venerdì 24 luglio 2015

Chiuso per ferie 2015

Vi saluto per una settimana.
Me ne vado nella Loira sulle tracce di Georges Sande, del Conte di Saint Germaine e di Giovanna D'Arco.
Al ritorno novità letterarie, nuove recensioni e aggiornamenti sul mio romanzo in uscita.

martedì 21 luglio 2015

Frankestein

Per capire Frankestein, penso si debba partire da Mary Shelley.
Mary Godwin Shelley era figlia di William Godwin e di Mary Wollstonecraft, uno dei primi pensatori anarchici lui, autrice della prima dichiarazione della donna lei.
A sedici anni conosce il poeta Percy Shelley, che già viveva un matrimonio piuttosto infelice.
I due scappano assieme e si trasferiscono in Italia.
Nel 1818 Mary dà alle stampe una prima versione di Frankesteina seguito di una vacanza in Svizzera assieme a Lord Byron e Polidori (autore del racconto "Il Vampiro", ispirazione per Dracula).
Il mostro di Frankestein, assieme al conte Dracula e all'Uomo Lupo, è il mostro per antanomasia, ripreso in tutte le salse dalla successiva letteratura e cinematografia.
Il primo film ispirato a Frankestein risale al 1910, mentre l'ultimo è di un paio di anni fa. In mezzo ci sono stati capolavori come Frankstein Junior e The Rocky Horror Picture Show.
Si tratta di un romanzo dalla forza notevole.
Ciò a cui il cinema ci ha abituato è solo vagamente riconducibile all'opera letteraria.
Nel romanzo, infatti, non vi è nessun cenno a resurrezioni attraverso la forza dell'elettricità in lugubri castelli, né descrizioni del mostro come un patchwork ambulante, né esiste sulla carta stampata il personaggio di Igor (inventato appositamente per il cinema, in particolare per l'attore Bela Lugosi).
Il giovane Victor Frankstein (ricordiamo che il nome si riferisce al creatore, mentre la creatura viene semplicemente definita "mostro"), attraverso lo studio della filosofia naturale, cioé la chimica, riesce a dare la vita a una creatura che, tuttavia, è così brutta e deforme che Victor se ne pente immediatamente e la caccia via da sé.
Il mostro, come un bambino, si ritrova a vagare per la natura e a imparare man mano tutto ciò che c'è da sapere.
E' quando gli umani cominceranno a scacciarlo a causa della sua fisionomia spaventevole che egli diventerà un assassino, ma non malvagio, semplicemente frustrato e deluso per la cattiveria subita, in primis  dal suo creatore.
A questa creatura incredibilmente complessa, un personaggio senza dubbio figlio del romaticismo, si contrappone Victor Frankstein, anche egli straordinario.
La Shelley era un'autrice meravigliosa. I sensi di colpa di Victor, l'alternanza dei suoi sentimenti verso il mostro, sono delineati così bene che non è difficile empatizzare con lui.
A mio parere, il motivo per cui Frankestein ha avuto tanto successo sta proprio nella sua forza emotiva, e per questo è un libro che tutti dovrebbero assolutamente leggere.
Tratta temi come l'apparenza, il rapporto controverso tra padre e figlio, la follia tutta umana di volersi sostituire a Dio nel dare la vita (difatti il sottotitolo del romanzo è "Moderno Prometeo", dal mito del Titatno che ruba agli dei la scintilla divina del fuoco).
Forse, nonostante la tipica struttura del romanzo gotico (si tratta di una storia raccontata all'interno di un'altra storia), è anche un primo esempio di romanzo fantascientifico, dato che teorizza la possibilità di dare la vita attraverso uno studio scientifico.

mercoledì 15 luglio 2015

Il declino del fantasy?

