domenica 12 agosto 2012

Kushiel's Mercy


"Kushiel's Mercy", composto in Italia da "Il bacio e il sortilegio" e "La spada e la promessa", conclude la trilogia di Imriel. Forse è il migliore dei tre, anche se non arriva a sforare il tetto delle quattro stelline.
Imriel e Sidonie potranno sposarsi solo se lui troverà e consegnerà alla giustizia di Terre d'Ange la sua diabolica madre, Mèlisande Sharizai.
Intanto una delegazione Cartaginese guidata dal generale Astegal arriva in città, portando doni per la regina e la promessa di mostrare al popolo un meraviglioso spettacolo celeste in occasione di un'eclissi.
È solo il pretesto che consentirà ai Cartaginesi di stregare l'intera città, convincendo tutti di essere alleati con loro e, sopratutto, convincendo Sidonie di essere innamorata di Astegal e inducendola a sposarlo.
Solo Imriel, grazie all'aiuto di una spia inviata da sua madre, sfugge all'incantesimo, e gli toccherà recuperare la sua amata e risolvere la situazione.
Stavolta i viaggi dei protagonisti rimangono limitati al bacino mediterraneo: l'isola di Cytheria (Zacinto), Cartagine e l'Aragonia (Spagna).
L'aspetto più positivo del romanzo è che finalmente Sidonie esce dal suo ruolo di principessa ninfomane e diventa simpatica, anche perché mette in mostra delle apprezzabili doti da politica.
Imriel è sempre il solito lamentone, ma almeno è cresciuto rispetto agli altri libri.
Il problema è che continua a rivangare il passato; non può svegliarsi la mattina e fare colazione senza propinare al lettore un elenco completo di tutte quelle che ha fatto fino a quel momento.
Questo rallenta il ritmo e IRRITA terribilmente, ma il lettore saggio stringe i denti e va avanti, perché comunque la trama è articolata e interessante.
Sono rimasta un po' delusa dal tanto preparato e annunciato incontro di Imriel con sua madre Mèlisandre; non perché non sia gestito nella maniera corretta, ma perché è stato meno intenso di quanto potessi aspettarmi da una scrittrice come la Carey che di certo non lesina sulle emozioni e quando vuole sa farti venire gli occhioni lucidi.
Analizzando l'intera trilogia, devo di nuovo concludere e ribadire che, pur essendo abbastanza piacevole da leggere, non è al livello di quella precedente.
Credo che il problema sia proprio Imriel. Pur essendo moderatamente simpatico e incredibilmente sfortunato non ha lo spessore che aveva Phedre.
Peccato, una buona occasione un po' sprecata.

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