giovedì 29 dicembre 2016

I libri del mese: dicembre 2016 e I libri dell'anno 2016

Anticipo di due giorni il post di chiusura anno perché una volta tanto vado via a Capodanno e mi ritroverei a farlo alla Befana.
Già che ci sono, metto assieme “I libri dell’anno” con “I libri del mese”, i proverbiali due piccioni con una fava.
Iniziamo da dicembre, quindi.

LIBRI LETTI

 Commento all'intera trilogia qui











Voto 5/5
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Voto 3/5
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LIBRI REGALATI

In Danse macabre, che ormai è diventato un piccolo classico, Stephen King racconta una delle sue storie più coinvolgenti e stimolanti, quella di un mondo, e dei suoi abitanti, nel quale si è conquistato un posto d'onore e verso il quale continua a nutrire rispetto, curiosità e amore. Con la sua scrittura diretta e brillante, King celebra l'horror definendone gli archetipi in una danza in cui sfilano, tenendosi per mano, letteratura e z-movies, leggende metropolitane e cinema d'autore, serie tv, fumetti e perfino le figurine. L'approccio apparentemente acritico, dichiaratamente soggettivo, sbarazza il professor King da ogni accademismo lasciandolo libero di fare ciò che meglio sa: raccontare. Si crea il miracolo di un testo profondo e lieve allo stesso tempo, dalla prosa torrenziale e inventiva; di un saggio che, ben lungi dall'ispirarsi nella forma ai canoni tradizionali, è piuttosto un possente, affascinante amarcord. E, per gli appassionati, un'irresistibile occasione per sbirciare sotto il mantello del re. Del brivido.

Riguardo in generale al 2016, ho realizzato il fiappissimo obiettivo di 31 libri letti contro i 34 che mi ero prefissata e i 36 dello scorso anno.
C’è da dire che Magdeburg mi ha portato via tanto tempo, essendo composto da tante pagine. In effetti, sono a 10967 pagine contro le 11600 circa dello scorso anno, quindi dai, in effetti la differenza è di un paio di libri appena.
Ecco tutti i libri letti nel 2016:
1 - La ragazza meccanica, di Paolo Bacigalupi
2 - Generazione Dalek, di Nicholas Briggs
3 - Hyperversum Next, di Cecilia Randall
4 - L'anno della morte di Ricardo Reis, di José Saramago
5 - Nero elfico, di Daniele Picciuti
6 - Strade inquiete, di Alessandra Litrico
7 - I cavalieri del Nord, di Matteo Strukul
8 - Il dominatore delle tenebre, di H.P. Lovercraft
9 - Buon'apocalisse a tutti!, di Neil Gaiman e Terry Pratchett
10 - E venne la bestia, di Christian Antonini
11 - Il miraggio, di Gary Russell
12 - Il segreto delle nove monache di Akkon, di Domenico Bennardi
13 - Bourbon Kid. Il libro senza nome, Autore anonimo
14 - Non è un mestiere per scrittori, di Giulio D'Antona
15 - Mondo in fiamme. Una primavera di cenere, di Edoardo Stroppacciaro
16 - Il serpente di fuoco, di Sara Bosi e Massimiliano Prandini
17 - Senza filtro, di Alessandro Gazoia
18 - La cella sanguinaria, di James Goss
19 - Il Re Pescatore, di Tim Powers
20 - Nowhereland, di Federica Pelissero
21 - Silhouette, di Justin Richards
22 - Il cinghiale che uccise Liberty Valance, di Giordano Meacci
23 - Shining, di Stephen King
24 - Doctor Sleep, di Stephen King
25 - L'Eretico, di Alan D. Altieri
26 - La Voce, di Paolo Forteleoni
27 - La furia, di Alan D. Altieri
28 - Eternal War, di Livio Gambarini
29 - Il demone, di Alan D. Altieri
30 - Altrisogni vol. 3, AA.VV.
31 - Schegge, di Alfonso Zarbo
La media dei voti è 4,1, quindi direi che come anno è andato piuttosto bene.
Il libro migliore in assoluto è difficile da stabilire perché ho letto tanta roba buona. Il peggiore invece è stato “Il cinghiale che uccise Liberty Valance”, che ho già insultato a sufficienza in un post estivo.

Venendo a tirare le somme sulla mia attività editoriale, il 2016 è stato un anno di costruzione per “Scritture Fantastiche”, che subirà qualche piccolo cambiamento nei servizi offerti a partire da gennaio.
Portare in giro “Dopo 500 anni” mi ha dato molte soddisfazioni e ancora adesso arrivano bei commenti dai lettori.
Poi in maggio c’è stata la pubblicazione di “Ranuncolo Giallo” di cui non ho parlato molto perché volevo tenere in evidenza “Dopo 500 anni” ancora un po’, ma di cui comincerò a occuparmi con l’anno nuovo.
Da febbraio ho scritto un romanzo e mezzo, e uno dei due è passato alla seconda fase di IoScrittore (da cui però poi mi sono ritirata, come ricorderete, ma sono comunque soddisfazioni).
Basta così, direi. In realtà il 2016 è stato un anno di transizione. Speriamo che i frutti per cui ho lavorato sboccino nel 2017.
Tanti auguri a tutti!

lunedì 26 dicembre 2016

Schegge


SCHEGGE, di Alfonso Zarbo
Watson Edizioni, 243 pagine, € 10,00
Genere: racconti fantasy
Voto: 3/5
Consigliato se: siete maschi e amate l'avventura

“Schegge” è una raccolta di racconti di genere heroic fantasy (termine che oggi è stato sostituito da epic fantasy, sword and sorcery ecc…, ma in pratica sono tutte declinazioni dello stesso oggetto).
Devo dire che non mi è dispiaciuto poi così tanto. È vero, ho dato tre stelline su cinque, ma i miei voti si basano su una media che tiene conto di diversi parametri e, in effetti, qualche difettuccio c’era. Forse quello più evidente è un bilanciamento non perfetto delle trame, ma è il rischio e la difficoltà della forma narrativa del racconto che ha una lunghezza ovviamente diversa dal romanzo e quindi deve essere breve ma non troppo. Nei racconti di Zarbo c’è qualche passaggio un po’ affrettato e tutta la narrazione a volte perde d’incisività. Per intenderci, un racconto deve essere una piccola bomba che tiene compresso in un piccolo spazio tutto ciò che è necessario ed esplode in genere nel finale, e qui non è così.
A parte questo – che è la difficoltà più grande dei racconti, ripeto – Zarbo ha maturato con il tempo un ottimo stile, abbastanza evocativo e molto indicato per il genere che scrive, ovvero sia gente che va in giro armata di spade – preferibilmente con un nome figo – ad ammazzare gli altri per varie ragioni che spaziano dalla vendetta alla conquista alla difesa degli innocenti.
“Schegge” contiene nove racconti, alcuni dei quali già editi in passato in diverse antologie e qui rivisti e ampliati. Sono suddivisi in tre filoni.
I primi quattro appartengono tutti al medesimo ciclo narrativo che vede come protagonista il cacciatore di draghi Vortighern, vittima di una maledizione che gli fa perdere il controllo sulla sua furia – e giù morti. Il genere qui è molto molto vicino a Howard, tanto è vero che l’ultimo dei racconti, “Il teschio del demone”, avrebbe potuto benissimo avere come protagonista Conan.
L’ultimo racconto invece riprende il precedente lavoro di Zarbo, ossia la duologia di Ivengral edita qualche anno fa da Linee Infinite, e qui il genere vira più verso l’high fantasy.
I racconti che ho preferito, comunque, sono quelli centrali che si distaccano un po’ dai canoni e peraltro riescono anche a risentire meno del difetto di cui prima, cioè un certo disequilibrio nella trama. Forse dipende dal fatto che sono autoconclusivi e perciò più concentrati in se stessi, non lo so. Sopratutto ho apprezzato tantissimo “Il volere di Dio, la mano del Diavolo”, che rilegge in maniera del tutto originale le gesta del ciclo Carolingio, e “Come falene nella polvere da sparo”, che ha un’idea di fondo ottima.
Per concludere su questa raccolta, vi dirò di leggerla se vi piace il genere, perché comunque non potrete rimanerne delusi.
Però, piccola considerazione personale, aggiungo che mi piacerebbe che le case editrici la smettessero di pompare l’heroic fantasy sulle quarte di copertina con parole tipo “polvere, sangue, clangore, lame” e “Assassin’s Creed”. Perché, davvero, è testosteronico in maniera fastidiosa.
A noi pulzelle che leggiamo heroic fantasy non ce ne frega niente di quanto sono lunghe le vostre spade, ok? Avrei piacere che in Italia si cominciasse a staccarsi un po’ dai canoni howardiani e degli scrittori degli anni ‘80 e ‘90 per giungere, anche nel fantasy di questo tipo, a una narrazione più profonda e intimistica – pur con tutti i morti ammazzati che vi pare.
Non lo dico in particolare in relazione a Zarbo, è una tendenza un po’ comune che vorrei venisse superata per dare più profondità al genere. Il che non è affatto impossibile – avete presente Brandon Sanderson?

mercoledì 14 dicembre 2016

Altrisogni vol. 3


ALTRISOGNI VOL. 3, AA.VV, a cura di Vito di Domenico
Dbooks, € 2,99 in ebook
Genere: raccolta di racconti fantastici
Voto: 5/5
Consigliato se: vi piacciono le atmosfere del fantastico e siete convinti che gli italiani sappiano ben difendersi nel genere