Sta facendo discutere tutti gli appasionati della letteratura di genere fantastico un articolo riportato su Wired, tratto dal Guardian: Dystopia is done, fantasy is finished: why realism is on the rise in YA fiction .
In sintesi, pare che il fantasy stia scomparendo dalla letteratura youg adults.
I moderni adolescenti preferirebbero storie realistiche, d'amore, di relazioni con i coetanei e i genitori.
Esempi e sono il grande successo di Tutta colpa delle stelle, storia d'amore tra due ragazzi malati di cancro (tanto che il filone è stato ridefinito, anche se in maniera un po' macabra secondo me, sick lit) e quello di After, fenomeno nato su Wattpad (che racconta la storia di un ragazzo sosia del leader degli One Direction. Una fanfiction, in pratica).
Sarà vero?
Indubbiamente questo tipo di romanzi sta avendo un gran sucesso, ma quando ero una young adult e andavo in libreria gli scaffali erano comunque colmi di storie realistiche. Anzi, forse ce n'erano di più allora che adesso. La distopia è un fenomeno degli ultimi anni.
I ragazzi se ne sono davvero stancati?
Non saprei.
Non ho fatto indagini di mercato e come unico campione posso predere mia sorella, nell'anno dei sixteen.
L'altro giorno siamo andate in libreria perché lei cercava un libro con una storia realistica (ma senza amore); però, nel frattempo, sta leggendo Shadowhunters.
Sì, forse è vero che i ragazzi moderni hanno meno fantasia di quanta ne avevamo noi.
Sempre per fare l'esempio di mia sorella, proprio l'altro giorno mi chiedevo come mai non sono riuscita a farla crescere geek come me.
Magari abbiamo letto loro troppo poche favole da bambini, o forse non hanno guardato abbastanza anime.
Ma questo comporterà la scomparsa del fantasy?
No, non credo.
Il genere è troppo radicato e, comunque, che il fantasy sia un genere adatto solo ai ragazzini è una regola del mercato.
Anzi, ben venga forse che i gusti degli adolescenti stanno cambiando. Così gli scrittori fantastici potranno tornare a scrivere per gli adulti senza dover necessariamente impatanarsi negli elementi del best seller youg adults.
Poi, un'altra considerazione: attualmente non esiste un nuovo fenomeno distopico come furono, al loro tempo, Hunger Games o la saga di Veronica Roth. Allo stesso modo, nessuno ha ancora scritto un nuovo Harry Potter.
Possiamo dire che il mercato del fantastico per i ragazzi è fermo perché nessuno lo sta più alimentando oppure, come un cane che si mangia la cosa, nessuno lo alimenta perché il mercato è fermo?

lunedì 13 luglio 2015

Nuovo romanzo: l'editing e il signor Prescott

Dunque il testo editato mi è arrivato.
Ieri pomeriggio da brava autrice (professionale, eh) mi sono riletta tutto e ho segnalato all'editor quei pochi refusi rimasti.
Ho poi pensato di inserire all'inzio del libro una dedica a un amico scomparso (di cui vi ho parlato tante volte in questo blog) e, sopratutto, una piccola nota redazionale.
Ne avevo bisogno perchè si tratta di un romanzo che ha a che fare con la storia e, in parte, con la religione, perciò dovevo chiarire alcuni punti.
Non troverete ringraziamenti alla fine del libro perché li trovo un po' stucchevoli.
Li farò in questa sede quando verrà il momento.
L'unico che abbia voluto ringraziare, in effetti, è il signor William H. Prescott.
Chi è? Beh, qui potete leggere alcune informazioni su di lui.
Che cosa c'entra con il romanzo?
Restate collegati e lo saprete presto.

sabato 11 luglio 2015

Il Vangelo secondo Biff



IL VANGELO SECONDO BIFF, di Christopher Moore
Eliott Edizioni, 574 pagine, € 12,90
Genere: satirico
Voto: 5/5


