martedì 5 aprile 2016

Book Pride a Milano. Resoconto di una domenica d'aprile

Domenica ho fatto un giro al Book Pride a Milano, fiera nazionale dell'editoria indipendente arrivata alla seconda edizione.
La prima considerazione è che si vedono sempre le stesse facce, ma l'editoria indipendente è un mondo piccolo.
Fiera molto bella, comunque. C'erano un centinaio di editori (forse anche di più), anche se per la gran parte di Milano e dintorni, nello spazio di Base Milano, che si trova nei pressi di Porta Genova ed è un posto nuovo di cooworking e cultura (molto urban chic, ma carino).
La fiera è stata organizzata dall'Odei (cioè l'organizzazione degli editori indipendenti) ed erano in programma molti incontri interessanti, tra cui una decina dedicati agli addetti ai lavori.
Essendo stata lì solo domenica, ed avendo io il treno a una certa ora, ho potuto assistere di questi incontri professionali solo a quello che trattava il tema della promozione e della distribuzione.
Relatori erano Fabio Abate di Promedi, Angela Di Biasio di Messaggerie, Maurizio Minacci di Pde ma, sopratutto, Maurizio Zicoschi di Satellite Libri.
Dall'incontro è emerso come il mercato sia sostanzialmente fermo e come sia impossibile prevederne gli sviluppi; ma questo è il punto di vista della grande distribuzione.
Il punto di vista di Zicoschi era differente, dato che Satellite Libri punta a bypassare la distribuzione che, da quanto sosteneva il relatore, manda in rovina le librerie indipendenti.
Di Satellite Libri parlerò meglio in un prossimo post perché è interessante (Zicoschi lo avevo incontrato di sfuggita anche a Roma), per ora sappiate che ho visto terrore e imbarazzo negli occhi degli altri relatori mentre parlava lui.
Alla fine sono andata via dall'incontro terrorizzata anche io, perché il fatto che nemmeno esperti del mestiere riescano a prevedere l'andamento del mercato è spiazzante (e ti porta a chiederti se non sarebbe meglio impiegarti in posta, che almeno è sicuro).
Il secondo incontro a cui ho assistito era la presentazione del libro “Non è un mestiere per scrittori” del giornalista culturale Giulio D'Antona, edito da Minimun Fax, un'inchiesta sul mercato editoriale statunitense. Sono curiosa di leggerlo perché lì le cose funzionano in maniera piuttosto diversa (a cominciare dall'indispensabile figura dell'agente letterario).
Mi è venuto in mente, per altro, che esiste un telefilm canadese di qualche anno fa che si intitolava “Being Erica”, in cui la protagonista lavorava per una casa editrice. Io lo guardavo proprio perché m'interessava la differenza tra loro e noi. Recuperatelo se potete, era caruccio.
Per quanto la fiera fosse interessante, comunque, gli stand sono stati un po' deludenti.
Ho visto tanti editori con bellissimi libri dal punto di vista materiale (belle copertine, belle carte ecc...) ma scritti per lo più da stranieri!
Erano davvero pochi gli editori che esponevano esordienti italiani, e dicendo pochi intendo che si contavano sulle dita di una mano.
Inoltre, zero fantasy. Ho trovato un paio di libri di fantascienza distopica e null'altro.
Questo mi ha fatto pensare che in Italia ci sia davvero poco coraggio. È vero, il mercato ha una crescita pari allo zero (non è in flessione, ma cresce poco), e quindi tutti si muovono su un terreno che sia il più sicuro possibile, ma sarebbe bello che qualcuno tentasse di calpestare le uova, anche perché solo così si distinguerebbe dagli altri. O sbaglio?

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