lunedì 31 dicembre 2012

Sono troppo cattiva?

Devo ricominciare a fare un po' di post con argomenti generici, dato che ultimamente non faccio che recensire.
Proprio questo mi dà lo spunto per una considerazione.
Io sono cattiva nelle recensioni, lo so. Cioè; in realtà non proprio cattiva, ma senza dubbio sincera. Se un libro è discutibile io lo dico. Sia chiaro, sono oggettivamente critica. Di solito cerco di mettere bene in luce quali sono le considerazioni personali (la storia mi piace/non mi piace) e quelle obiettive riguardanti lo stile.
Non pretendo di essere una critica letteraria, ma insomma alcune cosette riesco a vederle dopo tanto tempo passato a leggere.
Per questo mi stupisco quando trovo recensioni entusiastiche di libri che io butterei volentieri giù dalla finestra (e a volte, quando mi prendono i cinque minuti a causa di orrori di scrittura, li scaglio davvero attraverso la stanza).
Non so se siano gli altri ad avere il prosciutto sugli occhi o io che sono troppo severa.
Diciamo che può essere un 50/50, và, giusto per par condicio.
Comunque questo è l'ultimissimo post dell'anno, quindi di nuovo auguri a tutti!

I libri dell'anno - 2012

Il 2012 è stato un anno un po' fiappo.
Dalle statistiche Anobii risulta che ho letto 25 libri per un totale di 9728 pagine, molto meno rispetto al 2011 (36 libri per 14036 pagine).
La più grande delusione è stato "Inheritance" di Christopher Paolini; lento, noioso, un brodo allungato fino all'inverosimile. Un finale terribile per una saga che tutto sommato era sul livello della sufficienza.
Tra i migliori si classificano due esordienti: Vlad Sandrini con "Il Fantasma di Idalca", genere tecno - fantasy, e Luca Buggio con "La Danza delle Marionette", vampiri.
Quest anno non c'è Martin che sbaraglia la concorrenza nella classifica perché non ho letto nulla di suo. Ho "Dance whit dragons" che mi guarda dal comodino da un anno e mezzo; spero che prima o poi riuscirò a prenderlo in mano!
Nella speranza che il 2013 sia un anno più tranquillo e fruttuoso di questo terribile anno bisestile appena trascorso, faccio i migliori auguri a tutti!

giovedì 6 dicembre 2012

Il seggio vacante

Oggi, passando davanti alla libreria, mi sono ricordata che usciva il libro nuovo di J.K. Rowling.
Siccome avevo fatto un piccolo post a suo tempo, quando ne era stata preannunciata l'uscita, vi informo che s'intitola "Il Seggio Vacante", è edito da Salani e costa 22,00 euro.
La trama è questa:
A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un’idilliaca cittadina inglese. Un un ridente villaggio inglese incastonato tra verdi colline, con un’antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati.Dietro questa bella facciata, invece, c'è una cittadina in guerra dove si nascondono ipocrisia, rancore e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all’interno dell’amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l’unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo. J.K. Rowling firma un romanzo forte e disarmante sulla società contemporanea, una commedia aspra e commovente sulla nozione di impegno e responsabilità. In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano in modo magistrale e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Farà arrabbiare, farà piangere, farà ridere, ma non si potrà distoglierne lo sguardo, perché Pagford, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina, così conosciuta, da non lasciare nessuno indifferente.
Che strano vedere il nome di J.K. Rowling in un reparo diverso da quello per ragazzi!
Sono proprio curiosa di leggerlo. Devo trovare qualcuno che me lo regali per Natale.

venerdì 30 novembre 2012

Sconti natalizi

Dato che lo posso fare (che meraviglia l'autopubblicazione!) da oggi e fino alla fine di dicembre "Il cigno e il lupo" sarà in sconto del 15%.
Ecco il link per acquistarlo:
Il cigno e il lupo in sconto del 15%
Ovviamente lo scopo principale è quello dei regali per natale, quindi approfittatene!

mercoledì 21 novembre 2012

Speciale UnLibroUnFilm: Peter Pan

Tornano le rubriche del blog.
Per i prossimi mesi pubblicherò delle puntate speciali di "UnLibroUnFilm" dedicate a tre classici che hanno fatto sognare tutti i bambini del mondo.
Questo mese tocca a Peter Pan, poi sarà il turno di Alice in Wonderland e infine di Pinocchio.

IL LIBRO

Peter Pan , o The Boy who wouldn't grow up , nasce come spettacolo teatrale nel 1904 e viene poi converito in romanzo nel 1911 col titolo di Peter and Wendy.
L'autore è James Matthew Barrie, scrittore e drammaturgo inglese.
La creazione del personaggio di Peter Pan, a quanto si dice, deriva dalla frequentazione di Barrie dei cinque figli della vedova Llewellyn-Davies, conosciuti durante una passeggiata nei giardini di Keshington.
In realtà non si sa se questo sia vero; fatto sta che Barrie era affezionato ai cinque ragazzi, tanto è vero che alla morte della madre se ne fece carico come tutore.
Per chi non lo sapesse (ma chi non lo sa?) Peter Pan è un ragazzino che si rifiuta di crescere. Vive sull'Isola Che Non C'è, dove saltuariamente porta altri bambini dal nostro mondo (i bimbi sperduti), e se la deve vedere con fate, indiani ma, sopratutto, pirati. Il suo più grande nemico è il capitano James Hook, Giacomo Uncino, al quale il ragazzino volante ha staccato una mano per darla in pasto a un gigantesco coccodrillo.
Un giorno, inseguendo la sua ombra, Peter finisce a Londra nella camera dei tre fratellini Darling: Wendy, John e Michael. Li porterà sull'Isola che Non c'è, ma Wendy, figura materna, innescherà un tiangolo amoroso tra lei, Peter e la piccola e gelosissima fatina Tinkerbell.

I FILM

La Disney portò Peter Pan sullo schermo nel 1953, nel suo 14° lungometraggio d'animazione.
A parte qualche differenza, la trama del libro è abbastanza rispettata: Peter Pan arriva a Londra in cerca della sua ombra e incontra i fratelli Darling, li porta sull'Isola che Non C'è e lì devono vedersela con gli indiani e i pirati.
Come spesso è accaduto per i film Disney, anche questo lungometraggio ha consegnato all'immaginario collettivo l'iconografia dei personaggi.
Peter Pan è universalmente immaginato come un ragazzino vestito di verde, Capitan Uncino indossa una giacca rossa e una parrucca di boccoli neri, e sopratutto Tinkerbell (o Trilly o Campanellino) è diventata il punto di riferimento per tutte le fatine del mondo. La sua immagine ha avuto così tanto successo che la Disney ha fatto di lei una vera e propria mascotte, riproducendola su un sacco di oggetti di merchandising; e, se non ricordo male, qualche tempo fa all'inizio dei film Disney era lei che faceva brillare il mitico castello stilizzato.
L'iconografia dei personaggi disneyani è stata ripresa in "Hook", film del 1991 di Stephen Spilberg, con Dustin Hoffman nei panni di Capitan Uncino e Robin Williams, allora all'apice della carriera, in quelli di un Peter Pan cresciuto.
L'idea di base del film è proprio questa: Peter Pan ha lasciato l'Isola Che Non C'è, è diventato grande, ha sposato la nipote di Wendy dalla quale ha avuto due bambini, fa l'avvocato e non ricorda nulla della sua avventurosa infanzia.
Tuttavia Uncino, desideroso di vendicarsi, rapisce i suoi bambini e li porta sull'isola.
Peter, guidato da Tinkerbell (una carinissima Julia Roberts in miniatura), tornerà sull'Isola Che Non C'è e, da cinico adulto qual è diventato, avrà un po' di difficoltà a ricordarsi che cosa un tempo lo faceva volare. Alla fine troverà il suo pensiero felice e riuscirà a salvare i suoi bambini, dopo l'ultimo strepitoso scontro con Uncino.
Opinione strettamente personale, Hook è un film molto appasionante e dall'atmosfera magica, tipica di Spilberg (e con una bellissima colonna sonora firmata da John Williams).
Bob Hoskins interpreta uno spassossimo Spugna, il marinaio ubriacone e pavido, braccio destro di Uncino.
"Peter Pan", film del 2003 di P. J. Hogan, si distacca dalla versione Disneyana per seguire più fedelmente il romanzo, sebbene si separi un po' da questo nella caratterizzazione di Peter Pan.
Il nostro ragazzo volante, infatti, è meno folletto e più umanizzato, alle prese con sentimenti adolescenziali come il primo amore.
Film uscito in sala nel periodo natalizio, è confezionato come una storia fantastica adatta a tutti,ma  rende comunque abbastanza bene l'atmosfera del racconto.
Peccato che sia uscito nel dicembre 2003 assieme a "Il ritorno del Re", quindi è passato un po' inosservato nelle sale.
"Finding Neverland" non parla direttamente di Peter Pan, ma del suo creatore, James Mathew Barrie.
Diretto da Marc Forster è uscito nel 2004 (era previsto per il 2003, ma è stato ritardato per evitare la sovrapposizione con il Peter Pan di cui prima).
Johnny Deep interpreta Barrie, Kate Winslet è la vedova Llewellyn-Davies e Dustin Hoffman torna in un film ispirato a Peter Pan, stavolta nei panni di un impresario teatrale.
La storia, un po' romanzata in verità, è quella dello scrittore e del suo rapporto con i figli della Llewellyn-Davies , che in questa versione è gravemente malata (nella realtà, morì sei anni dopo la prima di Peter Pan).
James è un autore teatrale di scarso successo, ma l'incontro con i ragazzi e la loro madre riaccende la sua fantasia e inventando giochi per loro trova l'ispirazione per Peter Pan.
Il problema è che questo suo rapporto non è ben visto dalla società (come effettivamente accadde al vero Barrie) e lo porta a scontrarsi sopratutto con sua moglie, di cui in verità non sembra molto innamorato.
Finding Neverland è un film senza infamia né lode; carino da guardare, ma nulla di trascendentale. Johnny Deep è un po' deludente in un ruolo così "ordinario", considerate le interpretazioni fantastiche a cui ci ha abituati.

lunedì 19 novembre 2012

La collina più alta


LA COLLINA PIU' ALTA, di Sara Aldegheri
Zerounoundici Edizioni, 220 pagine, € 15,00
Genere: sentimentale/storico
Giudizio: 4,5/5