Nella sua nuova forma, arrivata al vol. 3, Altrisogni raccoglie racconti inediti del fantastico a opera sia di autori noti sia di autori esordienti, tutti rigorosamente italiani.
In questo numero i racconti sono sette e spaziano dalla distopia all’horror e dall’horror al fantasy.
Inutile dire che sono tutti belli. La selezione fatta per costruire l’antologia è seria e si sente. Ogni contributo ha quelle caratteristiche che un buon racconto, pur nella sua brevità, deve avere: cura dell’ambientazione, costruzione della personalità dei personaggi, equilibrio nella trama.
Inevitabilmente tra i sette racconti c’è quello che mi è piaciuto di più e quello che ho apprezzato meno, ma non dirò quali per evitare classifiche. Voglio porre l’accento su un altro aspetto, piuttosto, ossia che tutte le storie, a loro modo, strizzano l’occhio a qualche classico del genere, sebbene siano in grado d’introdurre elementi di novità che evitano la banalità.
Prendiamo ad esempio il racconto di Alessandro Girola. L’autore non si limita a citare, ma s’inserisce proprio nell’universo letterario di Lovercraft; il suo merito è farlo in maniera originale, tirando in ballo addirittura un genio della nostra arte come De Chirico.
In conclusione, Altrisogni vol. 3 è un ottimo esempio di ciò che il fantastico in Italia è in grado di produrre.

domenica 11 dicembre 2016

Trilogia di Magdeburg

TRILOGIA DI MAGDEBURG, di Alan D.Altieri
composta da L'eretico, La furia, Il demone
Tea Libri
Genere: romanzo di ambientazione storica
Voto: 4/5
Consigliata se: avete tanta pazienza e un certo amore per lo splatter


ATTENZIONE! QUESTA RECENSIONE CONTIENE SPOILER! (Ma non su chi muore. Tanto l’andazzo è che muoiono - male - più o meno tutti).

Europa (letteraria). Anno Domini 1630.
Su un ramo del lago di Como due giovani possono finalmente convolare a giuste nozze, mentre in Francia tre moschettieri e un guascone hanno da poco salvato l’onore della regina Anna.
Intanto in Germania infuria l’Apocal… ehm, la Guerra dei Trent’Anni, che vede contrapposti i cattolici tedeschi ai protestanti guidati dal re di Svezia.
Abbiamo studiato sui libri di storia che la Guerra dei Trent’Anni fu una carneficina in cui i mercenari erano come orde che non si facevano scrupoli a uccidere, stuprare e torturare, ma in questi romanzi Altieri eleva la cosa alla massima potenza, tanto da mettere in scena sul serio una rappresentazione dell’Apocalisse. Non a caso si parla di lui come “Il maestro italiano dell’Apocalisse”.
Dicevamo della Germania, quindi. In questo scenario da incubo in cui il sole è perennemente oscurato dai fumi dei roghi e in cui non puoi uscire di casa senza imbatterti in un campo di ossa umane spolpate, si consuma una revenge story nerissima.
Ricordate quel meraviglioso romanzo di Abercrombie (“Il sapore della vendetta” nella traduzione italiana) in cui la mercenaria Monza per vendicarsi di suo fratello finiva con l’uccidere un centinaio di persone? O, per fare un paragone più noto, ricordate la Sposa di Tarantino che per arrivare a O-Ren Ishii uccideva tutti gli Ottantotto Folli? Ecco, qui è tutto moltiplicato per un enorme numero a caso, perché si perde il conto delle vittime a pagina 3 del libro uno.
La nostra Sposa è Wulfgar, misterioso eretico in nero che se ne va in giro a mietere vittime armato di katana. Ho detto che in questo commento ci sono spoiler perché, in effetti, dopo quello che ho scritto se leggerete il libro capirete abbastanza facilmente la sua identità, ma se siete un attimo sgamati l’avreste capito comunque. Non poteva che essere lui, e fino alla fine ci si chiede se tutti i personaggi attorno siano delle Lois Lane, che bastano un paio di occhiali (o, in questo caso, un drastico taglio di capelli e qualche tatuaggio da samurai) per confonderli.
Non so per quale motivo s’inserisca questa trilogia tra il fantasy. In realtà è un romanzo di ambientazione storica, improbabile ma non impossibile (nel 1630 era iniziato da poco il periodo Edo in Giappone, quindi l’epoca d’oro per i samurai, e il precedente letterario che narra dell’arrivo di un occidentale nella Terra del Sol Levante è Shogun).
La ricostruzione storica è davvero accuratissima e monumentale. Tutto l’impianto è monumentale, a dir la verità; deve essere stato difficilissimo da scrivere ed è molto difficile da leggere.
Di per sé la trama non è nemmeno nulla di eccezionale; vi ho detto che alla fin fine è una storia di vendetta, nulla di più, nulla di meno, ma il fatto che s’incroci con la Guerra dei Trent’anni e con l’assedio e il rogo della città di Magdeburg (che fu un vero Olocausto) le dà un’enorme spessore; così come a darle spessore sono i personaggi, il vero punto forte della narrazione. Sopratutto è interessante il nostro Bill di turno, il principe Reinhardt Von Dekken, che viene presentato all’inizio al massimo del suo fulgore e della sua potenza e poi man mano decade (anche fisicamente, in una vera e propria disgregazione) fino all’epilogo.
Ma che cosa rende davvero difficile questi romanzi? Qual è il vero motivo per cui ci ho messo tre mesi a leggerli e per il quale tutti su Anobii e Goodreads danno due stelline?
Lo stile.
Altieri non scrive male, lungi da me dire questo, anzi. È un maestro e nessuno come lui è capace di ricreare l’ambientazione con le parole; è davvero facile immaginarsi tutto ciò che mette in scena. Inoltre è efficace nei dialoghi e nelle azioni dei personaggi, possiede un lessico ampio e adeguato e sa come creare suspence.
Ma, santo cielo, non si può proprio dire che sia parco di parole.
Ripete, ripete, ripete. Non so quante volte ho letto che Wulfgar è un viandante in nero o che il vessillo della legione di Arnhem è un teschio con una serpe tra le cavità oculari.
Da un certo punto di vista tutte queste parole servono, come dicevo, a delineare l’ambientazione, ma sono sicura che i romanzi sarebbero stati benissimo in piedi anche con metà delle pagine.
In conclusione, non è una trilogia che mi sento di consigliare a tutti. Ci vuole pazienza nel leggerla e anche molto pelo sullo stomaco perché tra roghi di carne umana, gente squartata, gente tagliata a metà, eruzioni di sangue, stupri, mutilazioni, sodomia (gratuita) ecc… può capitare che dia un po’ di fastidio in alcune parti.
Però vale la pena perché, se ancora non lo è diventata, sono sicura che in futuro potrà essere considerata una pietra miliare della letteratura di genere italiana e, se siete aspiranti scrittori, avrete tantissimo da imparare da questi libri.

venerdì 2 dicembre 2016

I Libri del Mese: novembre 2016

Può sembrare che io abbia letto un solo libro questo mese, ma in realtà sono quasi arrivata alla fine della trilogia di Magdeburg (quindi preparatevi al commento nei prossimi giorni).
Per quanto riguarda i libri acquistati, mi sono procurata a Chiari "La Regina Rossa" di Sara di Furia, libro che adocchiavo da diverso tempo. Ho poi completato la mia collezione del Dottore, perché mi piace essere in pari con le pubblicazioni in italiano.

LIBRI LETTI


Voto: 5/5
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LIBRI ACQUISTATI

Nell’Inghilterra di metà ‘800 una bambina orfana viene adottata dalla nobile famiglia Klein, ma un abbozzo di sesto dito e un neo sul viso, considerati marchio di stregoneria, segnano il destino della piccola. Cresciuta nel sospetto, Christianne, ormai giovane donna, si distinguerà dalle sorellastre per la ribellione alle regole del suo tempo e l’incontro con Nicolas Bourbon, il giovane precettore assunto dalla famiglia per l’istruzione delle figlie, e con il suo corvo, darà inizio a una serie di eventi che movimenteranno la sua vita e che la porteranno a vestire anche i panni di Thomas Talbot per poter accedere alle conoscenze riservate al mondo maschile. In seguito alla morte di una delle sorelle, però, Christianne scoprirà di essere davvero in grado di vedere lo spirito dei morti e di poter comunicare con loro. La sua vita, allora, verrà di nuovo completamente stravolta, e tra fantasmi, segreti e inquietanti misteri, cercherà di svelare la verità sul proprio destino e sulla storia di una delle regine d’Inghilterra più famose di tutti i tempi: la Regina Rossa.

I Phaeron si spostavano tra le stelle utilizzando strade fatte di tempo e spazio, ma quando scomparvero milioni di anni fa si lasciarono dietro soltanto rovine. Cosa accadde loro realmente? Nel lontano futuro, alcuni umani scoprono l'ultima Via dei Phaeron e il Dottore e Clara si uniscono alla loro missione per scoprire dove conduce. Ogni membro della spedizione sa esattamente cosa sta cercando, ma solo il Dottore sa cosa troveranno. Perché solo il Dottore conosce il vero segreto dei Phaeron: un segreto talmente terribile e potente da dover essere sepolto nella tomba più profonda che si possa immaginare.



