domenica 21 aprile 2013

Black city



BLACK CITY, di Victor Gischler
Newton e Compton Edizioni, 313 pagine, € 6,90
Genere: post apocalittico
Voto: 5/5


Ricordo che, quando questo libro è uscito, avevo deciso di non comprarlo; la ragione era la bruttissima copertina, che non c'entra niente con il contenuto e che faceva pensare all'ennesimo romanzo sui vampiri.
Di sicuro è un effetto voluto per vendere il libro, ma con me la Newton aveva ottenuto il risultato opposto.
Poi è accaduto che sono andata a sentire una presentazione di Lansdale e assieme a lui c'era anche questo autore di cui non avevo mai sentito parlare, tale Gischler, un signore della Lousiana, un po' tracagnotto e rosso di capelli. Ed è stato un colpo di fulmine.
La sua presentazione è stata così interessante che ho avuto addirittura l'impressione che mettese in ombra Lansdale (e parlo di Lansdale).
Così ho finito per acquistare questo libro.
Anche il titolo italiano non c'entra un cavolo con il contenuto. In orginale è "Go-go girls of the Apocalypse", molto più coerente. Se lasciavano il titolo originale era meglio.
Davvero, tradurre un libro con tale copertina e tale titolo è un'operazione commerciale senza senso, ma spesso le nostre case editrici fanno cose prive di senso.
Comunque, veniamo al romanzo.
Il mondo è devastato da terremoti e guerre nucleari. All'alba del disastro, Mortimer Tate decide di rifugiarsi in una baracca in montagna per sfuggire al suo divorzio. Nove anni dopo, spinto dalla nostalgia per il mondo, torna di sotto; e trova il post Apocalisse.
Il tema del romanzo è esattamente questo: il post Apocalittico.
Gischler, che in genere scrive noir e pulp, ce lo descrive a suo modo: cannibali, schiavisti, locali di strip, bande armate, pistoloni giganti e tante sbronze in un romanzo molto d'azione, senza un attimo di respiro, con un impianto fumettistico (tra le altre cose, Gischler è anche sceneggiatore di fumetti).
Non aspettatevi quindi un'opera di riflessione sulle azioni umane che hanno portato alla fine del mondo; c'è solo un piccolissimo accenno al sistema capitalista e a quello socialista, che però naufragano entrambi in un lago di sangue.
Più che altro, la forza di questo romanzo sta nel mix tra violenza e ironia. Ci sono trovate così improbabili che si capisce che Gischler si è divertito un sacco a scriverlo: treni spinti con un carrello da uomini nerboruti, dirigibili da salvataggio, Mini Cooper utilizzate come mezzi d'assalto.
L'unica cosa che sembra mancare in questo nuovo modno da incubo è il caffé; e si uccide di più per procurarsi quello che per avere la benzina.

"La biblioteca di Mortimer includeva romanzi di fantascienza, alcuni dei quali prospettavano i particolari di un'Apocalisse.
Mortimer li aveva selezionati con sarcastica ironia. Le solite avvisaglie da cui il mondo avrebbe avuto sentore dell'imminente catastrofe: alieni, collisioni con comete e meteore, epidemie, distruzioni nucleari di massa, robot che si ribellano contro i loro creatori, disastri naturali di ogni sorta e via dicendo. Il preferito di Mortimer: burocrati spaziali che distruggono la Terra per fare posto a una tangenziale dell'iperspazio."

"La rossa - Brandi- raggiunse le compagne all'ultimo momento. Aveva trovato un paio di scarponi militari frugando fra i cadaveri e ora si stagliava, alta ed energica, nel suo coordinato intimo verde, il calcio del fucile automatico AK-47 appoggiato sul fianco. Il vento le scompigliava la chioma rossa. Una lunga striscia di sangue altrui su una gamba. Teneva la testa alta, gli occhi vigili. Sembrava che avesse il mondo ai suoi piedi.
Eccola qui, pensò Mortimer. L'icona di una nuova era. Avrebbe potuto comparire sul manifesto di arruolamento nell'esercito più arrapante del mondo.

Nessun commento:

Posta un commento