Opera di esordio di Sara Aldegheri, già editor e redattrice a quanto si evince dalla quarta di copertina, "La collina più alta" è un romanzo ambientato nell'Inghilterra della tarda metà del 1700.
Se questo fosse un romanzo inglese il suo titolo originale sarebbe "Higmore Hill". Questo è infatti il nome del luogo dove si svolge gran parte della vicenda.
La signorina Jane Leighton, nata da una famiglia alto borghese, vede la sua vita andare in pezzi dopo la morte del padre il quale, sconsideratamente, ha perso la casa giocando d'azzardo.
Mentre la madre e la sorella si trasferiscono a Dover in cerca di un'occupazione, Jane è costretta a diventare cameriera nella tenuta, Higmore Hill appunto, del burbero e misterioso signor Hench.
La povera Jane, ragazza dallo spirito libero, viene messa a dura prova dal signor Hench, che adora stimolarla intellettualmente.
Naturalmente tra i due c'è una tensione sentimentale avvertibile sin da subito, ma che si svilupperà pian piano tra misteri, eredità, matrimoni, gelosie e ricevimenti dell'alta società.
La prima cosa che viene da chiedersi è se il nome della protagonista, Jane, sia casuale; e la risposta probabilmente è no. E' facile immaginare che sia un omaggio a Jane Austen, dato che quest'opera ricorda tantissimo i romanzi della scrittrice inglese.
Jane - Elizabeth e Mr. Hench - Mr. Darcy è un paragone quasi obbligato.
Comunque l'ho trovato molto piacevole. A parte il fatto che è scritto in maniera magistrale, senza alcuna sbavatura, mi ha restituito l'atmosfera dell'Inghilterra che trovavo nei classici per ragazzi che leggevo da piccola: per esempio Piccole Donne, Il Piccolo Lord o la Piccola Principessa.
Difatti non si limita all'eplorazione dei salotti della nobiltà e della borghesia, ma ci cala nel mondo della servitù e addirittura scivola un pochettino verso la classe operaia, dato che è ambientato agli albori della rivoluzione industriale.
Davvero posso dire che è un romanzo completo, ben strutturato e calibrato, coinvolgente e sapiente.
La mezza stellina in meno rispetto al full è dovuta al fatto che le relazioni carnali che a un certo punto i due protagonisti arrivano ad avere sono accennate così di sfuggita che al lettore rimane il dubbio che ci siano effettivamente state. In sostanza, non si capisce se Jane e il signor Hench si limitino a baciarsi o vadano più a fondo. Questo devo metterlo in evidenza perché un po' più di chiarezza (non dico descrizioni dettagliate, non volevo un Harmony, ma almeno allusioni più precise) avrebbero aiutato il lettore a interpretare meglio le reazioni che Jane ha a un certo punto della storia.

sabato 10 novembre 2012

Lucca Comics and Games 2012

Giusto per fare un post, ecco un po' di foto del Lucca Comics and Games di quest'anno. Le foto sono di domenica 4 novembre. Questa manifestazione è sempre la migliore che ci sia in Italia in questo campo; non mi stanco mai di andarci!





lunedì 5 novembre 2012

Per un amico

Devo fare questo post da un bel po' di giorni, ma ho continuato a rimandare per la difficoltà dell'argomento.
Infatti, la settimana scorsa è venuto a mancare all'improvviso Corrado Sobrero che, oltre ad essere un amico personale e una persona splendida e simpaticissima, era uno dei migliori scrittori che io abbia mai letto.
Ho parlato diverse volte di lui sul blog, perciò mi sembra doveroso dare la notizia.
Al di là dell'aspetto umano, quello che dispiace enormemente è che non abbia fatto in tempo a vedersi riconosciuto in maniera adeguata il suo talento.
Se vi capita leggete i suoi romazi, perché ne vale davvero la pena.

venerdì 2 novembre 2012

Memorie dal futuro


MEMORIE DAL FUTURO, di Emiliano Angelini
Wild Boar Edizioni, 109 pagine, € 9,00
Genere: racconti di fantascienza
Voto: 5/5


Mi sono unita alla catena di lettura di questo libro perché è un'antologia di racconti di fantascienza curata da Rill, che è una delle più importanti associazioni italiane nel'ambito della letteratura fantastica; quindi una granzia di qualità.
Non sono rimasta delusa.
Come penso di aver già detto milioni di volte, io ammiro chi riesce a scivere bene racconti, operazione secondo me più difficile della stesura di un romanzo, e anche chi è capace di scivere bene fantascienza, un genere che reputo complicato al pari del giallo alla Agatha Christie.
Siccome Emiliano Angelini riesce in entrambe le cose, non posso che dare cinque stelline a questa raccolta.
Il tema portante della maggior parte dei racconti è il postapocalittico e, più in generale, le conseguenze disastrose dei tentativi dell'uomo di controllare la natura.

lunedì 22 ottobre 2012

La lama di Lereon - I prescelti di Naghiton


LA LAMA DI LEREON VOL. 1 - I PRESCELTI DI NAGHITON, di Ivano Manera.
Lampi di Stampa, 309 pagine, € 16,00
Genere: fantasy classico
Giudizio: abbandonato


Scuse scuse scuse a Ivano Manera, autore di questo libro, ma io non riesco ad andare oltre a pagina 56.
Sono una gran rompiscatole, lo so, ma se un romanzo non è scritto in maniera passabile io lo abbandono, sopratutto perché ho una mole impressionante di roba da leggere e non posso perdere tempo.
La Lama di Lereon vol. 1 è scritto male, senza se e senza ma.
Al seguito neppure mi avvicino, tanto non ci capirei nulla, dato che ho letto solo cinquanta pagine del primo.
Comunque, come al solito facciamo una disamina articolata del perché questo libro così com'è non va bene.
Comincia introducendo Amarah, una folletta che scappa dala distruzione del suo villaggio per consegnare un messaggio di aiuto a un cacciatore di taglie.
Succedono varie cose senza senso e se dovessi stare qui a elencarle tutte mi ci vorrebbero duecento pagine.
Comunque la sostanza della trama, fin dove sono arrivata, è che la folletta si unisce ad altri viaggiatori per andare a consultare un oracolo, che potrà illuminarli sul perché c'è qualcuno deciso a distruggere tutto.
Ho già detto che il libro è scritto male?
Beh, vale la pena di ribadirlo.
Esaminerò nel dettaglio l'ultimo pezzettino che ho letto.
I nostri eroi sono in una città, in mezzo a un mercato, e si avvicinano alla bancarella di un alchimista.
"Salve signori, in cosa posso esservi utile, io sono Malor l'alchimista..." si presentò l'uomo incappucciato, infatti, non si poteva vedere la sua faccia perché nascosta dal cappuccio nero.
Già questa singola frase rende palese quanto lo stile dell'autore sia acerbo.
Intanto, dopo "in cosa posso esservi utile" ci andrebbe un punto di domanda, perché altrimenti non è una domanda, ma un'affermazione priva di senso.
I tre puntini di sospensione ala fine del dialogo sono inutili.
A che cosa serve specificare che non si poteva vedere la faccia del mercante perché nascosta dal cappuccio se si è appena detto che era incappucciato? Incappucciato significa esattamente quello!
Inoltre, perché è incappucciato? Non c'è nessun motivo particolare esplicitato dall'autore. Non è automatico che un alchimista debba essere incappucciato perché misterioso fa più cool. In sostanza, è un terribile luogo comune.
Andiamo avanti con la scena.
I nostri eroi chiedono all'alchimista una pozione e lui risponde che costa 30 denari d'argento (aggiungendo alla fine della frase un punto esclamativo, come fanno tutti in questo libro. Devo dire che i dialoghi che finiscono col punto esclamativo anche quando non serve a nulla sono uno dei più evidenti sintomi di dilettantismo in uno scrittore).
Il nostro eroe allora mette a terra lo zaino per vedere se ha i soldi e la folletta Aramah ci sbircia dentro, senza nessun motivo particolare se non quello che lo scrittore aveva bisogno di un pretesto per elencarne il contenuto.
La piccola vide tre pentolini, un piccolo calderone nero, una sacca con diverse erbe aromatiche divise in pacchettini, del salame e del pane, della carne secca, dua fiashette d'acqua, due coperte e un borsellino
Non si capisce:
- come fa a starci tutta questa roba in uno zaino;
- come fa la folletta a individuare tutto con una tale precisione in uno zaino buio in cui la roba presumibilmente è ammonticchiata, e non disposta in bella vista.
Ma, sopratutto, che ce ne frega a noi lettori del contenuto dello zaino?
Continuiamo:
Valion prese in mano il borsellino con i soldi dentro, lo aprì e costatò che possedeva dieci monete bucate in bronzo, cinque in argento e cinque bucate in oro.
"Mi dispiace ma non le ho..." disse demoralizzato l'omaccione.