Ashildr, una ragazza Vichinga, è morta aiutando il Dottore e Clara a salvare il villaggio che amava. Per premiare il suo eroismo, il Dottore si è servito di una tecnologia aliena e l'ha riportata in vita: Ashildr è divenuta immortale - La donna che visse. Da quel giorno, la ragazza ha tenuto un diario per raccontare la sua vita straordinaria. Le Leggende di Ashildr sono uno scorcio su alcune di queste storie: le sfide affrontate, le battaglie vinte e i tesor trovati. Queste pagine raccolgono i racconti di una donna che ha vissuto più a lungo di quanto avrebbe dovuto e che ha perso più di quanto possa ricordare.

venerdì 25 novembre 2016

Segnalazione: Altrisogni Vol. 3

Dal 21 Novembre è disponibile su dbooks.it e Amazon.it l’ebook Altrisogni – Antologia di narrativa fantastica, Vol.3. A un anno dal volume precedente, una nuova selezione di racconti inediti che propone sette opere di ottimi scrittori italiani tra fantasy, horror, fantascienza e weird.
Sette storie che spaziano dall’epic fantasy alla fantascienza distopica, dall’horror dissacrante al weird più inquietante. Un mix di stili, emozioni e suggestioni pensato per soddisfare anche i lettori più esigenti.
L’ebook (ePub e Mobi) è acquistabile sul sito dell’editore dbooks.it e sul Kindle Store di Amazon.

L’immagine di copertina è opera di Paolo Lamanna, illustratore professionista che già ha arricchito con le sue immagini Altrisogni Vol.1 e Altrisogni Vol.2, e che dopo le atmosfere sci-fi e horror arriva qui a giocare con gli elementi tradizionali del fantasy.

Altrisogni Vol.3 contiene i seguenti racconti:

Figlio di canti, fantasy epico di Davide Camparsi; Dietro il frigorifero, horror/weird di Federica Leonardi; Furore, fantascienza distopica di Claudio Magliulo; Hell Express, horror/pulp di Matteo Pisaneschi (racconto vincitore del Premio F.M. Crawford 2014); Mordred, fantasy arturiano di Fernanda Romani; La lunga notte del ladro di ricordi, distopico/post-apocalittico di Davide Schito e infine Veduta di Carcosa, weird lovecraftiano scritto dall’ospite d’onore di questo numero: Alessandro Girola.

Girola è forse il più noto e acquistato degli autori indipendenti italiani, citato anche dalla patinata rivista Wired: un vero professionista della scrittura, capace di miscelare generi e sottogeneri del fantastico in modi a volte impensabili, ma sempre con passione e perizia. Numerosi i suoi ebook che potete trovare su Amazon, dalla recente trilogia supereroistica “milanese” del Basilisco al ciclo steampunk-ucronico-risorgimentale dei Robot di Lamarmora, passando per il devastante e attualissimo Grexit Apocalypse. Ad Altrisogni, Girola ha voluto regalare un gioiellino horror che incrocia gli universi di Howard Phillips Lovecraft con le atmosfere della pigra provincia italiana… e la figura un’importante artista della pittura: Giorgio De Chirico.

Ancora una volta l’intento di Altrisogni, dei suoi curatori e dell’editore dbooks.it è dichiaratamente quello di diffondere la narrativa fantastica italiana di qualità. Il resto sta ai lettori.

Altrisogni – Antologia di narrativa fantastica, Vol.3 è acquistabile a 2,99 euro su dbooks.it e su Amazon.it nei formati ePub e Mobi.

Per info e approfondimenti:
Sito dell’editore: www.dbooks.it
Sito di Altrisogni: www.altrisogni.it
Email: altrisogni@dbooks.it

giovedì 17 novembre 2016

Segnalazione: Zucchero filato volante di Fernando Camilleri

Oggi segnalo il romanzo di esordio di un giovane autore siciliano, Fernando Camilleri.
Il suo "Zucchero Filato Volante" è un romanzo di formazione tra fantasy e fantascienza, che segue le vicende fantastiche di un ragazzino di 11 anni e quelle più "terrestri" delle persone attorno a lui.

Titolo: Zucchero Filato Volante
Autore: Fernando Camilleri
Casa editrice: Eretica Edizioni
Data di pubblicazione: 24 agosto 2016
Prezzo: 14,00 € (cartaceo)
Genere: Fantascienza, Orrore, Fantastico, Avventura.
Pagine: 140
Quarta di copertina: Felice ha undici anni e un sogno: vuole diventare astronauta a ogni costo. Quasi sempre, però, i sognatori trovano degli ostacoli durante il loro cammino e quando Felice si imbatterà in un magico e bizzarro personaggio, sarà costretto a dover prendere la decisione più importante della propria vita. Attorno all'avventura del giovane undicenne, storia centrale del romanzo, orbitano le vicende di altre persone afflitte da problemi “terrestri”, in una coinvolgente spirale di mistero e suspense, nella quale la fantascienza si mescola con la drammaticità della vita.
Estratto del libro: Nella minuta mano sinistra, dita tozze e robuste stringevano il flauto. «Cosa stavi suonando?» chiese il giovane, simulando un tono amichevole. Il nano non rispose alla domanda. Felice realizzò che non era stata una buona idea quella di spingersi fin lì. Si guardò attorno e vide che non c’era alcun vialetto per giungere in quel punto del bosco, né tantomeno per fuggirne via.
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martedì 8 novembre 2016

Eternal War. Gli eserciti dei santi


ETERNAL WAR. GLI ESERCITI DEI SANTI, di Livio Gambarini
Acheron Books, 201 pagine, €12,00
Genere: fantasy storico
Voto: 5/5
Consigliato se: v'intriga la Firenze del 1200

Ho letto questo libro con estrema sofferenza perché l’autore ha la mia età ed è, a spanne, almeno tre volte più bravo di me.
Prima di parlare del romanzo, parliamo un po’ dell’editore. Acheron è una realtà abbastanza nuova nel panorama italiano (un paio di anni, forse meno), ma sin da subito ha avuto un’impronta fortissima e una grande personalità. La loro mission è pubblicare letteratura fantastica con un setting rigorosamente italiano da tradurre subito per l’estero, ragion per cui il sito è tutto in inglese e i romanzi escono bilingui.
Gambarini è il loro autore più giovane e ha fatto della scrittura il suo mestiere, dato che insegna scrittura creativa all’Università Cattolica di Milano. Si intuisce che è un professionista da piccoli dettagli, come lo show don’t tell perfetto o il cambio di registro che avviene nei due filoni in cui è suddiviso il romanzo.
Al di là dei tecnicismi, il romanzo è proprio figo.
Si tratta di un fantasy storico ambientato a Firenze nel 1200, e a che cosa si pensa subito? È facile, guelfi e ghibellini e Dolce Stil Novo.
In effetti, il protagonista umano è Guido Cavalcanti, il famoso amico di Dante (che pure fa una capatina nel romanzo).
L’idea del fantastico sta in questo: le azioni degli umani sono guidate da spiriti che agiscono su un diverso piano dell’esistenza e sono in guerra tra loro. Si tratta di numi tutelari, una via di mezzo tra angeli custodi e penati romani. Il protagonista vero del romanzo, quindi, è Kabal, lo spirito guida della famiglia Cavalcanti.
È un bellissimo libro, di più non ho da dire.
Peraltro ho scoperto per caso a Chiari che Gambarini ha esordito con un romanzo storico, quindi c’è già esperienza in questo che si ritrova nella ricostruzione dell’ambientazione.

mercoledì 2 novembre 2016

I libri del mese: ottobre 2016

Sono ancora impantanata (è proprio il caso di dirlo, vista l'ambientazione lugubre) nella trilogia di Magdeburg (che comincia a diventare davvero interessante solo da pagina 600 del libro 2), perciò per le letture di questo mese posso parlare solo de "La Voce" di Paolo Forteleoni, che è stata una pausa tra un ammazzamento e... beh, altri ammazzamenti (e peraltro anche questo è un libro con dei morti, ma non al livello di Altieri. Mai al livello di Altieri).
Invece per quanto riguarda i libri acquistati ce ne sono tanti, avendo io fatto incetta durante Stranimondi. Vi dirò che avrei voluto della fantascienza pura italiana, ma non ho trovato nulla d'interessante (a meno di voler puntare su Urania, ma ho preferito dare soldi ai piccoli editori).
La fantascienza è un casino da vendere, ancora più dell'horror. Ho l'impressione che l'acquistino davvero solo i trekker maschi di mezza età, perciò, almeno da noi, se ne produce con il contagoccie. Vabbé, vedremo se ci sarà mai un'inversione di tendenza. Intanto ecco i libri del mese.

LIBRI LETTI 

Voto: 2/5
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LIBRI ACQUISTATI

Una città nella città, nascosta tra i palazzi, i negozi e le strade di Torino: è la città dei maghi e delle streghe viaggianti di O.
Gala vive qui. È una strega di quindici anni, pigra ed egocentrica, ha un grande potere e viaggia nel tempo per difendere dai negromanti le opere d’arte che custodiscono i segreti magici e le Vie della conoscenza.
Kundo è il maestro che le viene affidato suo malgrado: è un vecchio monaco medievale, irascibile e dotto, messo a riposo per un oscuro sospetto che grava su di lui.
La missione che viene loro affidata è estremamente pericolosa: salvare la grande cattedrale di Notre Dame di Chartres dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Da qui il viaggio li porterà molto oltre i confini del tempo e dello spazio: nella terra delle fate, dove tutto è ambiguo e non è facile distinguere il bene dal male e neppure scegliere da che parte stare.
Gala dovrà affrontare i suoi incubi peggiori, imparare ad amare, a perdere e ad affrontare il dolore.
Dovrà discendere nel grande labirinto disegnato sul pavimento di Chartres e in quello più profondo della sua anima per trasformare il potere dell’oscurità in una nuova luce.

