mercoledì 20 ottobre 2010

La mano sinistra di Dio


LA MANO SINISTRA DI DIO, di Paul Hofmann, Nord Edizioni

Esiste un santuario dove dei monaci sadici ed estremisti chiamati Redentori addestrano a suon di botte ragazzini per poi mandarli in guerra contro tali e non meglio specificati Antagonisti. Tre adepti, Cale, Henry e Kleist, riescono a fuggire e si ritrovano in una città controllata dai Ferrazzi, una famiglia gigantesca a quanto pare, dato che metà della città sembra essere abitata da gente con lo stesso cognome.
Questo è ciò che ho capito del libro. In realtà arrivata a pagina 240 ho deciso di mollare; ho tanto di meglio da leggere.
La prima parte, ambientata nel santuario dei redentori, prometteva bene; poi si è perso.
Il problema principale è che non descrive quasi niente, né luoghi né personaggi. Lo so che il lettore deve metterci la sua fantasia, ma il libro è talmente stringato che è impossibile.
Sono tutti dialoghi, dialoghi, dialoghi! Io amo i dialoghi, ma non puoi costruire un romanzo solo sulle conversazioni; perché una cosa del genere è un copione.
Un paio di esempi della piattezza:
- a un certo punto c'è la seguente frase: "Scesero sulla strada principale verso il passo di Cortina. Non era un granché, come strada". Ok, ma perché non era un granché? Era ripida? Era sassosa? Due parole in più di spiegazioni ci stavano bene; forse l'autore aveva un limite massimo di battute a cui attenersi?
- c'è un personaggio, Riba, di cui si dice che è grassa. Sì, ma quanto grassa? Perchè a volte sembra una palla di lardo ambulante, altre una ragazza normale dalle forme un po' morbide.
Un autore che inventa un mondo fantasy deve costruirlo con precisione, perché altrimenti il lettore si sperde. Ho mollato il libro perché quello che leggevo non aveva più alcun senso logico.
Altro punto debolissimo: i personaggi. Non ho capito niente di Cale, non ho capito niente di Henry, non ho capito niente di Kleist. E' stato praticamente impossibile affezionarsi a loro perché sono piatti e poco credibili. Sono ragazzini torturati sin da quando erano piccoli, cresciuti nel terrore, ma non sono riuscita a cogliere nei loro gesti una coerenza rispetto a questo.
Ultima nota negativa: il punto di vista saltella da un personaggio all'altro e poi al narratore onniscente per poi tornare al personaggio. Ora, questa tecnica io non la amo, ma se qualcuno sceglie di utilizzarla deve saperlo fare. Non è il caso di questo libro: cambi frequenti e repentini disorientano il lettore, sopratutto se a volte si omette il soggetto.
In conclusione: era un romanzo con una quarta di copertina fantastica e questo mi aveva fatto sospettare che non fosse un granché, ma non immaginavo che fosse così brutto! Per fortuna l'ho preso in biblioteca e non ho speso ben 19,60 euro per comprarlo.

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