Di nuovo, che ce ne frega di quantio soldi ha esattamente Valion nel borsellino?
L'intera scena poteva essere riassunta in:
"Valion prese il borsellino dallo zaino, ci guardò dentro e si accorse che non aveva abbastanza soldi."
Sono ben altre le cose importanti nella narrazione su cui bisogna soffermarsi, e sulle quali invece l'autore glissa.
Per esempio, gran parte dei personaggi sono introdotti così di fretta che il lettore non capisce assolutamente chi siano, né che cosa facciano né perché lo facciano.
Ripeterò di nuovo che questo libro non va bene così. Va ripreso in mano e riscritto completamente.

mercoledì 12 settembre 2012

La spada della verItà - Volume 1


LA SPADA DELLA VERITA' - VOLUME 1, di Terry Goodkind
Fanucci Editore, 773 pagine, € 16,90
Genere: fantasy classico
Voto: 3/5


Prima regola del mago: la gente è stupida, a cominciare dal Cercatore.
Avevo già intuito che io e Goodkind non saremmo andati molto d'accordo, e in effetti questo primo volume de "La Spada della Verità" ha confermato il mio sospetto.
Richard Cypher è una giovane guida boschiva che ha appena perso il padre, assassinato in maniera cruenta.
Incontra una misteriosa ragazza inseguita da quattro uomini che la vogliono uccidere, Khalan, e la salva (innamorandesene subitaneamente, per altro).
Lei gli confessa di venire da oltre il confine magico che separa i Territori dell'Ovest dalle Terre Centrali e di essere in cerca di un mago che può aiutarla a sconfiggere il malvagio Darken Rhal, che ha fatto il lavaggio del cervello a metà della popolazione ed è in cerca di un'antica magia che può aiutarlo a soggiogare l'altra metà.
Il mago si rivela essere un vecchio amico di Richard, Zedd. Questo accetta di aiutare Khalan e nomina Richard Cercatore donandogli la Spada della Verità, un aggeggio magico che non si capisce bene come funzioni ma che decisamente provoca più guai che altro.
I tre si mettono in viaggio verso le Terre Centrali, assieme all'inutile personaggio del guardiaboschi Chase, in cerca di un modo per fermare Darken Rhal.
Accadono un mucchio di cose di scarsa rilevanza ai fini della storia, e alla fine sconfiggono il cattivo in un modo che forse non ha capito nemmeno Goodkind.
In tutto questo, Richard scopre che Khalan è la Madre Depositaria, cioè una donna col potere di far innamorare tutti di lei in maniera definitiva solo toccandoli; nel senso che prende il cervello degli uomini e lo fa diventare una poltiglia di scemenza.
Peccato che il superpotere di Khalan non la renda una superoina. In realtà tre quarti del romanzo li passa a piangere e a minacciare di suicidarsi, perché non può giacere assieme a Richard altrimenti rischia di soggiogarlo al suo potere.
Che problema.
E poi tutti, ma proprio tutti, vogliono stuprarla. Mi è venuto il dubbio che vada in giro con le tette da fuori.
Khalan la Piagnona comunque non è un brutto personaggio, se paragonata a Richard lo Svampito.
Richard è scemo, non c'è altro modo per definirlo.
Ogni tanto ha dei guizzi di genialità che Goodkind piazza lì giusto per sbloccare la situazione, ma per il resto del tempo casca in tutti i tranelli possibili e immaginabili, che avrebbe potuto evitare semplicemente utilizzando il buon senso.
Del resto se fosse stato un minimo più furbo avrebbe sconfitto Darken Rhal in mezz'ora, e il libro non avrebbe potuto avere ottocento pagine.
Ci sono un mucchio di buchi logici nella trama. Potrei elencarli tutti, ma farei un mucchio di spoiler e preferisco evitare.
Inoltre la traduzione e l'editing sono vergognosi.
Ci sono cose che cambiano forma e sostanza da una pagina all'altra, refusi, addirittura interi pezzi di frasi mancanti.
Posso lamentarmi di questo, dato che il libro è edito da Fanucci e costa 17 euro?
Dopo questo papiro di lamentele vi chiederete perché gli ho dato tre stelline.
In realtà, se si passa sopra alla scemenza dei protagonisti e a certe situazioni improbabili, non è un brutto libro.
E' un fantasy per adulti, in alcune parti molto profondo, e ci sono alcune trovate buone come le Mord-Sith, una sorellanza di donne dedite alla turpe attività di torturare chiunque possegga la magia, ma che in realtà sono state torturate a loro volta da bambine; quindi dei personaggi con un grandissimo potenziale da esplorare.
Peccato che la Mord-Sith nelle cui mani capita Richard si rimbecillisca dopo cinque pagine, ma vabbé; a quanto pare lui fa alle donne lo stesso effetto che Khalan fa agli uomini.

venerdì 31 agosto 2012

I giorni di Insomnia


I GIORNI DI INSOMNIA, di Arianna Giancola
0111 Edizioni, 255, pagine, € 16,50
Genere: fantasy classico
Voto: 3/5


Federico, un diciotenne con qualche problema sentimentale e scolastico, si ritrova nel regno di Idilio, la terra da cui provengono i sogni degli umani.
Qui scopre che la regina Illiria, dalla quale dipende la stabilità di quella terra, è scomparsa; ma lei gli appare in sogno per guidarlo al luogo dove è tenuta prigioniera. Così Federico parte per un lungo viaggio, accompagnato da quattro cavalieri e una ninfa.
"I Giorni di Insomnia", di Arianna Giancola, è tutto sommato una buona opera prima. Fantasy classico, ha in sé elementi che non sono proprio originali, ma sono comunque mischiati in modo da creare una storia nuova e interessante.
Inoltre è scritto in italiano corretto e scorrevole, aspetto affatto scontato per un esordiente, anzi; se ne trovano davvero pochi scritti così.
Certo, io sono una gran rompiscatole e mi è venuta voglia di scagliarlo giù dalla finestra a ogni cambio repentino di punto di vista, ma chi non legge in maniera critica lo troverà piacevole.
L'unico difetto che ha, ma è un male comune tra gli scrittori in erba, è che le cose succedono molto molto in fretta, con pochissimo approfondimento di personaggi e situazioni. Proprio il cambio di punto di vista per altro rende difficile la caratterizzazione dei personaggi, perché saltellando dall'uno all'altro in continuazione non si riesce a definirli in maniera approfondita.
Sono comunque difettucci su cui si può lavorare, perché l'autrice ha un certo talento che aspetta solo di essere sviluppato.

domenica 12 agosto 2012

Kushiel's Mercy


"Kushiel's Mercy", composto in Italia da "Il bacio e il sortilegio" e "La spada e la promessa", conclude la trilogia di Imriel. Forse è il migliore dei tre, anche se non arriva a sforare il tetto delle quattro stelline.
Imriel e Sidonie potranno sposarsi solo se lui troverà e consegnerà alla giustizia di Terre d'Ange la sua diabolica madre, Mèlisande Sharizai.
Intanto una delegazione Cartaginese guidata dal generale Astegal arriva in città, portando doni per la regina e la promessa di mostrare al popolo un meraviglioso spettacolo celeste in occasione di un'eclissi.
È solo il pretesto che consentirà ai Cartaginesi di stregare l'intera città, convincendo tutti di essere alleati con loro e, sopratutto, convincendo Sidonie di essere innamorata di Astegal e inducendola a sposarlo.
Solo Imriel, grazie all'aiuto di una spia inviata da sua madre, sfugge all'incantesimo, e gli toccherà recuperare la sua amata e risolvere la situazione.
Stavolta i viaggi dei protagonisti rimangono limitati al bacino mediterraneo: l'isola di Cytheria (Zacinto), Cartagine e l'Aragonia (Spagna).
L'aspetto più positivo del romanzo è che finalmente Sidonie esce dal suo ruolo di principessa ninfomane e diventa simpatica, anche perché mette in mostra delle apprezzabili doti da politica.
Imriel è sempre il solito lamentone, ma almeno è cresciuto rispetto agli altri libri.
Il problema è che continua a rivangare il passato; non può svegliarsi la mattina e fare colazione senza propinare al lettore un elenco completo di tutte quelle che ha fatto fino a quel momento.
Questo rallenta il ritmo e IRRITA terribilmente, ma il lettore saggio stringe i denti e va avanti, perché comunque la trama è articolata e interessante.
Sono rimasta un po' delusa dal tanto preparato e annunciato incontro di Imriel con sua madre Mèlisandre; non perché non sia gestito nella maniera corretta, ma perché è stato meno intenso di quanto potessi aspettarmi da una scrittrice come la Carey che di certo non lesina sulle emozioni e quando vuole sa farti venire gli occhioni lucidi.
Analizzando l'intera trilogia, devo di nuovo concludere e ribadire che, pur essendo abbastanza piacevole da leggere, non è al livello di quella precedente.
Credo che il problema sia proprio Imriel. Pur essendo moderatamente simpatico e incredibilmente sfortunato non ha lo spessore che aveva Phedre.
Peccato, una buona occasione un po' sprecata.

martedì 31 luglio 2012

Comunicazione di servizio

Sono consapevole che non aggiorno il blog da quasi un mese, ma è stato un periodo intenso, e probabilmente lo sarà fino a fine settembre.
Pertanto, per ora sospendo le rubriche e non prometto tanti post, a parte i commenti sui libri che leggo.
Intanto buone vacanze a tutti :)

mercoledì 4 luglio 2012

Kushiel's Justice


"Kushiel's Justice", composto in Italia da "Il principe e il peccato" e "La sposa e la vendetta", è la seconda parte della trilogia di Jacqueline Carey dedicata a Imriel.
Devo dire che mi è piaciuto di più rispetto a "Kushiel's Scion" (commentato qui). Ancora non siamo ai livelli della precedente trilogia, ma pian pianino ci avviciniamo.
Il principe Imriel De La Courcel, detto anche Imriel no Montrève, si adegua al suo matrimonio combinato con la nipote del Crouach di Alba, la bella e dolce Dorelei, nonostante sia innamorato della delfina di Terre d'Ange, Sidonie.
Tuttavia i suoi sentimenti per quest'ultima sono l'arma che utilizzano i Maghuin Dhor, un'antica popolazione Albana, per evitare un futuro disastroso che dovrebbe essere portato proprio dal figlio di Dorelei e Imriel.
Gli eventi precipitano e il principe si troverà costretto a viaggiare in gelide terre lontane inseguendo una vendetta.
Lo schema è sempre lo stesso, tipico di tutti i libri della Carey: intrighi di corte, amore libero e viaggi in territori che altro non sono che l'Europa con nomi diversi. Stavolta perciò ci viene descritta Alba, cioé la Gran Bretagna, e la Vralia, ossia la Russia.
Credo che la potenza di questi romanzi stia proprio nell'esplorazione di paesi evocativi, ricchi di fascino; perché poi, per il resto, la trilogia di Imriel è ancora lontana anni luce da quella che vedeva come protagonista Phedre.
Anche in "Kushiel's Justice", come già in "Kushiel's Scion", la noia regna sovrana per almeno 500 delle 800 pagine che compongono il libro.
Direi che l'unica scena degna di nota, quella che tira su tutto il romanzo, è il segmento finale della caccia di Imriel tra le nevi della Vralia.
Per il resto il principe non fa che continuare a lamentarsi, anche se un po' meno che nel libro precedente. In parte perché non è più un adolescente depresso, ma sopratutto perché fa talmente tanto sesso che non si capisce proprio che cos'abbia da lamentarsi. Lui e Sidonie trombano alla grande (è un modo un po' volgare per dirlo, ma rende bene l'idea) ogni volta che s'incontrano.
Sarà colpa del punto di vista maschile a discapito di quello femminile, ma la trilogia di Phedre non era così Harmony.
E poi, considerazione molto soggettiva, Sidonie è un personaggio che proprio non mi piace. Si tratta di una ninfomane che, al di fuori del letto, continua a fare battutine con un doppio senso più che esplicito.
Più che l'erede al trono di una grande nazione sembra una prostituta da taverna, e di quelle volgari per altro.
Ho proprio l'impressione che sia costruita male, perché non riesco a inquadrarla come principessa. E non capisco perché Imriel sia cotto di lei.
In conclusione, direi che "Kushiel's Justice" alterna alti e bassi.
E' un romanzo godibile (sopratutto la seconda parte l'ho divorata), ma ben lontano dalla perfezione e, sopratutto, ancora ben lontano dai precedenti della Carey.
So che non dovrei continuare a fare paragoni con la trilogia di Phedre, ma mi è proprio inevitabile.
Vedremo se l'ultimo capitolo riuscirà a conquistarmi.