In una Roma sventrata dall’Apocalisse, un peccatore falcia tutto
quello che incontra per addentrarsi nell’incubo.
Nella Spagna delle Crociate, il Diavolo scatena la furia di un cavaliere
ossessionato dalla fede.
Tra dune e templi in rovina, un console e un barbaro indagano
su una regina rapita, mentre ai confni di una terra morente un ultimo
plotone di elf lotta per sopravvivere.
Una raccolta di avventure per gli amanti del Fantasy, da vivere
con un cacciatore di draghi, su navi spettrali o sulle spiagge insanguinate
del Nuovo Mondo, attraverso lo sguardo di un soldato spagnolo
che non ha nulla da perdere tranne la sua identità.
Nove affilatissime schegge conficcate nella storia e nell’immaginario.

Venezia Nuova, Anno del Signore 1516, cento e settantunesimo dall'arrivo del Flagello dei Morti e dalla caduta dei Vecchi Regni: il cosiddetto Rinascimento Macabro. Qui vive l’ultima discendenza di Marco Polo, custode di un misterioso tesoro bramato da elementalisti e signori della guerra, pronti a tutto pur di impossessarsi delle sue favolose ricchezze. Ma la caccia all’eredità dei Polo è già cominciata! A contrastare le mire di Thomas Linche, condottiero del Sacro Impero di Francia, c’è solo un manipolo di rinnegati, furfanti e ciarlatani, veri e propri guiscardi senza gloria, che dovranno affrontare le innumerevoli insidie del loro mondo decaduto. Da Venezia Nuova alla Laguna Nera, dal Castello di Otranto alla Città Dolente di Napoli, la ricerca del segreto perduto di Marco Polo li porterà a misurarsi con spadaccini meccanici, automi vitruviani e abomini senza nome generati dal Flagello.
Il dark fantasy GUISCARDI SENZA GLORIA è il primo romanzo di Ultima Forsan, l’ambientazione tutta italiana per il gioco di ruolo Savage World, creata da Mauro Longo e Giuseppe Rotondo, e già tradotta e pubblicata in inglese, spagnolo e russo.

Firenze, tredicesimo secolo. La guerra tra Guelfi e Ghibellini distrugge intere famiglie. Tutta la Toscana è sconvolta, ma le due fazioni non sanno che la loro guerra è solo il pallido riflesso di uno scontro che dura da secoli tra i misteriosi abitanti delle lande dello Spirito.
Con ogni mezzo a sua disposizione, Kabal, spirito guida della famiglia Cavalcanti, trama per non soccombere e conquistare il potere. Ha un asso nella manica: il suo nuovo capofamiglia umano, il guerriero e poeta Guido Cavalcanti. Per salvare la sua città e coronare il suo sogno d'amore, Guido dovrà inseguire il miraggio di una pace impossibile, e in questo lo aiuterà un giovane e timidissimo poeta, di nome Dante Alighieri...
Guerra, tradimenti, intrighi e magia in perfetto equilibrio tra la ricostruzione storica e il fascino di ciò che si cela dietro le quinte dell'umanità, con la cornice fiorentina della Divina Commedia!

Nella Roma che si avvia verso l'Impero, Giulio Cesare viene ucciso da una folta corte di congiurati, nomi eccellenti della vita politica che eliminano colui che sta radicalmente trasformando la Repubblica in Impero. Ma, come sempre, nulla è davvero come sembra, così le terze parti di un mondo nemmeno immaginato si agitano nel sottofondo e producono deviazioni, perché l'osservatore altera il risultato. Cosa ne sarà della storia di Roma quando gli effetti parossistici dell'osservazione diventeranno protagonisti?




Fra omicidi, tradimenti e giochi di palazzo, seguiamo i Medici sin dagli inizi dell’ascesa alla Signoria fiorentina, in una ridda di intrighi e colpi di scena che vedono come protagonisti capitani di ventura senza scrupoli, fatali avvelenatrici, spietati mercenari svizzeri ma anche artisti geniali e ammalianti cortigiane. Al centro del primo romanzo è Cosimo de’ Medici, il patriarca, colui che pose le basi affinché una famiglia di banchieri potesse diventare il centro del mondo. L’Uomo al potere di cui si raccontano le gesta nel secondo capitolo della saga è invece Lorenzo il Magnifico, abile politico, grande mecenate delle arti e poeta egli stesso: seguiremo il suo amore contrastato con Lucrezia Donati e le cospirazioni contro di lui, che sfociarono nel bagno di sangue della Congiura de’ Pazzi. Infine, nell’ultimo libro della trilogia, il personaggio principale è Caterina de’ Medici, la regina di Francia, moglie di Enrico ii. Nella Parigi del xvi secolo, fra guerre di religione e tradimenti, dovrà contrastare il successo crescente della sua rivale, l’amante del re, Diana di Poitiers, e trovare alleati in una corte straniera ostile. Un grande affresco storico, in grado di restituirci con appassionante verità la grandezza del genio di Brunelleschi e di Leonardo da Vinci, i fasti delle corti italiane del Quattrocento, le oscure e violente trame dei cospiratori e i rischi che corre chi ambisce ad accrescere uno smisurato potere.

domenica 30 ottobre 2016

La Voce


LA VOCE, di Paolo Forteleoni
Watson Edizioni, 161 pagine, € 10,00
Genere: horror
Voto: 2/5
Consigliato se: amate l'horror e le atmosfere alla Stephen King 

Non sono stata molto entusiasta di questo libro e mi dispiace dirlo perché l’autore è un ragazzo carinissimo (molto più giovane di me, il che mi fa sentire una vecchia chioccia), ma vale sempre l’assunto per cui è più utile mettere in evidenza i difetti di un romanzo piuttosto che spendersi in lodi generiche e fasulle.
Quindi, che cosa c’è che non va?
A rifletterci, si tratta di difetti dovuti al fatto che l’autore è un esordiente.
Lo stile è molto acerbo, e questo si coglie dalla sua impersonalità. È un concetto difficile da rendere a parole, bisognerebbe leggere qualche pagina del romanzo per capire, ma è palese che l’autore è ancora alla ricerca della sua “voce”.
Il secondo grosso difetto è la costruzione della trama. Più che a un romanzo, qui siamo di fronte a un racconto lungo.
Gli esordienti si possono dividere in due categorie: quelli che usano valanghe e valanghe di parole e ribadiscono più volte concetti ovvi e quelli che sono così asciutti nello stile da dare troppo per scontato. Questo romanzo si colloca nella seconda categoria e il problema reale è che salta porzioni troppo consistenti della storia (il protagonista ha 16 anni, poi subito dopo 18, poi più di 20). Di per sé non è un errore, uno scrittore è libero di dilatare il tempo della narrazione a suo piacimento, ma deve comunque stare attento che i salti non taglino parti che sarebbero fondamentali per una maggiore comprensione del testo e, perché no, anche per un maggiore coinvolgimento del lettore.
Ok, mi rendo conto che anche questo è un concetto difficile; ancora una volta, dovreste leggere il libro per capire. Dico solo che quando ci sono delle morti che hanno tutta l’aria di essere omicidi a qualcuno dovrebbe venire in mente d’indagare in maniera approfondita, e peraltro questa poteva essere la scusa per scrivere un romanzo molto più complesso e lungo almeno il triplo.
Comunque l’autore è giovane e questo è il suo primo lavoro, perciò tempo per migliorare ne ha. C’è potenziale, non si tratta di uno di quegli scrittori (cioè, uno di quelli che buttano giù delle parole su un foglio) a cui consiglieresti di cambiare mestiere perché è palese che non hanno la vena artistica.
In tutto questo non ho detto nulla della trama. Il romanzo è un horror o, se volete, un thriller sovrannaturale che ha come protagonista il giovane Amilcare e come antagonista una misteriosa “voce” che, almeno in apparenza, appartiene a un essere demoniaco che ha un qualche conto in sospeso con il nostro eroe. Ho contato almeno due citazioni di Shining (the movie, però) a riprova che l’autore è un grande estimatore di Stephen King.

mercoledì 26 ottobre 2016

Segnalazione: Il mangiabambini di Ignazio Rasi

Siccome questo mese sono lentissima a leggere ed, ergo, il numero dei post si sta riducendo, ne approfitto per segnalare una delle nuove uscite di Watson Edizioni (che troverete a Chiari, 5 e 6 novembre!).
Si tratta di un thriller che, dalla trama, pare avere il respiro della miglior tradizione noir d’oltreoceano.
Lo trovate sul sito dell'editore

Roma. Laura Rivelli, otto anni, scompare in un grande magazzino. Ventiquattr’ore dopo il suo corpo viene ritrovato, orrendamente mutilato, a Fiumicino. Nella spazzatura. Il caso resta irrisolto. Nessuna pista, nessun indizio. Roma. Otto anni dopo. L’ispettore Camarda e il sovrintendente Perinetti sono alle prese con un fallito tentativo di rapina a mano armata quando ricevono l’ordine di andare a prelevare a Fiumicino Linda Cohen, agente dell’FBI. Una donna sicura, determinata e specializzata su “Soggetti particolari”. La morte è il suo mestiere. Ma questa volta la morte le porta una storia che non avrebbe mai voluto ascoltare: là fuori, in agguato, c’è un serial killer astuto e feroce, un perverso assassino. È l’uomo che ha mutilato Laura Rivelli otto anni prima e che ha ucciso altri bambini, tutti della stessa età. Madrid, Svizzera, Birmingham, Dusseldorf, Vienna, Norvegia, Parigi: otto omicidi apparentemente senza collegamento tra loro. Otto casi irrisolti. Otto paesi diversi. Otto vittime uccise senza alcun motivo.

