martedì 21 luglio 2015

Frankestein

Per capire Frankestein, penso si debba partire da Mary Shelley.
Mary Godwin Shelley era figlia di William Godwin e di Mary Wollstonecraft, uno dei primi pensatori anarchici lui, autrice della prima dichiarazione della donna lei.
A sedici anni conosce il poeta Percy Shelley, che già viveva un matrimonio piuttosto infelice.
I due scappano assieme e si trasferiscono in Italia.
Nel 1818 Mary dà alle stampe una prima versione di Frankesteina seguito di una vacanza in Svizzera assieme a Lord Byron e Polidori (autore del racconto "Il Vampiro", ispirazione per Dracula).
Il mostro di Frankestein, assieme al conte Dracula e all'Uomo Lupo, è il mostro per antanomasia, ripreso in tutte le salse dalla successiva letteratura e cinematografia.
Il primo film ispirato a Frankestein risale al 1910, mentre l'ultimo è di un paio di anni fa. In mezzo ci sono stati capolavori come Frankstein Junior e The Rocky Horror Picture Show.
Si tratta di un romanzo dalla forza notevole.
Ciò a cui il cinema ci ha abituato è solo vagamente riconducibile all'opera letteraria.
Nel romanzo, infatti, non vi è nessun cenno a resurrezioni attraverso la forza dell'elettricità in lugubri castelli, né descrizioni del mostro come un patchwork ambulante, né esiste sulla carta stampata il personaggio di Igor (inventato appositamente per il cinema, in particolare per l'attore Bela Lugosi).
Il giovane Victor Frankstein (ricordiamo che il nome si riferisce al creatore, mentre la creatura viene semplicemente definita "mostro"), attraverso lo studio della filosofia naturale, cioé la chimica, riesce a dare la vita a una creatura che, tuttavia, è così brutta e deforme che Victor se ne pente immediatamente e la caccia via da sé.
Il mostro, come un bambino, si ritrova a vagare per la natura e a imparare man mano tutto ciò che c'è da sapere.
E' quando gli umani cominceranno a scacciarlo a causa della sua fisionomia spaventevole che egli diventerà un assassino, ma non malvagio, semplicemente frustrato e deluso per la cattiveria subita, in primis  dal suo creatore.
A questa creatura incredibilmente complessa, un personaggio senza dubbio figlio del romaticismo, si contrappone Victor Frankstein, anche egli straordinario.
La Shelley era un'autrice meravigliosa. I sensi di colpa di Victor, l'alternanza dei suoi sentimenti verso il mostro, sono delineati così bene che non è difficile empatizzare con lui.
A mio parere, il motivo per cui Frankestein ha avuto tanto successo sta proprio nella sua forza emotiva, e per questo è un libro che tutti dovrebbero assolutamente leggere.
Tratta temi come l'apparenza, il rapporto controverso tra padre e figlio, la follia tutta umana di volersi sostituire a Dio nel dare la vita (difatti il sottotitolo del romanzo è "Moderno Prometeo", dal mito del Titatno che ruba agli dei la scintilla divina del fuoco).
Forse, nonostante la tipica struttura del romanzo gotico (si tratta di una storia raccontata all'interno di un'altra storia), è anche un primo esempio di romanzo fantascientifico, dato che teorizza la possibilità di dare la vita attraverso uno studio scientifico.

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