giovedì 28 giugno 2012

La luce, il buio e i segreti di Andàra. Oltre il deserto


IL BUIO, LA LUCE E I SEGRETI DI ANDARA. OLTRE IL DESERTO, di Davide Sassoli
La Penna Blu Edizioni, 351 pagine, € 17,50
Genere: tecno-fantasy/high fantasy
Giudizio: 3,5/5


"Oltre il deserto" fa seguito a "Sotto la croce" (di cui trovate qui il mio commento).
Avevamo lasciato i nostri sette protagonisti, ragazzi sfuggiti miracolosamente a un massacro da parte di strane creature durante una gita scolastica, in arrivo alla città degli Endsha, misteriosi ed eterei abitanti autoctoni di Andàra.
"Oltre il deserto" riprende la storia da dove si era interrotta nel primo romanzo e per qualche capitolo ci fa seguire i protagonisti mentre cercano di ambientarsi in un posto per loro molto strano.
Dopodiché arriva la sorpresa.
Il narratore interviene per dirci che la storia che sta raccontando verrà lasciata da parte a favore di un'altra, e così ci si trova catapultati in un'ambientazione diversa, con personaggi diversi e, forse, anche in un tempo diverso.
Seguiamo così le peripezie di Melinda Tarant, signora della fortezza di Theras Morganes, l'ultimo baluardo a difesa degli uomini contro le creature del deserto.
Come si colleghino le due storie per ora non è dato saperlo. C'è solo un piccolissimo accenno che induce a credere che la seconda storia sia il futuro della prima, ma è solo una mia supposizione.
Se devo essere sincera il primo libro mi era piaciuto di più; era maggiormente orginale, mentre qui tutto sommato si finisce per ricalcare schemi del fantasy classico.
Comunque ci sono spunti interessanti. Diciamo che a tratti l'ho trovato un po' noioso, mentre altre scene mi hanno coinvolta molto.
In realtà penso che il difetto principale (se difetto vogliamo chiamarlo) è che è si tratta del romanzo centrale di una serie, e quindi mette tanta carne al fuoco senza risolvere nulla, rimanendo un po' in sospeso. Probabilmente il terzo mi piacerà di più proprio perché le cose verranno risolte.
Venendo a questioni stilistiche, Davide scrive bene. La narrazione scorre abbastanza liscia e, sopratutto, il punto di vista non saltella da un personaggio all'altro come un grillo impazzito, caratteristica che da sola meriterebbe le cinque stelline.
C'è solo qualche ripetizione sparsa qua e là e diversi refusi.

lunedì 11 giugno 2012

San Giorgio di Mantova Fantasy 2012 - resoconto

Ieri, come penso che abbiate capito dal numero imprecisato di post che ho fatto in argomento, sono stata al San Giorgio di Mantova Fantasy.
Togliamoci subito il sassolino dalla scarpa e diciamo che è stata un'edizione un po' funestata dal terremoto.
L'affluenza è stata molto inferiore rispetto all'anno scorso e credo che anche diversi autori che dovevano partecipare abbiano dato forfait per questo motivo. Comunque è comprensibile, perciò non ci resta che sperare che l'anno prossimo vada meglio.
Comunque è stata una giornata divertente. Alla fine la cosa migliore di queste occasioni è che s'incontra tantissima gente con cui puoi parlare di fantasy senza che ti guardi a occhi sgranati, e inoltre puoi condividere l'esperienza della pubblicazione con altri che, come te, ci sono passati.
Al banchetto della Zerounoundici ho conosciuto nuove persone: Leda Muraro e suo marito, che gestiscono il sito LibreriaFantasy e vendono, oltre ai libri, mertavigliosi gioielli fantasy; Arianna Giancola, autrice del fantasy edito da Zerounoundici "I giorni di Insomnia", che era lì assieme al suo ragazzo; e Massimo Bernardi, altro autore Zerounoundici, presente con la moglie e il figlio.
Passiamo ora a tutti quelli che conoscevo già e che rivedo sempre con molto piacere. Intanto Mauro Fantini e Alfonso Zarbo, organizzatori dell'evento, che bisogna ringraziare tantissimo per quello che fanno.
Poi M.P. Black, cioé Paola, che in queste occasioni è il mio punto di riferimento; Alessio Gallerani, con cui ho ricordato gli esordi di questa manifestazione, tre anni fa a Modena; Claudia Tonin, come al solito meravigliosa; Francesco Barbi, che è sempre molto gentile; e Traz, con cui è un piacere parlare di fantasy.
L'evento clou della giornata è stato l'incontro con i doppiatori de "Il trono di spade". Hanno partecipato anche i cosplayer di Games of Thrones, e perciò per tutto il pomeriggio il cortile del centro culturale sembrava i Sette Regni. Attorno a una riproduzione a grandezza naturale del Trono di Spade c'erano tutti i personaggi della saga, ed è stato molto carino vedere Jon Snow e tutti gli altri che curiosavano tra gli stand.

venerdì 8 giugno 2012

San Giorgio di Mantova Fantasy - vincitore del contest

Il vincitore del contest per lo slogan perfetto del San Giorgio di Mantova Fantasy è Maria Chiara Cabrini, e questo è lo slogan:
"Oltre la fantasia esiste solo la realtà che vogliamo costruire".
Appuntamento a domani e domenica, quindi!
Avrete anche la possibilità di fare delle donazioni a favore dei terremotati dell'Emilia, naturalmente in cambio di libri.

giovedì 31 maggio 2012

I Guardiani delle Anime


I GUARDIANI DELLE ANIME, di M.P. Black
Edizioni Domino, 269 pagine, € 16,00
Giudizio: 3,5/5


Dopo la trilogia di Lisa Verdi, M.P. Black ci regala un urban fantasy pieno di azione e di colpi di scena che tengono col fiato sospeso fino all'ultima pagina.
Brandon e Vania, ragazzini adolescenti del Maine, sono in realtà due Spiriti Antichi, cioè la reincarnazione di due amanti del passato; nientemeno che la regina Cleopatra e il suo secondo bel fusto, Marco Antonio.
Aiutati dai Guardiani delle Anime, una sorta di organizzazione segreta che si occupa di proteggere i Reincarnati, i due ragazzi dovranno spezzare un'antica maledizione per proteggere il loro amore millenario.
La prima cosa che devo dire è che c'è un nettissimo miglioramento dell'autrice rispetto ai suoi precedenti romanzi, come del resto è naturale. Per questo sono curiosa di leggere anche il suo nuovo libro, che uscirà tra poco, perché sono sicura che sarà ancora meglio.
Venendo a "I Guardiani delle Anime", devo dire che l'ho trovato un po' in bilico. A tratti è scritto molto bene e non si riesce a smettere di leggerlo. In alcune parti però emerge una certa tendenza alla "fumettizzazione"; sopratutto si nota nei personaggi, che per la maggior parte del tempo tengono comportamenti al di sopra delle righe. Urlano, si piazzano le mani nei capelli, si abbracciano e si baciano ogni volta che s'incontrano, provano emozioni intensissime ecc...
Si può dire che siano un po' tipizzati e distaccati dalla realtà.
Questo è un difetto che c'era anche nella trilogia di Lisa Verdi, in cui tutti sembravano dei matti furiosi. In questo romanzo paiono un po' più sani, ma solo un pochettino.
In effetti, là dove l'autrice va più a fondo nell'esplorazione psicologica dei personaggi il livello della narrazione fa un bel balzo in avanti. Ho trovato alcune scene davvero ben fatte, come quella ambientata a Salem (questo lo dico a beneficio di M.P. Black, perché è ovvio che questo riferimento non dice nulla a chi non ha letto il libro, mentre lei può capire di che cosa parlo).
Però devo dire che ci sono anche alcune situazioni più leggere che ho trovato molto interessanti, come la regina Cleopatra che parla al cellulare; secondo me è una trovata geniale, mi è piaciuta davvero molto.
Forse si poteva andare molto più a fondo di alcuni personaggi e alcune situazioni.
Comunque ha una trama originalissima e piena di fantasia, qualità di cui M.P. Black non difetta di certo, e induce a porsi domande su come andrà avanti, il che significa che è coinvolgente.
In sostanza, l'ho trovato un romanzo con un potenziale enorme, che però è rimasto in parte a ribollire sotto la superficie.

martedì 29 maggio 2012

Zerounoundici a San Giorgio di Mantova Fantasy: Leda Muraro

Eccoci qui con il terzo e ultimo appuntamento dedicato agli autori Zerounoundici che presenteranno con me al San Giorgio di Mantova Fantasy, il 10 giugno alle ore 15.00.
Oggi ci occupiamo di Leda Muraro e del suo "Il riflesso dell'anima".

IL RIFLESSO DELL'ANIMA, di Leda Muraro.
Zerounoundici Edizioni, € 14,50

Era il 1955. Lorenzo aveva solo 25 anni e ancora non sapeva che dopo quella notte niente sarebbe stato più lo stesso. Non sapeva che in poche ore il mondo nel quale viveva sarebbe sparito per sempre. Al mattino nulla era come prima. Non riconosceva la casa nella quale si era svegliato, né le donne che vivevano tra quelle mura e che stranamente lo chiamavano “papà”, ma soprattutto non riconosceva il corpo che vedeva riflesso nello specchio. Un corpo troppo vecchio per essere il suo. Erano trascorsi 60 anni in poche ore e si ritrovava intrappolato in un corpo che stava morendo senza sapere come poter tornare indietro. Come poter tornare da lei. Perché nel 1955 aveva lasciato una cosa importante, e quell’ultima notte aveva preso la decisione sbagliata.