Chi è l’assassino? Perché li uccide? E cosa si nasconde dietro il numero otto? Una volta percepito il sottile filo che unisce indissolubilmente i delitti, Linda parte per la sua crociata personale che ha luogo proprio nella capitale, la città dove si è tenuto il battesimo di sangue dell’assassino. Si troverà a scandagliare la mente del killer e quella che sembra una difficile indagine diventerà un’ossessione, qualcosa la lega al mangiabambini. Una corsa contro il tempo per salvare l’ennesima vittima, colpi di scena, ritmo incalzante e un finale sorprendente che vedrà l’agente dell’FBI e il mangiabambini impegnati in un faccia a faccia duro e crudo per una resa dei conti che sconvolgerà il lettore.

martedì 18 ottobre 2016

Stranimondi 2016. Resoconto

Scusate se arrivo sempre con due giorni di ritardo (essere sul pezzo non è il mio forte), ma comunque sabato e domenica si è svolta l’avventura di Watson Edizioni a Stranimondi a Milano.
L’evento organizzato dalla Delos ha visto succedersi incontri e presentazioni con autori del fantastico internazionali (Altieri, Sullivan, Reynolds, Campbell…) e altri meno noti (io e Francesca Caldiani, per esempio).
Nella Casa dei Giochi in via Uguzzone è stato allestito uno spazio espositivo per una ventina di editori del fantastico, tra cui anche noi di Watson.
In termini generali, le cifre riportano un grande successo per l’evento: circa mille presenze in due giorni, il doppio dello scorso anno. La maggior parte del pubblico erano appassionati del genere se non proprio addetti ai lavori, maschi, di età dai 30 in su. I nerd puri e duri degli anni ‘80, in buona sostanza.
È normale per una manifestazione che, tutto sommato, punta sopratutto sulla fantascienza (Urania regna sovrana). Che poi, fantascienza deve essere per forza = uomini? È stato l’argomento del panel che ha visto protagoniste tre autrici di fantascienza (Tricia Sullivan, Nicoletta Vallorani, Emanuela Valentini) e la critica Giulia Iannuzzi.
Tricia viene dagli Stati Uniti, terra anglofona dova la fantascienza ha di sicuro più dignità che da noi, eppure in quanto autrice donna si sente sola come la particella di sodio. Questo perché, in un mondo in cui ancora regna l’idea che le donne debbano stare a casa a curare i figli, le scrittrici di fantascienza per adulti non riescono a far decollare la loro carriera; non vengono pubblicate oppure, se riescono a farsi pubblicare, non hanno la giusta spinta dagli editori, oppure hanno l’idea di avere un bambino e dopo due anni di stop sono costrette a ricominciare tutto daccapo.
Sembra di parlare di un posto che conosciamo bene (in Italia vengono snobbati persino gli autori maschi di fantascienza, figurarsi le donne) eppure la realtà all’estero è identica, sintomo di quanto il mondo sia paese in queste cose.
Il secondo incontro a cui ho assistito è stato quello con l’artista Maurizio Manzieri e io e Francesca siamo state un’ora in trance con la bocca aperta mentre scorreva la presentazione delle sue opere.
Tanto non ti fa la copertina per meno di cinquemila dollari, ma sognare non costa nulla.
Venendo al particolare, Watson ha avuto un buon successo di vendita. Io e Francesca abbiamo fatto una presentazione moderate dal buon Antonio Schiena e abbiamo ottenuto ottimi riscontri da tutte le blogger femmina che giravano per l’evento (in una sorta di solidarietà di genere, evidentemente). Ringrazio tutte queste ragazze gentilissime che hanno speso qualche parola per noi sui loro blog.
Grazie all’editore Ivan Alemanno che è venuto da Roma con tutti i libri in spalla dopo che lo abbiamo stressato per tutta la settimana precedente.
Ho rivisto con molto piacere Alfonso Zarbo, venuto per il suo nuovo libro “Schegge”. Ho conosciuto Elena Cabiati (La viaggiatrice di O) e Paolo Forteleoni (La Voce) e spero di rivederli a Chiari (a proposito, tra tre settimane!).
Ho stalkerato un po’ Altieri e gli ho ficcato in mano una copia del mio libro, mentre Francesca stalkerava Manzieri (siamo una coppia spaventosa) e ho incontrato tanta gente che non vedevo da un po’.
Credo che Stranimondi sia l’evento di riferimento per il fantastico italiano. Ho comprato tanti libri nuovi (che mi mancano i libri da leggere…) e in generale sono molto soddisfatta.
Prossima tappa: Rassegna della Microeditoria di Chiari, 5 e 6 novembre!

lunedì 3 ottobre 2016

I Libri del Mese: Settembre 2016

Questo mese la novità in libreria era ovviamente Harry Potter e la maledizione dell'erede.
Da buona fan della prima ora di Harry sarei dovuta correre a comprarlo, ma avevo deciso di non farlo già guardando l'edizione inglese perché ho capito che dentro ci sono tali e tante baggianate da renderlo uno spreco di soldi.
Andrei a vedere lo spettacolo teatrale, questo sì, e se mi capita un pensiero ce lo faccio, e magari allora leggerò prima il testo (giusto per non andare lì e non capirci una cippa) ma per ora resta sullo scaffale della libreria.
Tutto questo per dire che ho comprato sì dei libri, ma di tutt'altro genere.
Per quanto riguarda le letture, quasi tutto il mese è stato occupato da "L'Eretico" di Alan D. Altieri, di cui non ho ancora scrittto nulla perché voglio finire la trilogia prima di parlarne.

LIBRI LETTI 

Voto: 4/5
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Voto: 3,5/5
Commento prossimamente











LIBRI ACQUISTATI

Scritto nel 1932, "Il mondo nuovo" è un romanzo dall'inesausta forza profetica ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, nel quale ogni aspetto della vita viene pianificato in nome del razionalismo produttivistico e tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi da fame, guerra, malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. In cambio del benessere fisico, però, devono rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento, a ogni manifestazione della propria individualità. Al romanzo seguono la prefazione all'edizione 1946 del "Mondo nuovo" e la raccolta di saggi "Ritorno al mondo nuovo" (1958), nelle quali Huxley tornò a esaminare le proprie intuizioni alla luce degli avvenimenti dei decenni centrali del Novecento.

Il cinema e la letteratura hanno da sempre raccontato le gesta dei pistoleri veloci e letali, sceriffi implacabili, giudici dall'impiccagione facile, assalti alle diligenze, rapine alle banche, sparatorie selvagge. Ma quanto c'è di mitico e quanto di vero? In questo libro Mario Raciti esamina le dinamiche storiche, sociali e ambientali che resero il West americano un territorio violento e pericoloso. Ripercorre le gesta e le vite di alcuni protagonisti della storia della Frontiera - uomini di legge, cacciatori di taglie, banditi psicopatici, cowboy, prostitute, giocatori d'azzardo, pistoleri sanguinari o semplici pionieri. Sfata alcuni miti duri a morire, mette in mostra il lato brutale della vita quotidiana nel vecchio West e illustra i pericoli di una terra che fu allo stesso tempo meravigliosa e selvaggia.

lunedì 19 settembre 2016

Watson Edizioni a Stranimondi 2016

Avevo accennato in un post precedente che questo sarebbe stato un autunno particolarmente impegnativo dal punto di vista fieristico.
Vi ho già segnalato la SugarCon 2016, che avrà luogo a Padova questo fine settimana. Poi naturalmente a fine ottobre c’è Lucca Comics&Games, arrivata quest’anno al 50esimo anniversario, ma che per me temo salterà di nuovo.
Per quanto riguarda Watson Edizioni, quattro sono i prossimi appuntamenti: Romics dal 29 settembre al 2 ottobre, Stranimondi a Milano il 15 e il 16 ottobre, la Fiera del Libro di Francoforte (!) dal 19 al 23 ottobre, la Rassegna della Microeditoria a Chiari il 5 e il 6 novembre.
Io parteciperò a Stranimondi e a Chiari.
Per Chiari notizie prossimamente, intanto parliamo di Stranimondi.
Si tratta di due giorni organizzati da Delos Books interamente dedicati al fantastico italiano. Arrivata alla seconda edizione, la manifestazione prevede una mostra mercato del libro con esposizione degli editori, presentazioni e incontri con autori del calibro di Alan D. Altieri, Franco Forte (naturalmente, in quanto direttore editoriale di Delos Books), Ramsey Campbell, Alastair Reynolds, Tricia Sullivan, Gianfranco Manfredi, Massimo Polidoro e Chiara Montanari.
La figata è che io e Francesca Caldiani presenteremo i nostri romanzi sabato 15 alle ore 11.30, moderate da Antonio Schiena.
Ok, abbiamo nient’altro che mezz’oretta da spartirci in due, ma vedersi inserito nel programma dei Delos Days è una grande emozione per un autore italiano di fantastico.
Qui trovate tutte le informazioni sulla manifestazione.
Io, Francesca e Antonio terremo lo stand di Watson Edizioni per tutta la durata della mostra e vi aspettiamo per fare due chiacchiere.Troverete, oltre ai nostri romanzi, tutta la proposta Watson nel campo del fantastico, tra cui le ultime opere di Alfonso Zarbo ed Elena Cabiati (che, ricordo, hanno la copertina disegnata dal maestro Barbieri).

