venerdì 18 dicembre 2009

"Tradimenti" di Renato Fiorito

"Tradimenti" di Renato Fiorito, 0111 Edizioni

Questo libro è un giallo, e non perché ci sia scritto in copertina, ma perché la storia ruota attorno a un omicidio.
Come giallo non è costruito male: la storia regge fino alla fine, e durante la narrazione sono sparsi gli indizi per arrivare alla soluzione.
Però, per essere un giallo, è scritto come un giallo non dovrebbe essere scritto.
E' colpa dei personaggi, due in particolare.
Il primo è il protagonista, il professor Antonio, un uomo che ho trovato abbastanza irritante e ipocrita. Si sconvolge profondamente quando la moglie lo tradisce; però si dimentica che lui ha diverse amanti, e che praticamente ogni volta che esce di casa instraura una tresca con qualcuna. La sua stessa moglie attuale è la donna con cui lui ha tradito la sua prima moglie.
Si sente che il libro è scritto da un uomo: se tradisce la moglie è uno scandalo vergognoso, se tradisce il marito vabbé, poverino, glielo si perdona.
Il secondo personaggio che non c'entra niente è lo stesso autore. Sì, perché questo libro è narrato con la tecnica del narratore onniscente. Ora, è una questione di miei gusti personali non amare il narratore onniscente, magari a qualcun altro piace; comunque, ho trovato che i suoi numerosi interventi in questo libro (molti dei quali volti a compatire il povero Antonio) praticamente prendessero la tensione narrativa, l'appallottolassero e la buttassero giù dalla finestra.
Per non apparire del tutto cattiva, devo dar atto che qualche elemento positivo c'è: intanto la storia ben costruita, come ho già detto, e poi riflessioni molto profonde.
Concludo dicendo che forse, per come è narrato, se il libro non fosse stato un giallo sarebbe stato molto più bello.

4 commenti:

  1. Gentile Valentina,
    sono Renato Fiorito e vorrei per prima cosa ringraziarla per essersi occupata del mio libro, nonché cogliere l’occasione per rispondere ad alcune sue osservazioni.
    La prima è sulla definizione di giallo (a cui induce la collana nel quale il libro è stato inserito dall’editore), che effettivamente non si addice pienamente al romanzo, poiché in esso tento di sperimentare un genere poco frequentato (eccezion fatta “si parva licet”per “Il pasticciaccio…” di Gadda), coniugando l’impostazione da romanzo giallo con l’attenzione al tema dell’interiorità e del significato dei rapporti tra le persone, che in effetti è il vero enigma che il protagonista vorrebbe risolvere.
    La seconda è sulla figura del protagonista che non è, e non deve risultare simpatico, essendo questi dominato dai vizi e dalle falsità che lei giustamente rileva e che lo rendono vittima e carnefice insieme, a causa di una scala di valori che pone al suo vertice l’edonismo, il successo ad ogni costo, il dominio sugli altri. Egli si libererà dalle sue contraddizioni ed infelicità solo quando riuscirà, attraverso l’amore, a capovolgere quella scala di valori, rinunciando a doppiezze e strumentalizzazioni e liberando la sua mente dalle sovrastrutture del potere.
    L’autore dunque non simpatizza con lui, come Lei fraintende, ma ne prova solo umana pietà poiché i suoi difetti sono comuni a molti di noi, se non a tutti.
    La critica sul narratore onnisciente infine la capisco, ma non la condivido. E' infatti questione di gusti. Questa, ad esempio, è una tecnica che utilizza Saramago con risultati eccezionali e che gli consente di dare spazio a riflessioni che trascendono il contingente e danno respiro e senso compiuto al romanzo. (Cfr. Cronache dal convento). Credo quindi che il risultato che Lei mostra di non apprezzare (anche se poi apprezza cortesemente le riflessioni che ne derivano), dipenda dai miei limiti e non dalla tecnica utilizzata. Da parte mia trovo il racconto in prima persona spesso stucchevole, a meno che non si tratti di un soggetto autobiografico.
    La saluto con simpatia per il tempo che mi ha dedicato e le auguro un anno felicissimo, sperando che il mio prossimo romanzo (che uscirà a marzo per “Edizioni Clandestine” e che si intitola “Storie di emarginazione e di follia”) possa incontrare maggiormente il suo favore.
    Renato Fiorito (refiorit@libero.it )

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  2. Grazie per le sue precisazioni.
    Auguro un buon anno anche a Lei e buona fortuna per il suo nuovo romanzo.

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  3. Ciao Valentina,
    sono rimasto sorpreso dal tuo commento tardo femminista che mi è sembrato francamente fuori luogo, possedendo, a mio parere, “Tradimenti” proprio quei valori che tu credi negati.
    Antonio, il protagonista, infatti, trova la felicità solo quando riesce a liberare il cuore dalle vecchie incrostazioni, imparando ad amare, senza possedere, una donna che tanti invece hanno posseduta senza amare, ed a comprendere pienamente la grande lezione che gli viene da questa povera prostituta, pronta a sacrificare la sua stessa vita, pur di sentirsi vicina a lui nel momento dell’abbandono e del sacrificio.
    Insomma nel confuso ed a volte squallido panorama italiano questo romanzo intenso e coinvolgente mi è sembrato di tutto rispetto e meritevole di un incoraggiamento che qui, nel mio piccolo, ho inteso dare.
    Renzo

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  4. Grazie per il tuo punto di vista.
    Non lo definirei commento tardo femminista, il mio: è semplicemente ciò che ho colto dal libro. Può darsi che io e te lo abbiamo letto con una sensibilità diversa.
    Ti sono grata per il commento, perché è importante dare sostegno ai libri dei piccoli autori italiani.

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