sera, nell'incontro avvenuto a Villanova di Camposampiero nell'ambito della rassegna "Incontri ravvvicinati del terzo... libro", si è parlato maggiormente del romanzo di Mattia (giustamente, eravamo lì per quello), però sono emersi anche altri aspetti interessanti del lavoro dello scrittore. Sopratutto aspetti che riguardano l'editore.
Lavorare per un grande editore significa spessisissimo dover scendere a compromessi, perché chiaramente lo staff fa quel lavoro da tanto, sa che cosa piace al pubblico, e quindi più che l'opera in sé considera la sua commerciabilità. Lo scrittore può tentare di andare per la sua strada e scrivere ciò che piace a lui infischiandosene delle direttive dell'editore che magari vorrebbe un trhriller che va tanto di moda, ma è chiaro che se sbaglia poi si beccherà un "te lo avevo detto di scrivere un thriller". Signorini, che tenta di rimanere indipendente, ha confessato che a volte ha momenti di sconforto in cui gli capita di non credere in quello che sta scrivendo; e sapete come va avanti? Con i consigli della sua agente.
Sì, perché Mattia è affiancato da questa magica figura che in Italia non va tanto come in Inghilterra o in America, ma che effettivamente è l'unica via per aprirti le porte della grande editoria.
Un'altra osservazione interessante che è emersa riguarda lo stile. "La Sinfonia del tempo breve", il romanzo di Mattia presentato ieri sera, ha uno stile semplicissimo e lineare. Siccome durante la presentazione da un accenno mi era sembrato di capire che è una cosa fatta apposta, l'ho domandato all'autore; e sì, è fatto apposta! Nel senso: quando Signorini scrive costruisce lo stile adatto alla narrazione. Il suo romanzo precedente è diverso, ha uno stile più incalzante, perché così doveva essere.
Wow, questa risposta mi ha suscitato moltissima ammirazione.

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