giovedì 15 settembre 2016

SugarCon 2016

Torna la SugarPulp Convention per il sesto anno di fila, l’evento organizzato dall’associazione SugarPulp di Padova che riunisce in quattro giorni scrittori italiani e internazionali di genere pop.
Quest’anno il sottotitolo è “Rebels” ed è provocatore; sta a indicare i “ribelli della cultura” in un tempo (e, ahimè, in una città) in cui la cultura viene messa da parte, snobbata, considerata noiosa e da sfigati.
A dimostrazione che non è così e che per fortuna certa gente se ne frega dei pregiudizi, ecco questa nuova edizione della SugarCon.
Le date sono 22-25 settembre. Le location spaziano da Padova al Polesine. Tra gli autori invitati, Massimo Carlotto, Claudio Villa, Alex Connor, Nicolai Lilin…
Trovate tutto il programma e anche il link per prenotare gli eventi sul sito ufficiale.
Aggiungo, per chi conosce la situazione che si sta venendo a creare a Padova per la cultura, che questa manifestazione è stata organizzata senza l’ausilio di fondi pubblici, segno che si può continuare a combattere e anche vincere contro l’oscurantismo (che è una parola un po’ forte, ma rende l’idea). Da veri ribelli, insomma.

domenica 11 settembre 2016

Doctor Sleep


DOCTOR SLEEP, di Stephen King
Sperling&Kupfer, 517 pagine, € 19,90
Genere: horror
Voto: 4/5
Consigliato se: non attendevate altro che il sequel di Shining 

Che fine ha fatto il bambino di Shining?
Tutti ce lo siamo sempre chiesti. Volevamo sapere se fosse rimasto traumatizzato dal fatto che suo padre, posseduto dallo spirito malvagio di un albergo, avesse provato a ucciderlo.
Se l’è domandato in tutti questi anni anche Stephen King e il risultato è “Doctor Sleep”, che vede come protagonista un Daniel Torrance cresciuto.
Dato che la mela non cade mai troppo lontana dall’albero, Dan ha imboccato la stessa china discendete di suo padre, quella dell’alcolismo, sebbene la sua motivazione sia da ricercare nel desiderio di mettere a tacere la luccicanza e i suoi fantasmi.
Contrariamente a quanto accadeva a Jack, però, Dan riesce a uscirne aiutato dagli Alcolisti Anonimi. Si ricostruisce così una vita in una cittadina del New Hampshire, dove diventa inserviente di un ospizio e aiuta con i suoi poteri a rendere più dolce ai pazienti il momento del trapasso, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Dottor Sonno”, Doctor Sleep per l’appunto.
Ben presto la sua strada s’incrocia con quella di Abra, una ragazzina in possesso della luccicanza più splendente mai vista. Abra è in pericolo perché è stata presa di mira dal Vero Nodo, un gruppo di “vampiri” che si nutrono di luccicanza.
Stephen King si è un po’ sbiadito con il tempo, o magari sono io a essere cresciuta, ma non ritrovo nei suoi libri più recenti lo stesso brivido che sapeva darmi una volta.
Anche questo “Doctor Sleep” è un bel romanzo, ma ha quel qualcosa d’indefinibile che non mi ha convinta al 100%.
Sopratutto il personaggio di Abra non mi ha convinta. Non voglio spoilerare, perciò mi limito a dire che non ho ritrovato in lei le caratteristiche che dovrebbe avere una ragazzina di 13 anni. Per quanto la luccicanza la renda particolare, si comporta un po’ come una vichinga selvaggia, il che andrebbe benissimo se fossimo in Norvegia nel 1000 d.C., ma un po’ meno negli Stati Uniti del XXI° secolo.
Un po’ in generale nel romanzo manca quella morale propria dell’uomo comune occidentale, che dovrebbe provare almeno un po’ di rimorso dopo aver sparato in testa a qualcuno, sebbene per autodifesa.
Non so se sia la conseguenza dell’11 settembre (citato nel romanzo) che ha fatto sentire gli americani autorizzati a uccidere i cattivi senza problemi, o sia proprio una scelta dell’autore questa dicotomia netta tra bene e male come nei romanzi di high fantasy.
I cattivi, poi, non sono così cattivi. È vero, uccidono i ragazzini, ma è una questione di sopravvivenza. Sono come i leoni che ammazzano le gazzelle.
A parte ciò, come sempre nei romanzi di King emerge il sentire della vita a stelle e strisce che noi lettori d’oltreoceano tutto sommato amiamo; piccole cittadine, bar malfamati e motel, e persino il popolo dei camper.

lunedì 5 settembre 2016

The Young Pope

Ieri ho fatto una gran faticata per arrivare al Lido di Venezia per andare a vedere “The Young Pope”, ovvero sia le prime due puntate della nuova serie televisiva targata Sky e HBO girata da Paolo Sorrentino.
Con ordine. Voglio prima fare una premessa sulla Mostra del Cinema.
È il primo anno che riesco ad andarci e tra autobus, treno e vaporetto ci ho messo tre ore all’andata e altrettante al ritorno (partendo da Padova, eh, non da Milano). La Mostra è bellissima, ma è un’esperienza che va organizzata bene per godersela, altrimenti si rischia come è capitato a me ieri di stancarsi tantissimo per vedere un film solo. Quindi ci vuole:
A – La Carta Venezia;
B – Un piano di programmazione serio per incastrare le proiezioni con qualche tappeto rosso;
C – Molta pazienza, molta crema solare, molta acqua e un buon cappello.
Quest’anno si può dire che sia stata una missione esplorativa di un giorno.
Ho scelto di vedere “The Young Pope” per vari motivi. Quello più terra terra è, banalmente, Jude Law, che è il protagonista della serie.
Secondariamente (in ordine di elevatezza di motivi) parte della serie è stata girata a Venezia e conosco gente che ha fatto la comparsa, perciò avevo una certa curiosità da un po’ di mesi.
Terzo, do sempre una possibilità a Sorrentino, che a volte per me è “no”, a volte un “sì” pieno.
Stavolta è stato un “sì”.
Il plot della serie, che si snoda per dieci puntate (su Sky dal 21 ottobre), è il seguente: l’americano Lenny Belardo è il più giovane cardinale mai eletto al soglio pontificio. È un uomo bello e intelligente, con una memoria ferrea ma, per sua stessa ammissione, irritabile e vendicativo.
In apparenza è un progressista, come pare suggerire un sogno riguardo alla sua prima omelia; da sveglio, tuttavia, appare come un conservatore intransigente, circostanza probabilmente legata al trauma dell’abbandono subito da piccolo, quando i suoi genitori hippies lo hanno lasciato in un orfanotrofio di suore per recarsi a Venezia per qualche misterioso motivo.
Lenny fuma, beve Coca Cola alla ciliegia, detta legge in Vaticano, ha idee tutte sue riguardo al marketing dell’immagine papale e ha una lieve tendenza dittatoriale. Questo personaggio si viene a incastrare con la pletora di suore, preti e cardinali che vivono nello Stato più piccolo del mondo, tra cui il sibillino Segretario di Stato interpretato da Silvio Orlando.
Ok, diciamo che l’idea è buona e che era davvero difficile sbagliare da una premessa così. Peraltro, basta dire “Vaticano” per evocare trame su trame legate a intrighi, alta finanza, sesso ecc…, senza dimenticare ovviamente la religione, perciò materiale ce n’era.
La cosa buona, secondo me, è la serialità. Vuoi mettere avere a disposizione dieci ore di film invece che un paio appena? C’è la possibilità, non banale, di lavorare bene sui personaggi, e infatti Sorrentino ci riesce, quanto meno in queste due prime puntate (poi può anche darsi che dieci ore siano troppe e la cosa gli sfugga di mano. Vedremo). Più ripenso ai dialoghi più mi convinco che quest’opera presenta molteplici livelli di lettura, il che già di per sé la rende interessante.
La parte da esteta del regista viene fuori dalle riprese in elicottero su Roma, dalle visuali di Piazza San Pietro dai sontuosi appartamenti papali e dall’indugiare sulle meraviglie del Vaticano. Bisogna comunque tener presente che questa serie è HBO, il che vuol dire politica (si è parlato di “House of Cards” in Vaticano) ma, sopratutto, culi. E, infatti, nella seconda scena c’è il culo nudo di Jude che si fa la doccia, per lo sdilinquimento di tutte quelle che ieri fingevano di sapere chi è Sorrentino ma che in realtà erano lì solo per Jude “Occhioni Bu” Law.

venerdì 2 settembre 2016

I Libri del Mese: Agosto 2016

Saranno state le vacanze, sarà stato il caldo e la pigrizia, ma questo mese davvero non ho comprato libri. Tanto ora cominciano le fiere (capitolo ricco e di cui vi parlerò prossimamente) quindi avrò modo di rifarmi.
Per quanto riguarda le lettura, questo mese ho trovato IlLibroBruttoDellAnno, cioè "Il cinghiale che uccise Liberty Valance". Per fortuna poi ho letto "Shining" e mi sono rifatta un po' gli occhi, se così si può dire.

