giovedì 8 aprile 2010

Considerazioni sui costi dell'editoria

A fare il piccolo editore non a pagamento, probabilmente, si guadagna poco; la quantità di libri venduta è talmente esigua che, forse, non si riesce nemmeno a rientrare nei costi di stampa. Ora poi che le tariffe delle spedizioni postali non sono più agevolate si venderanno ancora meno libri, perché chiaramente la gente non sarà molto disposta ad aggiungere al prezzo del libro (che già è alto, dato che la carta stampata costa un sacco) una somma che comunque è considerevole.
Morale della favola: l'editore a piccoli livelli non è un lavoro redditizio.
Alcuni ammortizzano i costi evitando di pagare i diritti d'autore; altri li pagano in copie omaggio allo scrittore; altri promettono di pagarteli ma poi non lo fanno per le più svariate ragioni.
Io comprendo le esigenze dell'editore, ma non le condivido; e non mi si obietti che parlo così perché, in quanto scrittrice, sono dall'altra parte della barricata e non capisco come funziona il sistema editoriale.
Il fatto è che, normativamente, l'editore è colui che si impegna a sue spese alla promozione dell'autore. Invece il sistema editoriale funziona in modo che è l'autore a promuoversi da solo a sue spese.
Non mi si obietti nemmeno il fatto che non bisogna scrivere per arricchirsi; ci mancherebbe altro, lo so benissimo da me. Voglio semplicemente constatare che, di fatto, scrivere è un hobby costosissimo.
Come si potrebbe risolvere la faccenda?
Pubblicando meno libri.
Alcune case editrici non sfornano più di due o tre titoli all'anno; sono libri validi e perciò hanno più possibilità di essere venduti, e ovviamente le spese editoriali sono ridotte. Chi se ne frega che tanta gente rimarrà col libro nel cassetto; mica tutti devono per forza scrivere.
Ovviamente ci sono editori che credono nel loro lavoro e cercano di dare a più persone possibili la possibilità di pubblicare; è ammirevole, ma è deleterio considerato come è strutturato il sistema.

A parte questa considerazione, vorrei esprimere la mia perplessità di fronte al decreto del 30 marzo che ha soppresso le agevolazioni per le spedizioni editoriali.
Lo si è fatto perché non abbiamo più soldi? Ragione comprensibile, anche se si taglia sempre sulle cose sbagliate.
Lo si è fatto per agevolare i grandi gruppi editoriali? Boh, tanto in libreria ci sono solo loro, non credo avessero bisogno di tagliare in questo modo le gambe ai piccoli editori.
Lo si è fatto per ridurre la circolazione di alcuni quotidiani? Visto quello che leggo sui giornali non stenterei a crederlo, non è necessario essere di parte per capire in che direzione stiamo andando, basta avere un po' di cervello.
Comunque, per qualunque ragione sia stato fatto, avrà una ricaduta enorme su un intero settore, così come per esempio sta capitando alle radio e alle TV locali che sono rimaste senza fondi e sono state costrette a licenziare tantissime persone.
Credo che i fatti si commentino da sé.

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