lunedì 19 novembre 2012

La collina più alta


LA COLLINA PIU' ALTA, di Sara Aldegheri
Zerounoundici Edizioni, 220 pagine, € 15,00
Genere: sentimentale/storico
Giudizio: 4,5/5


Opera di esordio di Sara Aldegheri, già editor e redattrice a quanto si evince dalla quarta di copertina, "La collina più alta" è un romanzo ambientato nell'Inghilterra della tarda metà del 1700.
Se questo fosse un romanzo inglese il suo titolo originale sarebbe "Higmore Hill". Questo è infatti il nome del luogo dove si svolge gran parte della vicenda.
La signorina Jane Leighton, nata da una famiglia alto borghese, vede la sua vita andare in pezzi dopo la morte del padre il quale, sconsideratamente, ha perso la casa giocando d'azzardo.
Mentre la madre e la sorella si trasferiscono a Dover in cerca di un'occupazione, Jane è costretta a diventare cameriera nella tenuta, Higmore Hill appunto, del burbero e misterioso signor Hench.
La povera Jane, ragazza dallo spirito libero, viene messa a dura prova dal signor Hench, che adora stimolarla intellettualmente.
Naturalmente tra i due c'è una tensione sentimentale avvertibile sin da subito, ma che si svilupperà pian piano tra misteri, eredità, matrimoni, gelosie e ricevimenti dell'alta società.
La prima cosa che viene da chiedersi è se il nome della protagonista, Jane, sia casuale; e la risposta probabilmente è no. E' facile immaginare che sia un omaggio a Jane Austen, dato che quest'opera ricorda tantissimo i romanzi della scrittrice inglese.
Jane - Elizabeth e Mr. Hench - Mr. Darcy è un paragone quasi obbligato.
Comunque l'ho trovato molto piacevole. A parte il fatto che è scritto in maniera magistrale, senza alcuna sbavatura, mi ha restituito l'atmosfera dell'Inghilterra che trovavo nei classici per ragazzi che leggevo da piccola: per esempio Piccole Donne, Il Piccolo Lord o la Piccola Principessa.
Difatti non si limita all'eplorazione dei salotti della nobiltà e della borghesia, ma ci cala nel mondo della servitù e addirittura scivola un pochettino verso la classe operaia, dato che è ambientato agli albori della rivoluzione industriale.
Davvero posso dire che è un romanzo completo, ben strutturato e calibrato, coinvolgente e sapiente.
La mezza stellina in meno rispetto al full è dovuta al fatto che le relazioni carnali che a un certo punto i due protagonisti arrivano ad avere sono accennate così di sfuggita che al lettore rimane il dubbio che ci siano effettivamente state. In sostanza, non si capisce se Jane e il signor Hench si limitino a baciarsi o vadano più a fondo. Questo devo metterlo in evidenza perché un po' più di chiarezza (non dico descrizioni dettagliate, non volevo un Harmony, ma almeno allusioni più precise) avrebbero aiutato il lettore a interpretare meglio le reazioni che Jane ha a un certo punto della storia.

2 commenti:

  1. Anche a me è piaciuto questo romanzo e lo avevo recensito molto positivamente su anobii, per quanto io non ami particolarmente gli "omaggi" e ritenga che l'originalità della storia sia essenziale. Però nondimeno mi aveva proprio conquistata. L'unica vera caduta di stile per me è il finale-riassuntivo modello telenovela...

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    1. In effetti sì, è un po' affrettato...

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