martedì 9 luglio 2013

La forgia della vita




LA FORGIA DELLA VITA, di Antonio Lanzetta
GDS Edizioni, 462 pagine, € 21,00
Genere: Fantasy Classico
Voto: 3/5


L'esordio di Antonio Lanzetta è un romanzo fantasy molto classico ma che strizza l'occhio alla fantascienza.
La trama è questa:
"La Forgia della Vita si è destata. La torre nell’abisso di Norandur è pervasa dal suo calore. L’energia sprigionata dal nucleo del pianeta pulsa, i forni sono pronti e attendono impazienti i frammenti di quell’astronave precipitata per forgiare l’armatura del Campione. Il tempo dell’Avvento è giunto. Mai le stelle sono state più minacciose per gli abitanti delle Terre Libere. Nelle vene di Saemon e Jan scorre il sangue di quell’antico popolo venuto dallo spazio e dal quale si sono generati gli Arcani, la cui setta intende sfruttare il Portale delle Stelle, costruito da Ulthemar, per invadere il pianeta. Ma i due giovani e i loro compagni, Steev e Sleitan Ven, risponderanno alla chiamata del Re Bianco e uniranno le loro forze in una corsa contro il tempo, alla scoperta del passato, per salvare il mondo. Gli uomini impugneranno l’acciaio per fronteggiare la discesa dalle Terre del Ghiaccio di Thorenthar e dei suoi Arcani in quella che sarà la più grande battaglia per la sopravvivenza."
Come si nota c'è una Porta delle Stelle, cioé un vero e proprio Stargate, e un minaccioso popolo proveniente dallo spazio; ma contemporaneamente abbiamo Nani, Elfi, Gnomi, sogni profetici e altri elementi che invece si rifanno al fantasy.
Le varie recensioni che ho letto sostengono che questo romanzo ricordi molto quelli di Terry Brooks. Non posso confermare, perché sinceramente io e Terry Brooks ci siamo detti addio molto presto, ma posso invece dire che ci ho sentito dentro molto Signore degli Anelli con una spruzzatina di Martin.
Non è un difetto, ovviamente; è solo un romanzo molto ligio ai canoni del genere e questo va bene; in fondo, come devo aver sentito dire da qualcuno, chi sceglie di leggere un fantasy si aspetta di trovarci dentro determinate cose.
Partendo dagli aspetti positivi, devo dire che la trama scorre bene e il pizzico di fantascienza è la spinta giusta per differenziarla rispetto ad altri romanzi simili.
Inoltre Lanzetta ha un buono stile. Si sente che ogni parola è scelta con cura, ogni frase costruita ad arte. La lettura è molto scorrevole, non si inceppa mai.
Però ho trovato anche diversi difetti.
E' un esordio, quindi sicuramente lo scrittore migliorerà in un futuro, anche perché si avverte che c'è una buona base; però devo dire che cosa non va. Perdonatemi, ma sono fatta così.
Intanto, il punto di vista ballerino.
Più leggo libri con questa caratteristica più mi convinco che sia un difetto; perché il lettore non ha materialmente il tempo di capire un personaggio se si passa subito ad analizzarne un altro.
E, infatti, il secondo difetto del romanzo è proprio questo: un approfondimento psicologico dei personaggi inesistente.
Un esempio su tutti: all'inzio del romanzo il nano Steev trova un bambino, Jan, in un villaggio distrutto e decide di portarlo con sé; in pratica lo adotta.
Da questa premessa il lettore si aspetterebbe che tra i due si instauri un rapporto padre-figlio; o quanto meno un forte rapporto cameratesco.
Invece niente. Steev e Jan sembrano tra loro del tutto indifferenti, come se fossero capitati nella stessa storia per caso.
C'era un buonissimo materiale su cui lavorare, ma si è preferito ignorare questo aspetto per concentrarsi sull'azione. Una scelta, certo; ma una scelta che non me la sento di condividere.
L'ultimo aspetto su cui vorrei soffermarmi è la ridondanza di certi passaggi.
Si trovano spesso cose del genere:
"Nella sua mente riecheggiarono ancora gli avvertimenti di Steev la notte prima della partenza".
E, nemmeno due righe dopo:
"Le parole pronunciate dal nano risuonarono nella sua testa".
Praticamente viene ripetuta la stessa cosa due volte!
E' un difetto ricorrente, come anche le precisazioni inutili:
"Richiuse con un improvviso scatto metallico il cannocchiale. Tubi di bronzo di varie dimensioni scivolarono gli uni dentro gli altri e vennero inghiottiti da un solo cilindro".
In pratica in questa frase viene detto che il cannocchiale viene chiuso e che... il cannocchiale viene chiuso! Solo che viene fatto in due modi diversi! Spreco di parole che potevano essere utilizzate piuttosto per approfondire i rapporti tra i personaggi, come ho detto prima.
In conclusione, ho trovato "La Forgia della Vita" un romanzo da limare, ma con un discreto potenziale.
Sono comunque sicura che l'autore può migliorare, anche perché una cosa che traspare con chiarezza è la sua grande passione per il genere.

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