LIBRI LETTI

Voto: 5/5
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Voto: 5/5
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Abbandonato
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Voto: 5/5
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giovedì 25 agosto 2016

Un Libro Un Film: The shining

IL LIBRO


The Shining, di Stephen King, 1977

IL FILM

The Shining, di Stanley Kubrick, 1980, con Jack Nicholson, Shelley Duval, Danny Lloyd

“The shining” è uno dei primi libri di Stephen King, il terzo se non vado errata.
Famosissimo tra tutti i fans dello scrittore, si può comunque dire che sia stato portato davvero alla ribalta dal film di Kubrick che aveva come attore protagonista Jack Nicholson.
L’ho rivisto non appena terminato il libro e devo dire che non mi è piaciuto come le altre volte.
In sé il film è un capolavoro dell’horror, intendiamoci. Kubrick era un maestro e Nicholson uno degli attori migliori che avesse a disposizione, un caratterista eccezionale.
Andiamo con ordine, comunque, e parliamo della trama (per chi non la conoscesse).
Jack Torrance viene assunto come guardiano invernale all’Overlook Hotel, un bellissimo posto tra le montagne del Colorado che, tuttavia, conserva un passato inquietante di morti, ultimo dei quali l’ex guardiano Grady che, dopo aver abbattuto a colpi di accetta la sua famiglia, si era sparato in bocca con una carabina.
Jack comunque è disoccupato, ha un figlio di cinque anni e grossi problemi di alcolismo. Non saranno le storie di fantasmi a fargli rifiutare un lavoro di cui ha disperatamente bisogno.
Così prende moglie e figlio, Wendy e Danny, e si trasferisce all’Overlook Hotel.
Bisogna sapere che Danny ha la luccicanza, shining per l’appunto, che è una sorta di abilità extrasensoriale che gli permette di percepire cose nascoste alla gente normale.
Un albergo pieno di fantasmi, un padre alcolista e violento, una forte tempesta di neve che isola l’Overlook e la famiglia Torrance dal resto del mondo e un bambino sensitivo. Queste sono le premesse della storia.
Il film di Kubrick si suddivide in due parti: Jack diventa pazzo e Jack cerca di uccidere la famiglia. Dura un paio d’ore e, dopo aver letto il libro, mi sono resa conto che la parte “Jack diventa pazzo” è trattata con molta superficialità. Jack Nicholson ha lo sguardo da pazzo assassino sin dalla prima inquadratura, quindi non è difficile capire che cosa accadrà.
Comunque il film è molto bello per la suspense che crea. Da brividi le immagini cult di Danny che parla con il suo dito, delle gemelle fantasma nel corridoio, del lago di sangue che esce dall’ascensore…
Devo dire che fa paura anche se sai già come va avanti.
Poi Kubrick aveva un’indubbia capacità tecnica, a partire dal modo in cui la telecamera segue i personaggi, e su questo non si discute.
Però, se volete capire davvero “The shining”, leggete il libro. Perché, d’accordo, è una storia di fantasmi; ma in primis è la storia di un uomo con gravi problemi di alcolismo che nonostante gli sforzi per migliorarsi cade in un baratro sempre più profondo.
“Jack cerca di ammazzare la famiglia” prende appena un quarto del libro, ma è la parte “Jack diventa pazzo” quella davvero interessante. Bisogna tener presente che King ha scritto il libro nel periodo in cui anche lui era un alcolista e aveva paura di far del male ai suoi cari.
Interessante è sapere che “The Shining” ha un seguito, “Doctor Sleep”, che vede come protagonista un Danny cresciuto e che quindi risponde alla domanda che tutti si pongono: ma questo povero bambino uscirà traumatizzato dalla storia dell’Overlook Hotel?

lunedì 22 agosto 2016

Mi piaceva Batman, poi è arrivato Suicide Squad

Da piccola Batman era il mio supereroe preferito.
Breve premessa: io non ho mai letto i fumetti DC e Marvel (ché mi compravano solo il Topolino e per avere qualcos’altro dovevo leggere di nascosto i Diabolik di mio cugino), perciò tutto quello che so sui supereroi è merito della TV e del cinema. Però, dicevo, Batman era il mio supereroe preferito.
Il Batman migliore di sempre
Mi piaceva il fatto che prendesse a cazzotti i cattivi pur senza avere superpoteri; poi d’accordo, era ricco sfondato e poteva permettersi la supertecnologia, però ammiravo il fatto che uscisse a combattere il crimine per le strade di Gotham City pur senza essere Superman.
Comunque mi piaceva anche Superman, nonostante fosse il tipo da tipiacevincerefacile. Di lui adoravo il fatto che sotto la tutina blu e il ciuffo impomatato ci fosse un ragazzone timido del Kansas che, quando non era in versione super, veniva preso a sberle da sua madre e da Lois Lane.
In passato la DC ha fatto buone cose sullo schermo con i suoi personaggi. Ricordo con nostalgia la bellissima serie animata di Batman, i film spettacolari di Tim Burton, il Batman in technicolor anni ‘60 che guardavo in replica sulle reti minori, e finanche i capezzoli finti di George Clooney.
Il Batman di Nolan era differente, meno gotico e più drammatico, e infatti l’ho amato di meno, pur riconoscendo che “The Dark Knight” era un capolavoro (ancora adesso mi vengono i brividi a guardarlo).
Per quanto riguarda Superman, a parte ovviamente i film con Christopher Reeve, rammento che mi piaceva da impazzire quel telefilm in cui Lois era interpretata da Tery Hatcher (la Susan di Desperate Housewife), in cui Clark era, per l’appunto, un bonaccione con gli occhiali adorabile. Poi sono cresciuta con Smalville, in cui non vedevo l’ora che Clark si mettesse la tuta blu, ma che secondo me aveva il Lex Luthor migliore di sempre.
A che cosa serve tutta questa premessa?
Per dire che, finora, non mi piace la nuova direzione della DC cinematografica.
Sarò nostalgica? Forse mi mancano Danny De Vito nei panni del Pinguino e Michel Pfeiffer in quelli di Catwoman?
Non è solo questo.
In realtà la ragione per cui sto facendo questo post è tecnica (cioè, è per lamentarmi dei soldi che ho buttato via per tre film uno peggio dell’altro, ma vorrei farlo in maniera tecnica).
Il primo, grande problema è stato “Superman. Man of Steel”. Non chiedetemi la trama perché non la ricordo (c’era Zot?). Ricordo solo che nella parte finale Superman distruggeva la città che neanche se i kryptoniani si alleavano con i Klingon e i Transformers.
Qual è qui l’appunto tecnico? È che è assurdo. Persino Goku si teletrasportava in campo aperto quando doveva combattere per non coinvolgere i civili. Perché Superman in questo film non si poneva nemmeno il problema?
Ah, che scema. Perché è più scenografico distruggere una città che un campo di grano del Kansas.
WTF enorme come una casa, avevo archiviato il film nella mia memoria finché non è arrivato “Batman vs. Superman”, in cui gli sceneggiatori, almeno all’inizio, sembrano rinsavire, dato che la molla che spinge Batman a prendere a calci il didietro di marmo del kryptoniano è proprio la sua tendenza a fare più vittime di quante ne farebbero i nemici se lasciati agire.
Poi il film devia e si annoda su se stesso in un grumo di noia e di altri WTF, tra cui l’ultimo: “Ah, anche tua madre si chiama Marta? Scusa, se lo sapevo prima non cercavo di ammazzarti con una lancia di kryptonite. Amici come prima e vieni nella mia megavilla che ti offro un Martini”.
Sorvoliamo sul Batman di Ben Affleck che è più una sorta di gorilla che un pipistrello e arriviamo all’ultimo film DC, “Suicide Squad”.
Lo aspettavo da un anno, da quando sono apparse le prime immagini di Jared Leto nei panni di Joker.
Non lo conoscevo come fumetto (in effetti, trattasi di una serie di albi che non hanno mai avuto gran successo) ma l’idea in sé pareva esplosiva.
E infatti nel film è esplosa, è esplosa in un sacco di bolle di sapone luccicanti.
Trama confusa e superficiale, proiettori puntati solo su due/tre personaggi e gli altri nient’altro che contorno, motivazioni ad agire che… boh?
Ho letto non ricordo più su che blog che la DC ha avuto troppa fretta; fretta di arrivare allo stesso punto in cui è attualmente la Marvel, ma con molti meno film, meno approfondimenti, più superficialità.
“Suicide Squad” è francamente perdibile. Harley Quinn è un bel personaggio (anche se lievemente edulcorata rispetto all’originale, talmente sottomessa da farsi prendere a sberle dal Joker senza battere ciglio). Lo stesso Joker sarebbe stato interessante, ma sta nel film dieci minuti e non si capisce nemmeno bene perché. Will Smith recita il padre amorevole e badass come nella maggior parte dei suoi film, aggiungendo ben poco di interessante all’impianto. I personaggi di Katana, Boomerang e Killer Croc quasi del tutto inutili. El Diablo non si capisce perché faccia la fine che fa, essendo un uomo di fuoco.
Forse l’unica cosa interessante del film è la scena dopo i titoli di coda, che aggiunge un tassello alla creazione prossima ventura della Justice League.
Il prossimo film della DC è Wonder Woman.
Spero che non lo mandino in vacca.