Leda Muraro è una ragazza di 27 anni e la sua vita si divide tra diversi lavori; oltre a essere impiegata, gestisce una libreria on line specializzata in fantasy ( Libreria Fantasy ). Scrivere però è sempre stata la sua vera passione, sin da quel giorno in cui sotto l’albero di natale trovò la sua prima macchina da scrivere. La sua vita si è sempre divisa tra due mondi, quello reale e quello rilegato in rigide copertine, tanto che spesso fatica a capire dove finisca il primo e dove inizi il secondo.

Troverete anche lei a San Giorgio di Mantova. A questo punto non mi resta che dirvi: ci vediamo lì!

sabato 26 maggio 2012

Autori dal Sol Levante: Monkey Punch

C'era una volta, agli inzi del '900, un ladro gentiluomo nato dalla penna di uno scrittore francese.
Dopodiché, nel 1967, un radiologo giapponese con un gran talento per il disegno ne fece un manga e nacque la leggenda di Lupin III e del suo creatore, Monkey Punch.
In realtà di Monkey Punch (nome d'arte di Kazuhiko Kato) non c'è molto da dire, se non che si tratta di un arzillo vecchietto che ancora campa di rendita grazie alla sua opera più famosa.
Del resto, Lupin III è diventato un fenomeno di massa. Si può tranquillamente affermare che tutti quelli della mia generazione (e anche quelli un po' più anziani) sono cresciuti a pane e Lupin.
Anni e anni di repliche sulle reti Mediaset hanno fatto sì che il plot sia più o meno noto a tutti. L'abilissimo ladro Lupin III, nipote di Arsenio Lupin, compie incredibili furti in giro per il mondo assieme ai suoi compari, Jigen e Goemon. Il primo è un pistolero che non sbaglia un colpo, il secondo un samurai dalla spada infallibile.
Il punto debole di Lupin sono le belle donne, in particolare la conturbante Fujiko Mine, che puntualmente riesce a fregarlo e a portargli via il bottino.
Sulle tracce del ladro c'è lo sfortunatissimo ispettore Zenigata, che ha fatto della cattura di Lupin lo scopo della sua vita.
Avventura, situazioni comiche, personaggi affascinanti e una colonna sonora per l'anime che ricrea atmosfere da poliziesco anni '70 hanno decretato un incredibile successo per questa serie.
I manga disegnati da Monkey Punch raggiungono le tre serie, ma poi ce ne sono molte altre a cura di autori diversi. Per esempio, da noi Kappa Edizioni ha pubblicato una serie realizzata in Italia, anche se con la collaborazione di Monkey Punch, denominata "Lupin III Millenium".
Per quanto riguarda l'anime, anche qui le stagioni sono tre.
La prima è quella con la giacca verde, la terza quella con la giacca rosa, ma è la seconda (giacca rossa) che possiede il maggior numero di puntate e ha raggiunto il maggiore successo, anche perché diversi episodi sono diretti da Hayao Myazaki.
A testimoniare l'enorme schiera di fan che Lupin III ha, sopratutto in Italia, c'è il fatto che nel nostro paese sono stati realizzati ben due cortometraggi a lui ispirati.
Il primo è "Basette", del 2008, per la regia di Gabriele Mainetti e con protagonista Valerio Mastrandrea.
Ambientato a Roma, racconta la storia di un piccolo ladro di periferia che s'impersona col ladro gentiluomo.
C'è poi il Fan Movie ufficiale, un progetto no profit diretto da Gabriel Cash e da poco terminato.
Qui potete vedere il trailer, che è straordinario.
Monkey Punch ha fatto anche qualcos'altro oltre a Lupin.
Per esempio, qualche anno fa è arrivato anche da noi "Cinderella Boy".
Vi riporto la trama presa da Wikipedia:
La storia si svolge nella città di Kirin Town o Killing Town in un ipotetico futuro. I protagonisti sono due soci di una società di investigazioni private: l'agenzia R&R dalle iniziali dei proprietari, Ranma e Rella.
Durante una loro indagine, mentre scappano, hanno un incidente automobilistico e quando Ranma si riprende crede che la sua collega Rella sia morta. Ma presto scopriamo che ogni 24 ore, allo scoccare della mezzanotte, i due si scambiano il corpo! In pratica Ranma diventa Rella e poi Rella ridiventa Ranma.
I due dopo un po' di smarrimento per la loro amnesia, scopriranno questa loro caratteristica speciale grazie all'aiuto della governante di Rella, la sorprendente Dorothy.

martedì 22 maggio 2012

Zerounoundici a San Giorgio di Mantova Fantasy: Massimo Bernardi

Ecco il secondo post dedicato agli autori Zerounoundici presenti al San Giorgio di Mantova Fantasy.
Oggi parliamo di Massimo Bernardi e del suo "Letturista per Caso"

Letturista per caso, di Massimo Bernardi.
Zerounoundici Edizioni, € 15,00

Il protagonista di questa storia è un letturista di contatori che nell’arco di un autunno-inverno per lavoro si sposta ogni giorno da Modena verso un comune della provincia, sconfinando a volte anche verso Reggio, Ferrara, Bologna e Mantova. È un uomo curioso e mai sazio che da lungo tempo coltiva il sogno di vagabondare liberamente da un luogo all’altro, e che cerca di trarre qualche spunto di interesse anche dai suoi brevi percorsi quotidiani. Osserva il paesaggio e le città annotando i loro cambiamenti nel tempo; ascolta le storie e gli aneddoti della gente che incontra; esplora strade, viottoli di campagna e argini di fiume dove non è mai passato prima, cercando continuamente nuovi orizzonti geografici ed esistenziali.
In quattordici capitoli a se stanti, ma legati da un filo conduttore, il romanzo racconta il punto di vista di un letturista che trova un senso alle sue giornate di lavoro nella scoperta delle piccole cose e nell’osservazione silenziosa della realtà che ha intorno, come un flâneur un po’ ingenuo dei nostri tempi. Partendo da Modena città ed esplorando i territori limitrofi delle province emiliane -da Nonantola a Marano, da Carpi a Finale Emilia, dalla Bassa ferrarese ai paesi dell’Appennino- questo “vagabondo dentro” prende appunti sul territorio, sui cambiamenti urbanistici, sulle frasi che sente in giro. Fotografa scorci, dettagli. Cerca di cogliere l’attimo e le mille variazioni sul tema che comporta l’andare di casa in casa a leggere dei contatori.
Ma col passare del tempo perde progressivamente l’entusiasmo per il suo lavoro, che da “esperienza di vita” entusiasmante tende a diventare sempre più noiosa routine. La sua mente vaga sempre più spesso verso ricordi, percezioni, proiezioni verso un’altra vita. Si interroga sul suo ruolo nel mondo e sui vincoli che ne limitano la libertà. Finché un giorno di inizio primavera ha un’intuizione e arriva a concepire un atto di silenziosa ribellione. D’ora in avanti userà il letturino -lo strumento elettronico che registra i consumi dei contatori- come un alibi per realizzare il suo folle sogno. Quel giorno, a fine lavoro, non rientrerà a casa come tutte le volte ma andrà avanti verso un comune sconosciuto. E l’indomani, facendo finta di lavorare, comincerà la sua nuova vita di vagabondo. Fingendo di leggere contatori si sposterà da un paese all’altro, da una città all’altra, seguendo solo il suo istinto. Andrà sempre più lontano senza fare mai più ritorno.


Massimo Bernardi è nato a Modena nel 1970. È laureato in biologia. Ha scritto racconti e sceneggiature e ha collaborato alla rivista di poesia Steve. Da fotoamatore ha partecipato a mostre collettive e personali tra cui Fotografia Europea 2011.

lunedì 21 maggio 2012

"Il Cigno e il Lupo" in sconto per il Maggio dei Libri

Approfitto anche io del Maggio dei Libri per scontare del 15% sul prezzo di copertina "Il Cigno e il Lupo".
Quindi lo potete acquistare qui al prezzo di € 8,50 anziché € 10,00.
Il Maggio dei Libri dura fino al 23, ma ho deciso di estendere la mia promozione fino al 31.
Approfittatene!

venerdì 18 maggio 2012

Il Fantasma di Idalca


IL FANTASMA DI IDALCA, di Vald Sandrini
Sogno Edizioni, 386 pagine, € 14,50
Voto: 5/5


L'ho appena finito e già ne sento la mancanza.
L'opera prima di Vlad Sandrini, "Il fantasma di Idalca", è un tecno fantasy, ossia un fantasy con una presenza massiccia di elementi fantascientifici; o, se vogliamo dirla giusta, un romanzo fantascientifico con qualche elemento fantasy.
I due territori di Uskadia e Dargorea, entrambe superpotenze belliche, sono in una tregua temporanea che però viene infranta quando una misteriosa arma di distruzione di massa comincia a spazzare via intere città.
Diversi personaggi si ritrovano superstiti in una città completamente morta. Sono tutte persone con interessi tra loro contrastanti: un gruppo di ladri ingaggiati da un misterioso generale per rubare un reperto archeologico, alcuni polizziotti sulle tracce dei ladri, il negromante che ha messo fine alla guerra qualche anno prima e che poi si è spacciato per morto e infine dei militari inviati in una missione suicida tra cui spicca una rean, una morta rianimata e utilizzata come arma.
Oltre a sopravvivere a squadre di soldati a cavallo di draghi intenzionati a farli fuori, dovranno scoprire l'identità del misterioso Fantasma di Idalca, il creatore della terribile arma.
Fucili in grado di ridurre le persone a un mucchieto di fango e negromanzia.
Aereonavi e draghi.
Golem utilizzati come mezzi d'assalto e tecniche belliche d'occultamento.
Avrete capito che "Il Fantasma d'Idalca" è un caleidopscopio di trovate e di eventi.
Io ammiro tantissimo chi è in grado di scrivere fantascienza e resto sempre senza fiato dinnanzi alle trovate tecnologiche. E' esattamente ciò che ho provato leggendo questo romanzo. Molto spesso mi sono chiesta: "Ma come ha fatto l'autore a inventarsi questa trovata geniale?"
Per altro è scritto in maniera così evocativa che sembra quasi di guardare un film, e tutto nella trama s'incastra alla perfezione.
Come se non bastasse, anche in una storia così piena di eventi tutti i personaggi trovano il loro spazio e vengono forniti ciascuno di un proprio carattere.
In parole povere, secondo me sarebbe un giochetto da ragazzi trarre una serie fantascientifica da questo romanzo (Vlad, proponiti alla BBC ^_^).

martedì 15 maggio 2012

Zerounoundici a San Giorgio di Mantova Fantasy: Antonietta Usardi

Come vi avevo anticipato, da oggi e per altri due martedì pubblicherò dei post sugli autori che presenteranno con me al San Giorgio di Mantova Fantasy il 10 giugno alle ore 15.00.
Cominciamo con Antonietta Usardi, autrice di "Morire dal Ridere".