Dalla penna di Christopher Moore, autore satirico statunitense da milioni di copie, questo romanzo è divertentissimo ma malinconico.
A duemila anni dalla morte di Gesù un angelo riporta in vita il suo migliore amico, Levi detto Biff, affinchè scriva un nuovo Vangelo in cui si riporti tutto ciò che è accaduto dalla nascita ai trent'anni del Cristo, periodo che i Vangeli Canonici tralasciano.
Si tratta di un viaggio in Oriente alla ricerca dei magi e della ricetta per diventare il Messia, un viaggio tra demoni, concubine cinesi, monaci tibetani, kung fu, santoni indiani ed elefanti che fanno yoga.
Vale lo stesso avvertimento che va fatto  a proposito di tutti i libri che rivedono la vita di Gesù, sopratutto quelli satirici: se siete estremamente religiosi e non avete né senso critico né senso dell'umorismo lasciate perdere.
Se invece la figura di Gesù vi affascina leggetelo pure. Tanto il Cristo esce benissimo da questo romanzo.
E' Biff l'uomo inferiore, quello che ha un'insana passione per il sesso, quello che uccide e trama.
Così descritto Biff sembrerebbe incarnare il peggio dell'umanità, e invece no, perché in realtà Biff è il meglio dell'umanità.
Un personaggio straordinario che dà vita a un romanzo che, più che di Gesù, parla dell'amicizia.
Insomma, quanti di voi se il vostro migliore amico d'infanzia vi avesse detto: "Credo di essere il Messia ma non so come si fa" lo avrebbero accompagnato in Oriente per anni, alla ricerca dei Magi, sottoponendosi a duri allenamenti ascetici?
E se fosse stati il miglire amico di Gesù, come vi sareste comportati con Giuda?
Questo romanzo è divertentissimo nelle prime parti, poi vira decisamente verso la malinconia (e infatti, dopo averlo divorato, ho dovuto abbandonarlo per un giorno perché sapevo in che direzione si stava avviando. Del resto, non è un mistero la fine di Gesù).
Profondo e consigliatissimo.

venerdì 10 luglio 2015

Una email...

Buon venerdì a tutti.
Oggi mi è arrivata una comunicazione che aspettavo da un po': "Cara Valentina, l'editor ha terminato di lavorare sul tuo libro..."
Che cosa significa questo?
Significa che stiamo scaldando i motori in questa già caldissima estate e che tra un po' ci saranno novità sul mio fronte pubblicazioni.
Voelte sapere quali? Continuate a seguirmi e avrete presto notizie.
Del resto la strada verso l'Inferno è lunga e noi siamo appena partiti.

martedì 7 luglio 2015

Passato senza fine



PASSATO SENZA FINE, di Michael De Falco
Eretica Edizioni, 144 pagine, € 10,80
Genere: poliziesco
Voto: 3,5/5


"Passato senza fine" è l'opera di esordio di un giovane autore che, nonostante lo pseudonimo anglofono, è italianissimo.
Si tratta di un poliziesco completamente ambientato a Padova in cui un ispettore della Guardia di Finanza, Dario Romani, si trova coinvolto in un duplice omicidio che riporterà a galla ombre del suo passato.
Detta così sembra una trama banale,  invece questo breve romanzo ha diversi risovolti interessanti.
Primo fra tutti, trattasi in parte di letteratura LGBT.
Dico solo in parte perché, in effetti, una relazione omosessuale è appena accenata (per meglio dire, è sovrastata dalla struttura del poliziesco), ma già il fatto che il protagonista sia omosessuale dà al romanzo quel guizzo d'interesse in più.
Dico subito che sarebbe servito un altro giro di editing (sopratutto per correggere le consecutio temporum e alcune frasi che in italiano non stanno in piedi), ma chiuderò un occhio perché comunque l'ho trovato un buon romanzo.
La trama è semplice ma ben gestita e, sopratutto, la scrittura è molto filmica: rapida, incisiva, al tempo presente, proprio come se si trattasse di una presa diretta. Questo rende il libro molto coinvolgente.
Se non siete di Padova probabilmente vi risuterà un po' difficile visualizzare lo scenario all'interno del quale i personaggi si muovono ma, a parte ciò, se volete una lettura rapida e non banale questo libro va bene.

