domenica 11 ottobre 2009

Romanzi e racconti

Premessa: io amo ascoltare gli scrittori. Innazitutto perché, di solito, sono persone intelligenti che dicono cose non banali. In secondo luogo, perché mi piace confrontare i vari metodi utilizzati per fare questo mestiere.
Per esempio, ieri sera da Fazio c'era Antonio Tabucchi, che ha affermato una cosa molto interessante sulla differenza tra romanzi e racconti: secondo lui un romanzo lo puoi lasciare lì in sospeso per mesi, poi ritornaci e riprenderlo tranquillamente; invece col racconto è più difficile: di solito se lo si abbandona, poi non lo si finisce più.
Personalmente non sono d'accordo, perché a volte devo abbandonare i racconti che s'incagliano e poi riprenderli.
Però mi è piaciuta tantissimo la metafora che Tabucchi ha usato per illustrare la cosa:
I romanzi sono come un appartamento di proprietà: anche se lo lasci vuoto per mesi, ci puoi sempre tornare. I racconti invece sono come un appartamento in affitto: quando ci ritorni c'è sempre il rischio che abbiano cambiato la serratura.

4 commenti:

  1. Tabucchi non mi trova molto d'accordo sulla differenza specifica*, ma l'immagine è senza dubbio affascinante.
    Mi trovo anzi ad annuire vigorosamente all'allegoria che vede una storia rappresentata da un luogo in cui si vive, perché le storie sono così: luoghi popolati e vivi. Altrimenti, non "funzionano".

    *A me è capitato di riuscire a far funzionare una novella dopo anche sei anni! Personalmente, associerei piuttosto il romanzo a un appartamento intero e il racconto a un singolo locale specifico, o a un'area ancora più ristretta (l'angolo cottura, il divano, la scrivania).

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  2. Anche io non ero molto d'accordo sul suo punto di vista, infatti; il racconto s'incaglia più del romanzo, è necessario lasciarlo lì a maturare.
    E un'altra cosa che ha detto, su cui non sono d'accordo, è che la storia è più importante dei personaggi. Secondo me no, perché gli eventi si dipanano in modo diverso a seconda che un personaggio abbia un carattere piuttosto che un'altro, una storia personale piuttosto che un'altra ecc...

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  3. Verissimo. Anzi, spesso i personaggi sono il motore che crea la storia, quando sono vivi e il loro conflitto è efficace.
    Un buon argomento sono le ultimissime opere di Brooks. Brooks ha sempre lavorato a tavolino dopo che si è scottato con la Spada, ma passati gli anni 90, cascasse il mondo un romanzo all'anno lo fa uscire. Il suo è diventato un tran tran, il capitolo è lo sviluppo di un appunto, non è più contemplato che ambiente e personaggi prendano il sopravvento gridando la loro personalità. Ecco un esempio di come far fallire la storia mettendo i personaggi sullo sfondo.
    (Poi per carità, ho sentito gli altri fan dire che L'esercito dei demoni è bellissimo. De gustibus. Per me, può averlo steso un ghost sulla sceneggiatura dell' "autore" mentre questo se ne stava in panciolle a sollecitare gli hollywoodiani.)

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  4. De gistibus, in effetti. Brooks ha abbandonato il gruppo dei mie scrittori da leggere da molto tempo.

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