Morire dal Ridere, di Antonietta Usardi.
Zerounoundici Edizioni, € 8,99

Milano. La famiglia di Vincent e Amelia gestisce da molti anni a Chinatown un negozio per suicidi e nella vita non sembra vedere altro che dolore e sofferenza.
Un giorno di ottobre piomba nella pace domestica il nipote, il piccolo Robespierre, amante della vita, che con tutto il candore dell'infanzia si propone un'attenta e scrupolosa opera di ottimistico sabotaggio ai danni dell’attività degli zii.
Una storia a sfondo macabro, ma anche divertente e ironica, sulla vita, sulla morte e sui sentimenti.


Ed ecco qualche informazione sull'autrice:
Nata a Milano il 29 aprile 1980, è laureata in scienze politiche. Ha fondato e si occupa di un magazine su Milano ( Milanomagazine) e collabora con altre riviste.

Se questo libro v'incuriosisce lo troverete a San Giorgio di Mantova!

giovedì 10 maggio 2012

25° Salone del Libro di Torino e aggiornamenti su San Giorgio di Mantova Fantasy

Per chi non lo sapesse, da oggi e fino al 14 maggio si svolgerà la 25° Edizione del Salone Del Libro di Torino.
Paesi ospiti sono la Spagna e la Romania, due stati molto diversi ma accomunati dalla cultura latina.
Molti gli ospiti illustri; tra i più attesi Sepulveda, Ammaniti e Baricco.
Credo che si parlerà molto delle nuove tecnologie e del futuro dell'editoria tradizionale in confronto con quella digitale, un tema su cui critici, lettori, scrittori ed editori si scannano da un po'.

Parliamo ora di un evento più piccolino ma per noi scrittori fantasy forse più importante di Torino, che tutto sommato è talmente grande da riusultare dispersiva. Vi ho già detto che il San Giorgio di Mantova Fantasy si svolgerà il 9 e 10 giugno e sarà ricco di incontri interessanti.
Trovate il programma sul sito ufficiale.
Io sarò presente solo domenica, allo stand della Zerounoundici Edizioni.
Alle 15.00 presenterò in Sala Shannara assieme ad altri tre autori: Leda Muraro, Antonietta Usardi e Massimo Bernardi.
Più avanti farò un post dedicato ai loro libri, per ora vi rinnovo semplicemente l'appuntamento.

martedì 1 maggio 2012

Inheritance


INHERITANCE, di Chistopher Paolini
Rizzoli, 834 pagine, € 24,00
Giudizio: 2/5


Eccoci alla fine delle avventure di Eragon e Saphira, Cavaliere e Drago impegnati nello scontro contro il malvagio (a detta loro) Galbatorix per la liberazione di Algaesia dalla tirannide.
Fino a un certo punto volevo dargli tre stelline, ma lo scontro finale ha avuto l'effetto di un aereo che precipita: fiuuuuuu... SBAM!
Comunque andiamo con ordine, perché sono molte le lamentele che ho da fare.
Il peggior difetto è che la storia viene tirata a lungo all'inverosimile. In realtà la trama si può riassumere in una riga, talmente pochi sono gli eventi rilevanti. Per il resto Paolini si crogiola nelle paranoie del suo Cavaliere, mette in scena assedi mortalmente noiosi e spreca righe su righe per ogni singolo incantesimo effettuato dai personaggi.
I capitoli precedenti mi erano sembrati più compatti e interessanti; la storia era più incalzante e i personaggi meglio gestiti. "Inheritance" invece è uno sbrodolamento inutile.
Finalmente viene messo in scena il Boss del livello finale, ovvero Galbatorix, il malvagio re che ha ucciso tutti i cavalieri dei draghi e si è impadronito dell'Impero.
Dato che per tre libri Paolini non ha fatto altro che dirci quanto fosse furbo e malvagio e potente mi aspettavo un personaggio da brividi, da dire "wow, che bel cattivo".
Invece no.
Se pensate che Voldemort fosse stupido e disorganizzato perché tutti avevano capito quale era l'ultimo Horcrux tranne lui; e se pensate che Sauron fosse ancora più stupido, perché aveva affidato la sua esistenza a una cosa fragile come l'Anello; ebbene, in confronto a Galbatorix costoro vi sembreranno dei geni del male.
Paolini ha cercato di dargli delle motivazioni che rendessero giustificabile il suo operato, ma la cosa non gli è riuscita bene, perché il personaggio risulta contraddittorio e anche abbastanza stereotipato. A volte sarebbe quasi meglio che i cattivi fossero tali solo perché si divertono...
Inoltre Galbatorix possiede un drago enorme, spaventoso e cattivissimo. Tutti si aspettavano uno spettacolare duello aereo tra lui e Saphira, invece Shruikan (così si chiama) è un drago soprammobile, che si limita a starsene rannicchiato dietro al trono del suo padrone e a sbuffare fumo dalle narici.
Non vi dico come muore Galbatorix, ma se immaginate il modo più stupido in cui uno possa essere sconfitto vedrete che non ci andrete troppo lontani.
E poi la sconfitta avviene a pagina 696; il libro termina a pagina 820.
Che cavolo succede nelle successive 120 pagine, vi chiederete voi. Quasi nulla, è questo il bello! Si potevano tagliare tranquillamente più di cento pagine.
In sostanza, "Inerithance" è un romanzo in gran parte inutile. E' una conclusione molto deludente per questa saga, che tutto sommato mi aveva appassionata nei capitoli precedenti.
Come dal più classico manuale del cattivo scrittore, inoltre, i personaggi più interessanti sono del tutto ignorati.
Prendiamo Angela l'Erborista, una strega misteriosa che aiuta Eragon nelle sue avventure.
Nei ringraziamenti Paolini dice testualmente: "Mi dispiace aver deluso quelli di voi che speravano di saperne di più su Angela l'Erborista, ma se sapessimo tutto di lei non sarebbe interessante nemmeno la metà".
Christopher, lascia che ti spieghi come funziona: non puoi lanciare un'esca al lettore e poi ritirala prima che abbocchi. Uscendo di metafora, alla fine della storia tutti i nodi devono venire al pettine, non si possono lasciare voragini di conoscenza incolmate!
Dì piuttosto che non avevi idea di chi fosse Angela e che non avevi voglia d'inventare.
Peraltro, se hai finito la fantasia (cosa che da questo libro risulta evidente), la prossima volta scrivi di meno invece di riempire pagine e pagine di roba inutile, perché altrimenti l'unico effetto che si ottiene è la noia.

giovedì 26 aprile 2012

Le rune del tempo


LE RUNE DEL TEMPO, di Jamila Bertero
Sangel Edizioni, 288 pagine, € 15,00
Giudizio: Abbandonato


Mi dispiace tantissimo per l'autrice che è stata così gentile da metterlo in catena di lettura, ma ho dovuto abbandonarlo, perché ho talmente tanto da leggere che non posso perdere tempo con libri che hanno difetti che rendono la lettura davvero faticosa.
Comunque il fatto di aver letto così poco mi permetterà una disanima abbastanza particolareggiata, nella speranza che all'autrice possa essere d'aiuto.
Cominciamo col dire che è un fantasy classico.
Partendo proprio dall'inizio, il prologo è un frammento tratto da gli Annali che narrano la storia del Regno in cui si svolge la vicenda, in questo caso il Regno d'Irlender.
Pessimo modo di cominciare un romanzo fantasy.
L'incipit è importantissimo. E' come quando fai un concerto: quello che conta è l'inizio e la fine. Un incipit descrittivo non fa per niente venire voglia al lettore di continuare! La prima frase deve sempre colpire l'immaginazione e fare in modo che il lettore si chieda "che cosa accadrà adesso?". Insomma, ci vuole un incipit a effetto, cosa che questo romanzo non ha.
Venendo alla storia, la protagonista e voce narrante è la principessa Celsien. Suo padre, re Thalon, parte dopo un capitolo appena per andare a combattere contro qualcuno e lascia la guida del Regno alla figlia.
Quello che salta subito all'occhio sono le contraddizioni interne.
Farò solo tre esempi:
1. A pagina 20, Celsien scende nella sala della colazione e trova suo padre rivolto verso la finestra.
"Buongiorno, padre mio, volevante vedermi?"
"Sì, Celsien", ribadì lui, voltandosi appena e mostrando quello sguardo cupo e pensieroso, che aveva mostrato fin da quando i miei passi erano risuonati nella sala.

A parte il termine "ribadì", che in questo caso è utilizzato impropriamente, e la ripetizione del verbo "mostrare", ciò che si nota è che Celsien afferma una cosa che non può sapere. Se suo padre le dava le spalle, come faceva lei a sapere che il suo sguardo era cupo e pensieroso?
2. Il re spiega a Celsien che deve partire: "Figlia mia, io dovrò partire al più presto con gli uomini migliori del mio esercito, per cercare di affermare l'avanzata dei nemici". Che senso ha che si porti via solo "gli uomini migliori" e non l'esercito intero? Proprio nessuno, per quel che mi riguarda.
3. La scena del dialogo padre/figlia appena descritta si svolge la mattina. Dopodiché Celsien, sconvolta, esce dal palazzo e va ad arrampicarsi sul suo albero preferito e quando scende... beh, è già il tramonto! E' rimasta sull'albero tutto il giorno perché aveva davvero tanto su cui riflettere o semplicemente l'autrice si è dimenticata che quando la principessa si è arrampicata era ora di colazione?
Ci sono tante cosine del genere. Sembrano sciocchezze, ma sommate tutte assieme fanno perdere senso alla narrazione.
Ancora sullo stile, ci sono virgole un po' a casaccio e alcune frasi arzigogolate.
Non parliamo poi di quanto sia stereotipata Celsien.
E' una principessa forte, che sa usare la spada, cavalca più veloce di un uomo e persegue la pace e la giustizia sociale. Già visto, già letto. Quasi quasi comincio a rimpiangere le principesse che si facevano salvare dai cavalieri...
La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che mi ha spinto ad abbandonarlo è stata quando, nella narrazione in prima persona fatta da Celsien, vengono inseriti i pensieri di un altro personaggio!
Un cambio di punto di vista che dura appena qualche riga e che non ha assolutamente senso.