mercoledì 1 luglio 2015

I libri del mese: giugno 2015

LIBRI LETTI

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L'Italiano. Commento qui












LIBRI ACQUISTATI 

Apriamo questo libro e ci troviamo in un mondo parallelo al nostro. È Gormenghast, un immane castello, che nessuno dei suoi abitatori ha percorso in tutti i suoi anfratti. Un tempo, doveva essere pieno di tinte squillanti: ora è un intreccio di crepe, e le tinte sfumano fra grigio, verde lichene, rosa antico e argento. Vi incontriamo esseri disparati: un nobile melanconico e saturnino, settantaseiesimo conte di Gormenghast, che è il reggitore del luogo; sua moglie, avvolta in una nube di gatti bianchi; la figlia, selvatica e sognante fra giocattoli vecchi, libri e pezze di stoffa; dignitari di cartapecora, dalle gambe di ragno, custodi di un ordine ormai inaridito; orripilanti figuri che sovraintendono alle cucine; giovani acrimoniosi, che covano la rivolta. Ma c’è qualcosa che unisce questi personaggi: il loro corpo e la loro psiche sono una concrezione del castello – così come il castello è una concrezione del loro essere. Nessuna vita è per loro concepibile al di fuori di quei corridoi di pietra, di quei saloni, di quelle torri, di quei solai. La natura non esiste, se non come riflesso del castello, dove la polvere è polline: perché Gormenghast è tutto. La nascita di un erede maschio, Tito di Gormenghast, «rampollo della stirpe delle pietre, acqua del fiume senza fine», porterà una minaccia di cambiamento, per il solo fatto di essere qualcosa di nuovo. E qui ha inizio la trascinante saga narrata da Peake, un’impresa grandiosa della letteratura fantastica – e insieme un vasto disegno allegorico che traspare dietro l’esuberanza delle immagini. Tito di Gormenghast fu pubblicato nel 1946, primo volume di una trilogia che sarebbe stata compiuta nel 1959. Il libro trovò, fin dall’inizio, lettori entusiasti, ma – un po’ come accadde a Tolkien – per molti anni essi rimasero una piccola cerchia. La morte di Peake, nel 1968, coincise invece con l’inizio di una grande voga fra lettori di ogni specie. Accolta fra i «classici moderni» della Penguin, la trilogia di Peake è ormai un’opera amata in tutto il mondo. Come scrisse C.S. Lewis, «Peake ha creato una nuova categoria, il Gormenghastly, e già ci meravigliamo di come prima potessimo vivere senza di essa e ci chiediamo come mai nessuno aveva saputo definirla prima di lui». 


Nel 1936, mentre all'orizzonte si preannuncia la seconda guerra mondiale, scoppia la guerra di Spagna. In quello stesso fatidico 1936 muore Ricardo Reis, solo un anno dopo la scomparsa del suo inventore, Fernando Pessoa. Reis è infatti uno dei tanti eteronimi di Pessoa, che ne aveva immaginato l'ideale biografia (nato a Porto nel 1887, educato dai gesuiti, medico, espatriato per ragioni politiche in Brasile nel 1919) e gli aveva attribuito come poeta classicistiche odi oraziane, ma non gli aveva dato carne e sentimenti. Cosa che invece compie Saramago, che lo fa tornare dal volontario esilio in occasione della morte del suo creatore, gli fa aprire uno studio medico a Lisbona, gli fa vivere una vita sociale, gli fa avere due donne, la cameriera d'albergo Lidia e la giovane Marcenda, e un figlio, e prima di morire lo fa essere testimone di tragici eventi, filtro attraverso cui rileggere la storia della patria salazarista, allineata a fascisti, nazisti e falangisti in tutt'Europa.