sabato 12 dicembre 2015

Alabarde, alabarde


Alabarde, alabarde, di José Saramago
Feltrinelli Editore, 109 pagine, € 10,00

È possibile, chissà, che magari io scriva un altro libro… uscirà al pubblico l’anno prossimo se la vita non mi viene a mancare.
Di Alabardas, alabardas, espingardas, espingardas, l’ultimo romanzo cui Saramago stava lavorando prima di morire, non abbiamo che tre capitoli.
Prometteva di essere un romanzo di grande attualità.
La questione che al romanziere portoghese stava a cuore affrontare era quella etica della produzione delle armi, questione che ancora ci poniamo, visto il periodo d’incertezza geopolitica che stiamo vivendo.
Protagonista del romanzo è Arturo Paz Semedo, impiegato contabile in una storica fabbrica di produzione di armi, la Bellona S.A.
Trova in un libro sulla guerra l’accenno ad alcuni operai bellici milanesi fucilati per aver sabotato degli obici.
Da qui, spinto dalla curiosità personale e anche dalla ex moglie Fèlicia, pacifista convinta (pensate la meraviglia di una pacifista maritata a un impiegato di una fabbrica di armi), Arturo Paz Semedo parte alla ricerca degli archivi della sua azienda, per capire il contributo che essa aveva dato alle guerre degli anni ’30.
Del romanzo sappiamo solo che doveva terminare con “Vai a cagare”, pronunciato da Fèlicia. Rimangono la curiosità di sapere come ci si sarebbe arrivati e il rimpianto per un grande scrittore scomparso.

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