Essendo il libro così (e chissà come va avanti...) mi sono domandata se, per caso, la casa editrice fosse con contributo economico, perché è l'unico motivo per cui avrebbero potuto decidere di pubblicare questo romanzo. Invece no, stando a quanto dichiarano sul loro sito non richiedono contributi agli autori.
Allora perché hanno pubblicato "Le rune del tempo" in uno stato così disastroso, senza nemmeno l'ombra di un editing? Credo che sistemandolo non sarebbe stato tanto male... 
In questo modo, invece, temo che sia stato fatto solo un danno all'autrice.
In casi simili le case editrici dovrebbero fornire all'autore una lista di punti su cui lavorare per migliorarsi, non pubblicare il manoscritto a occhi chiusi senza modificare nemmeno una virgola.

lunedì 23 aprile 2012

Buona lettura in maggio

Un post veloce per dirvi che oggi è la Giornata Mondiale del Libro promossa dall'Unesco e che in contemporanea parte "Il maggio dei libri" promosso dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.
Buona lettura per tutto il prossimo mese!

sabato 14 aprile 2012

San Giorgio di Mantova Fatasy 2012 - Contest

Il San Giorgio di Mantova Fantasy sta per arrivare!
I l9 e il 10 giugno San Giorgio di Mantova accoglierà il popolo fantasy italiano con tantissimi eventi per adulti ebambini dedicati alla letteratura, all’illustrazione e alla televisione.
Assisterete alle performance degli illustratori e dei fumettisti, conosceretegli autori e i giornalisti letterari, ascolterete le voci dei doppiatori televisivie potrete immergervi per due giorni nella magica atmosfera del bellissimo Centro Culturale di San Giorgio di Mantova che ospiterà le Case Editrici e i creatori di oggettistica, oltre a decine di autori e illustratori provenienti da tutta Italia.
Nell’attesa, lo staff della manifestazione è lieto di invitarvi a partecipare al contest San Giorgio di Mantova Fantasy… alla ricerca dello slogan perfetto!
Ecco qui le semplici regole di partecipazione:
· inventate uno slogan di massimo 15 parole per il San Giorgio di Mantova Fantasy 2012
· postate la nostra locandina sul vostro sito, pagina facebook, blog (potete scaricarla QUI )
· inviate lo slogan, il link in cui avetepostato la locandina e il vostro nome o nickname a sangiorgiodimantovafantasy@gmail.com, indicando come oggetto del messaggio:“Contest 2012”.
Avete tempo fino alla mezzanotte di venerdì primo giugno 2012.
Ogni settimana, gli slogan più belli saranno pubblicati sulla fanpage ufficiale della manifestazione.
Il vincitore assoluto sarà proclamato il 6 giugno 2012
In premio la San Giorgio di Mantova Fantasy Surprise Bag, ricca di pubblicazioni e gadget really Fantasy! Lo slogan vincitore sarà inoltre pubblicato sulsito ufficiale della manifestazione.

9 e 10 giugno 2012
San Giorgio di Mantova
Stay tuned!

Sito ufficiale
Pagina Facebook

giovedì 12 aprile 2012

Catene di Lettura - bilancio

Ieri mi è tornata la copia di "Elfo per metà" che avevo in catena di lettura su Anobii da un paio di anni; quindi, ora che l'esperienza si è conclusa, posso farne un bilancio unito a qualche considerazione sulle catene di lettura.
Per chi non lo sapesse spiego come funzionano. In alcuni gruppi di Anobii (social network dedicato ai libri) è possibile per gli autori aprire una discussione in cui si lancia la catena. Gli utenti interessati alla lettura del libro si mettono in lista e l'autore spedisce il volume al primo; dopodiché il primo lo spedisce al secondo e così via. Arrivati all'utlimo anello, il libro viene rinviato all'autore.
Per esperienza personale posso dire che per i lettori è una schiavitù. Infatti, da mostri insaziabili quali sono, s'iscrivono a più catene in contemporanea, pensando che tanto il loro turno per i vari libri arriverà in momenti diversi. Invece, per una sorta di legge di Murphy delle catene, accade sempre l'incontrario, e così ci si ritrova spesso nella cassetta delle lettere due o tre libri tutti assieme.
Per gli scrittori invece è uno dei modi migliori per farsi leggere e avere commenti al libro. Difatti è buon costume per chi partecipa alla catena lasciare la sua opinione sulla pagina Anobii dell'opera, come una sorta di ringraziamento per aver potuto leggere gratis (in effetti si spende solo € 1,28 di spedizione col piego di libro).
Inoltre i lettori di Anobii molto spesso sono blogger e quindi si ottengono recensioni su siti specializzati in letteratura.
In questo modo, pian pianino, si riesce a farsi conoscere in giro.
L'obiezione che si può muovere è: ma se possono leggere gratis, non compreranno mai il libro e le tue vendite saranno pari a zero.
Questo è vero solo in parte. In realtà, se nessuno ti conosce le vedite saranno pari a zero lo stesso.
La catena è un ottimo modo per mettere al corrente le persone dell'esistenza del tuo libro. Se poi piace, alcuni lo comprano comunque; ma il modo per vendere è presentazioni e fiere (e anche così si vende pochissimo), oppure librerie, per chi ha la fortuna di avere un editore con una distribuzione decente.
In conclusione, credo che la catena di lettura sia davvero un'ottima idea. L'unico rischio è imbattersi in lettori disonesti che non rispediscono mai più il libro (ma comunque è molto raro) oppure, più frequente, che le poste lo perdano.

martedì 10 aprile 2012

UnLibroUnFilm: Memoirs of a geisha

IL LIBRO

Memoirs of a geisha, di Arthur Golden, 1997
Ultima edizione italiana: Tea, 2008, col titolo "Memorie di una geisha"

IL FILM

Memoirs of a geisha, 2005, di Rob Marshall.
Con Zhang Ziyi, Ken Watanabe,Gong Li, Michelle Yeoh

Memoirs of a geisha, popolarissimo romanzo dello scrittore statunitense Arthur Golden, narra delle vicende di Sayuri, geisha a Kyoto prima e durante la seconda guerra mondiale.
Il romanzo ha gettato un po' di luce sul segreto e riservatissimo mondo delle geishe dato che, sebbene la storia sia tutta inventata, s'ispira liberamente alla figura di Mineko Iwasaki, una delle più famose geishe del Giappone moderno.
Tra lei e Arthur Golden è sorta una controversia per violazione di una clausola contrattuale che imponeva all'autore statunitense di non citarla nel romanzo; inoltre Golden rappresenta le geishe come prostitute d'elité, circostanza che ha offeso Mineko Iwasaki, dato che le geishe sono ben altro.
Quindi, se volete un bel romanzo avvincente e commovente leggete "Memoirs of a geisha". Se invece preferite una testimonianza realistica puntate sul libro scritto dalla stessa Iwasaki, che in Italia è stato edito da Newton e Compton con titolo "Storia proibita di una geisha".
Passando alla trama del romanzo, ho già detto che la protagonista è Sayuri, una bambina venduta a un'okyia (casa delle geishe) di Kyoto ed educata da Mameha, una popolarissima geisha in conflitto con un'altra donna altrettanto bella, Hatsumomo.
Sayuri ha una caratteristica particolare, ossia gli occhi color grigio tempesta, circostanza molto rara tra i giapponesi. Per questo, e grazie anche alla sua bellezza e alla sua grazia, diventa una delle geishe più popolari di Kyoto. Il suo amore viene conteso tra due uomini, il Presidente di una grossa società e il suo braccio destro, Nobu Toshikazu. Purtroppo interverrà la guerra a complicarle la vita.
Credo che gli elementi più affascinanti del romanzo siano quelli che riguardano la vita quotidiana delle geishe: non solo la loro educazione, ma anche la vestizione, il trucco, l'acconciatura, e tutti quei piccoli gesti apparentemente casuali ma in realtà studiati nei minimi dettagli.
E' un libro che si finisce molto in fretta e rimane impresso; infatti, nonostante lo abbia letto diversi anni fa, me lo ricordo abbastanza bene.
Quando è uscito il film, nel 2005, era in corso la trilogia wuxia di Zhang Yimou (Hero, La Foresta dei pugnali Volanti e La Città Proibita), in cui recitavano tutte e tre le bellissime attrici che fanno parte anche del cast di "Memoirs of a Geisha". Sono due cinesi (Zhang Ziyi e Gong Li) e una malese (Michelle Yeoh), circostanza che ha suscitato un po' di critiche proprio per il fatto che non fossero giapponesi.
Per la sua interpretazione Zhang Ziyi ha vinto l'Oscar come miglior attrice in un film drammatico.
La colonna sonora è di John Williams.
Qui potete vedere una scena molto bella.