Segnalazione: La maga di Reinkar di Alessia Francone

Oggi segnalo un fantasy autopubblicato dall’autrice Alessia Francone, piemontese con un dottorato in storia medievale.
Il libro è una raccolta di tre racconti con una protagonista comune, la maga Selene, che costituiscono i primi episodi di una saga ambientata nel mondo fantastico di Reinkar.
Lo trovate in cartaceo su Lulu o su Amazon.

Autore: Alessia Francone
Titolo: La maga di Reinkar
Sinossi
Fra gli alberi antichi della quieta Foresta di Smeraldo, la giovane Selene apprende a padroneggiare la magia, avviandosi a diventare una donna matura e risoluta. Tuttavia un segreto si nasconde nel suo passato... La ricerca della verità sarà solo l’inizio di una serie di avventure che cambieranno la sua vita: in viaggio attraverso luoghi nuovi e sconosciuti, dove incontrerà alleati e nemici, Selene dovrà lottare contro poteri arcani e avversari spietati, destreggiandosi in un mondo intessuto di magie luminose e oscure, coraggio e insidie, amicizia e intrighi.
Biografia autore (dal retro di copertina):
Alessia Francone è nata nel 1985 a Lanzo Torinese. Ha studiato presso l’Università di Torino, dove ha conseguito dapprima la laurea magistrale e poi il dottorato di ricerca, specializzandosi in storia medievale. Appassionata lettrice di narrativa e fumetti, ha iniziato a scrivere fantasy durante i primi anni di università. La maga di Reinkar è il suo primo libro e raccoglie i tre racconti La maga della luna, Lo Specchio del Silenzio e Il rivale, che costituiscono i primi episodi della saga ambientata nel mondo di Reinkar.
Editore:autopubblicazione
Formato: Cartaceo
Prezzo di copertina:
Su Lulu: 15,00 EUR + IVA 5,5% + spese di spedizione
Su Amazon.it: 15,60 EUR IVA inclusa + spese di spedizione
Link per l’acquisto:
Lulu
Amazon


lunedì 8 agosto 2016

Silhouette e Il cinghiale che uccise Liberty Valance

Premessa.
Questo post conterrà due recensioni in uno, perché ho due libri di cui parlare e mi sembrava dispersivo farci due post.
Il fatto è che ho terminato di leggere Silhouette sabato ma non ho fatto in tempo a scriverci due righe perché ero svaccata in piscina prima e sul divano a guardare le Olimpiadi poi (e in mezzo dovevo finire di editare un capitolo). In contemporanea ho iniziato e deciso di abbandonare Il cinghiale che uccise Liberty Valance, perciò mi sono trovata oggi con questo accumulo di recensioni.


SILHOUETTE, di Justin Richards
Armenia Edizioni, 207 pagine, € 12,50
Genere: fantascienza
Voto: 5/5
Consigliato: se avete un debole per Peter Capaldi, pensate che Strax sia geniale o semplicemente vi piacciono le atmosfere vittoriane

L’autore di questo romanzo, Justin Richards, è anche l’autore di quel noiosissimo disastro che era “La pestilenza dei Cybermen”. Quando mi è venuto in mente mi sono detta: oh, no, questo libro sarà uguale, e invece mi è piaciuto, tanto è vero che l’ho finito in due giorni.
Sarà sempre merito del Dodicesimo Dottore? Può darsi; Capaldi ha dato una caratterizzazione talmente precisa al personaggio che credo che anche la semplice descrizione di lui che va a fare la spesa possa risultare avvincente. Inoltre in questo romanzo c’è Strax, che secondo me è uno dei personaggi più azzeccati della serie (un alieno con la testa a forma di patata estremamente bellicoso che tenta a modo suo di adattarsi alla vita della Londra Vittoriana).
Perciò, possiamo dire che in questo caso Richards aveva vita facile; era difficile sbagliare un romanzo del genere.
La trama: Il Dottore e Clara notano un picco di energia sospetto nella Londra di epoca vittoriana e vanno a indagare. Lì ritrovano dei vecchi amici: la donna lucertola Vastra, la sua cameriera Jenny e il Sontaran Strax. Un uomo è stato misteriosamente ucciso in una stanza chiusa a chiave e degli origami a forma di uccelli sembrano essere volati via. La chiave del mistero risiede nella Fiera delle Curiosità, una specie di circo dei freak lungo un Tamigi ghiacciato.


IL CINGHIALE CHE UCCISE LIBERTY VALANCE, di Giordano Meacci
Minimum Fax, 452 pagine, € 16,00
Genere: lierary fiction
Voto: abbandonato
Consigliato: se avete tanto tempo e tanta pazienza. Magari arrivando fino alla fine è un bel libro


Ho letto cinquanta pagine di questo romanzo, ma in realtà avevo già deciso di abbandonarlo dopo tre righe.
Sia chiaro, potrei farci un commento del tutto oggettivo: non sono riuscita a leggerlo perché il linguaggio è troppo barocco e non ho capito nulla.
Invece mi sento di scendere un po’ nel personale e fare un commento “di pancia”, perché sinceramente mi sono sentita presa in giro a ogni riga. E sapere che ci ho buttato dei soldi mi fa arrabbiare; la prossima volta devo stare attenta a leggere almeno una pagina prima di acquistare un libro, e non gettarmi a occhi chiusi perché ne ho sentito parlare in giro o perché mi piacciono copertina e titolo.
Se uno guarda che cosa leggo di solito potrebbe pensare che, essendo una cultrice della letteratura di genere, in realtà io non sia in grado di apprezzare la literary fiction.
Mah, può essere. Forse sono troppo provinciale e poco colta per capire questo romanzo; in tal caso mi scuso preventivamente con l’autore per quello che dirò, ma sinceramente leggere un libro che inizia con la frase “Il respiro curvo del vento e l’asma ghiacciato degli ultimi dèi rimasti ci porta nel cuore pietroso di Corsignano” la fa venire a me, l’asma.
Il romanzo è da così a peggio. Un linguaggio talmente articolato che anche con due/tre riletture è difficile da capire. E poi va spesso a cascare in errori di sintassi da paura, robe che non si capisce nemmeno qual è il soggetto della frase. Mi sento male per il povero editor che ha dovuto lavorarci, sempre che qualcuno abbia avuto il coraggio di metterci mano.
Ma perché scrivere un libro così, mi chiedo? È uno sfoggio di erudizione? Una prova per vedere quanti intelligentoni riescono ad arrivare fino alla fine per poter misurare il grado intellettivo dei lettori italiani? Ripeto, io sarò anche stupida, ma non ho voglia di perdere tempo con questo libro.
Avesse una trama, poi. In cinquanta pagine ci sono stati solo una serie di flash su personaggi di cui mi dimenticavo l’identità alla riga successiva (per forza, in questo mare magnum di parole sarà stato difficile per l’autore prestare attenzione a cose marginali come la trama o la caratterizzazione dei personaggi).
Davvero, non capisco il senso di questa operazione. Limite mio, d’accordo. Magari si tratta davvero di un capolavoro della letteratura. Eppure, io preferisco passare al libro successivo.

giovedì 4 agosto 2016

Nowhereland


NOWHERLAND, di Federica Pelissero
Watson Edizioni, 388 pagine, € 10,00
Genere: fantascienza distopica
Voto: 5/5
Da leggere: se amate le distopie e gli young adults, perché questo libro non vi deluderà!

Non per esagerare, ma questo libro è la risposta italiana ad Hunger Games.
Non è che abbia tanto da dire, se non che mi è piaciuto molto perché è scritto bene ed è intelligente.
Il riferimento ad Hunger Games vi avrà fatto intuire che si tratta di una distopia e che la protagonista è una ragazza, anche se in realtà le analogie si fermano qui. Forse sarebbe più giusto paragonarlo alla serie di Divergent per ambientazione e parte delle tematiche trattate.
Il presupposto è che, nel 2027, le nascite delle bambine cominciano a calare. Gli scienziati cercano una risposta e una soluzione, ma la catastrofe incombe. Il progressivo venir meno del genere femminile conduce gli esseri umani a una guerra tra sessi e, molti secoli dopo, la Terra è abitata da non più di duecentomila persone, tutte riprodotte in provetta.
Tutte, tranne Hev.
Cresciuta da un uomo che chiama nonno in una tenuta in mezzo al nulla e inizialmente persino ignara di essere una donna, una delle ultime rimaste al mondo, la ragazza si troverà ad affrontare un viaggio alla scoperta della sua natura e di un mondo in cui l’umanità sta man mano cedendo il passo alla natura.
Ho detto che si tratta di un libro intelligente perché trae dal presupposto delle conclusioni perfettamente logiche e coerenti, e anche lo svolgimento finale non ha un minimo di calo.
Personalmente avrei apprezzato più approfondimento in alcune parti, come quella delle Amazzoni, ma questo non diminuisce affatto il valore del libro.
Da leggere.