martedì 9 febbraio 2010

La scarsa partecipazione alle presentazioni

Sabato sera ho fatto una presentazione del mio libro a Mestre per una fondazione; ho partecipato volentieri perché serviva a raccogliere fondi per Haiti.
Ciò su cui mi preme riflettere è la partecipazione a questo genere di eventi, che generalmente è davvero scarsa; diciamo gli organizzatori e le loro famiglie, più qualcuno tirato dentro a forza.
Ora, sia chiaro che non mi sto lamentando per l'altra sera; anzi, ringrazio di cuore tutti coloro che sono venuti, anche perché hanno armeggiato non poco per procurarmi un computer e sono stati molto gentili.
La considerazione più ampia è: perché un evento culturale tipo la presentazione di un libro richiama così poca gente?
La risposta più semplice sarebbe: Vale, non ti conosce nessuno, perché dovrebbero venire a vederti?
Vero, vero.
Però questa cosa triste della sala vuota capita anche agli scrittori affermati; ricordo che quando a ottobre ho visto Marco Missiroli a Villanova, lui ha detto di aver fatto una presentazione a cui c'era una sola signora capitata lì per caso che, per giunta, dormiva. E Marco Missiroli non pubblica con Gigino Editore; pubblica con Guanda.
Inoltre, quando vai a una presentazione di un libro l'età media è dai quarant'anni in su.
E i giovani?
Forse il problema più grande è il tipo di offerta. Anzi, no, perché in fondo i contenuti generalmente sono buoni. Forse è il modo in cui l'offerta viene posta. Per intenderci, poca poca pubblicità, pochi pochi soldi investiti, poco poco interesse da parte degli stessi organizzatori...
Naturalmente sto parlando di eventi organizzati da enti pubblici o, appunto, da associazioni. Le libererie sono un'altra storia.
Caspita, quando noi abbiamo organizzato "Incontri ravvvicinati del terzo... libro" abbiamo tappezzato il paese di manifesti, abbiamo spedito decine d'inviti via e-mail e cartacei, abbiamo telefonato a tantissima gente... e alla fine c'erano 35 - 40 persone in sala!
Che comunque sono poche, rispetto alla quantità di persone che avrebbero potuto essere presenti.
E qui viene il succo del post: preferiamo andare in discoteca o al pub o stare a casa a guardare la partita piuttosto che a sentire una persona intelligente che dice cose intelligenti (perché, solitamente, gli scrittori sono intelligenti. O almeno alcuni).
Non dico che queste cose non si debbano fare; le faccio anche io. Però, cavoli, una volta tanto non si potrebbe fare qualcosa di culturalmente un po' più elevato?
Sinceramente io mi sento appagata dopo aver ascoltato una presentazione interessante; ma forse io sono strana.

PS Comunque, per essere pratici, il metodo più sicuro per attirare gente a una presentazione è offrire il rinfresco ^_^

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