domenica 8 aprile 2012

Scrittori fantasy bistrattati

Vorrei proporre una discussione, e chiunque vorrà intervenire (qui sul blog o anche sulla pagina facebook) sarà ben accetto.
Voi che ne pensate di chi scrive fantasy?
Perché girovagando per la rete ho letto opinioni che sinceramente mi hanno dato un po' fastidio.
Ovviamente, scrivendo io fantasy, è una questione personale; comunque ho riscontrato la tendenza a considerare gli scrittori fantasy come gente priva di originalità, capace solo di produrre opere stereotipate, che scrive questo genere solo perché "va di moda".
Posso dire che sono scempiaggini?
Posso parlare solo per me, anche se comunque credo che molti altri autori fantasy saranno d'accordo.
Scrivere secondo un genere non è facile; anzi, è più difficile che scrivere narrativa generale.
Scrivere un fantasy (scriverlo bene, ovviamente, perché devo ammettere anche io che ci sono molte opere stereotipate in circolazione) richiede un gran lavoro di preparazione e documentazione. L'ambietazione va inventata e studiata in ogni minimo particolare per rendere la narrazione verosimile, e lo stesso dicasi per i personaggi. Bisogna pensare a nomi dal suono evocativo ma che non abbiano un significato particolare. Bisogna cercare di bilanciare l'azione con l'approfondimento psicologico dei personaggi. Bisogna documentarsi sullo stile di vita medievale, se si vuol scrivere un fantasy simil-medievale, o comunque su ogni altra epoca o cultura cui si vuole fare riferimento. Bisogna conoscere le armi. Gli stili di combattimento. I mezzi di trasporto.
A volte bisogna inventare le lingue. Bisogna dare un senso a ciò che i personaggi fanno, e questo vale sopratutto per l'utilizzo della magia.
Io ci metto molto più tempo a fare ricerca che a scrivere la storia. 
Inoltre bisogna leggere tantissimi romanzi del genere, per capire che cosa è già stato fatto e che cosa è da evitare per non ricadere in uno steriotipo.
In conclusione, chi dice che scrivere fantasy è facile "perché tanto si può inventare tutto" è, scusatemi la franchezza, un cretino.
E, ultima nota, non si scrive fantasy perché va di moda, ma perché ci si trova a proprio agio col genere. Io provo a scrivere anche altro ogni tanto, ma decisamente il fantasy è ciò che mi riesce meglio.
In fondo è così per tutti, no? C'è chi sa scrivere thriller, chi narrativa, chi fantascineza, chi horror ecc...
Non vedo proprio perché gli scrittori fantasy debbano essere sminuiti.

sabato 7 aprile 2012

Consigli di lettura per Pasqua - 2

Ecco qui come promesso gli altri consigli per questa Pasqua. Sono libri un po' dissacranti, ma almeno vi faranno sorridere.

A VOLTE RITORNO, di John Niven.
Einaudi, 390 pagine, € 19,00

Dopo una settimana di vacanza che sarebbero cinque secoli di tempo terrestre, Dio torna in ufficio, ancora col cappello di paglia e la camicia a quadri. Era andato in vacanza, a pescare, in pieno Rinascimento, quando i terrestri scoprivano un continente alla settimana, e sembrava andasse tutto a gonfie vele. Al suo ritorno però, il quadro che gli fanno i suoi ha del catastrofico: il pianeta ridotto a un immondezzaio, genocidi come se piovesse, preti che molestano i bambini... Dio non è solo ultradepresso. Anche molto incazzato. L'unica soluzione, pensa, è rispedire sulla Terra quello strafatto di suo figlio. - Sei sicuro sia una buona idea? - gli chiede Gesú. - Non ti ricordi cosa è successo l'altra volta? - Ma Dio è irremovibile. Cosí Gesú Cristo piomba a New York, tra sballoni e drop out di ogni tipo. E cerca, come può, di dare una mano agli sfigati della terra. Il ragazzo non sa fare niente, eccetto suonare la chitarra. E riesce a finire in un programma di talenti alla tv. Un gran bel modo per fare arrivare il suo messaggio a un sacco di gente. Ma, come già in passato, anche oggi chi sta dalla parte dei marginali non è propriamente ben visto dalle autorità.

IL VANGELO SECONDO BIFF, di Christopher Moore.
Elliot Edizioni, 590 pagine, € 18,50

Tutti sanno come è nato e come è morto Gesù. La stella cometa, la mangiatoia, i Re Magi; e poi la passione, la crocifissione. Ma che cosa ha combinato dall’infanzia ai trent’anni? Su richiesta del Messia, a duemila anni dalla sua morte, un angelo fa resuscitare il suo migliore amico, Levi detto Biff, a cui spetta il compito di scrivere un nuovo Vangelo che racconti finalmente la vera storia di Gesù di Nazaret. E quella di Biff è un’epopea ricca di miracoli, viaggi, scoperte e… sì, anche kung fu, demoni, morti viventi, folli monaci tibetani e pupe da sballo. Forse nemmeno l’astuzia e la devozione del migliore amico riusciranno a risparmiare al Salvatore il suo tragico destino, ma Biff non permetterà che si sacrifichi e ascenda al cielo senza aver lottato per impedirlo!

Tanti auguri a tutti!

sabato 31 marzo 2012

Consigli di lettura per Pasqua - 1

Ho in mente tre libri; uno ve lo do oggi, gli altri due la settimana prossima.

L'ULTIMO TESTAMENTO DELLA SACRA BIBBIA, di James Frey. Guanda, € 18,00  
James Frey non è come gli altri scrittori. È stato accusato di essere un bugiardo. Un impostore. Un traditore. E stato definito un salvatore. Un rivoluzionario. Un genio. I lettori gli hanno fatto causa. Gli editori americani lo hanno dato in pasto ai media senza difenderlo. Per un po' si è sentito costretto a lasciare l'America. Ciò che fa paura a molti è che Frey gioca con la verità, sempre sulla linea sottile tra fatti e finzione. Ora ha scritto il suo romanzo più rivoluzionario, più controverso. Che cosa fareste se scopriste che il Messia è vivo? Oggi. A New York. Che fa l'amore con uomini e donne. Che pratica l'eutanasia ai morenti e guarisce i malati. Che sfida i governi e condanna l'ordine religioso. Che cosa fareste se vi capitasse di incontrarlo? Se cambiasse la vostra vita. Gli credereste? "L'ultimo testamento della sacra Bibbia". Vi sconvolgerà. Vi ferirà. Vi farà paura. Vi farà arrabbiare. Vi farà pensare in modo diverso. Vivere in modo diverso. Vi aprirà gli occhi sul mondo in cui viviamo. Abbiamo aspettato duemila anni l'arrivo del Messia. Lui era qui. Questo libro racconta la sua storia.

lunedì 26 marzo 2012

Sogni tra i fiori


SOGNI TRA I FIORI, di Mariagrazia Buonauro
CSA Editrice, 123 pagine, € 13,00
Giudizio: 3/5


"Sogni tra i fiori" è un libro di sentimenti, leggero e delicato. Nulla di pretenzioso, ma si fa leggere nonostante uno stile a volte un po' troppo ricercato.
Laura è una insegnante di lettere di Napoli che esce da una storia d'amore lunga e travagliata; l'uomo con cui stava dai tempi della scuola, infatti, l'ha tenuta come amante dopo essersi sposato, e lei finalmente si è decisa a lasciarlo.
In un tentativo di ricominciare una nuova vita fa un viaggo a New York dove incotra un nuovo amore, Sergio. Sarà comunque una storia che alternerà gioie e dolori.
Direi che i problemi più grandi sono stilistici, tipici di un esordio. I dialoghi a volte risultano troppo costruiti e c'è una certa fretta in alcuni passaggi, sopratutto in quelli descrittivi; questo per altro è un peccato, perché non si riesce a cogliere appieno l'atmosfera tipica di Napoli che avrebbe reso la narrazione più affascinante.

Pagina Anobii

venerdì 23 marzo 2012

La Taberna - Giochi di ruolo e fantasy

Oggi vorrei segnalare la nascita de "La Taberna", fanzine gratuita dedicata al mondo dei giochi di ruolo e della letteratura fantastica.
I redattori, per loro stessa ammissione, sono tutti "giocatori nerdosi", quindi persone espertissime del campo. Le ho dato una scorta e mi sembra fatta molto bene, perciò vi lascio il link al blog dove troverete il modo per scaricarla:
La Taberna .
Per altro apprezzo la scelta di cominciare la sezione dedicata alla letteratura fantastica con la trilogia per ragazzi di Isabela Allende, scrittrice che io amo molto.

mercoledì 21 marzo 2012

Kushiel's Scion



"Kushiel's Scion" è il primo volume della seconda trilogia di Jacqueline Carey ambientato in Terre d'Ange.
Tanto per cambiare, in Italia c'è la "simpatica" tendenza di dividere in più parti un romanzo quando lo si pubblica, perciò ogni volume della trilogia è diviso in due.
"Il trono e la stirpe" e "Il sangue e il traditore" sono i primi volumi. Consiglio: leggeteli assolutamente uno di seguito all'altro.
Mentre nella prima trilogia la voce narrante era quella di Phedre, qui diventa Imriel il punto focale della storia.
Siccome è lunghissimo spiegare chi siano entrambi (dovrei riassumere le 2400 pagine e rotti della prima trilogia) do per scontato che lo sappiate perché avete già letto "Il dardo e la rosa", "La prescelta e l'erede" e "La maschera e le tenebre". Altrimenti, fatelo prima di continuare con questa recensione.
Ho letto la triologia di Phedre qualche anno fa, ma ricordo bene che mi aveva profondamente emozionato; cosa che invece non è accaduta con Imriel.
Il cambio di punto di vista (da femminile a maschile) è anche interessante e devo dire che la Carey è stata brava. Il problema di questo libro è che in più di ottocento pagine succede pochissimo. Si può riasusmere in: Imriel cresce, va a studiare a Tiberium, si trova coinvolto suo malgrado nell'assedio di Lucca, torna a casa.
Molto, moltissimo spazio è dedicato a rivangare il passato. E' ragionevole rievocare eventi accaduti nella precedente trilogia (anche se dopo millecinquecento volte che vengono ripetuti uno comincia a stancarsi), ma ci sono pagine e pagine che rimuginano su cose successe nel libro stesso. Il lettore se le ricorda, le ha appena lette, non è necessario ribadirle ogni cinque minuti!
E poi non c'è la sensualità che c'era nella trilogia di Phedre, non ci sono quegli avvenimenti terribili (ma comunque narrati con delicatezza) che ti facevano venire la pelle d'oca.
E Joscelin (che per chi non lo sapesse è il personaggio più figo di tutta la letteratura) rimane sullo sfondo...
Grandissima delusione, davvero.
In realtà, preso di per sé, "Kushiel's Scion" non è così cattivo; in realtà, a parte l'odiosa tendenza di Imriel a lamentarsi, ci sono ottimi personaggi e trovate molto interessanti. Tuttavia, nel confronto con la precedente trilogia perde tantissimo.
Spero proprio che i due libri successivi tirino su il livello.

Per chi volesse qui c'è il mio commento alla trilogia di Phedre.