mercoledì 20 aprile 2016

Chronicae 2016. Festival del romanzo storico

Sabato scorso sono andata a vedere gli incontri in programma a Chronicae, il Festival del Romanzo Storico organizzato a Piove di Sacco (che è un paesello tra Padova e Venezia) dall'associazione culturale Sugar Pulp (che termina stasera con Antonio Pennacchi).
Di Sugar Pulp vi ho parlato un sacco di volte, dato che sono quelli che organizzano la Sugar Con a Padova ogni mese di settembre, evento che riunisce il fior fiore degli autori di genere internazionali.
Chronicae ha la stessa vocazione e la rispetta sempre egregiamente.
Il festival esplora il romanzo storico nelle sue varie appendici, perché il romanzo storico non deve essere solo e soltanto una rigorosa cronaca di avvenimenti passati, l'esplorazione sì romanzata, ma precisa di vite di personaggi famosi o di eventi di una certa rilevanza.
Certo, il romanzo storico è anche questo e continua a esserlo, ma sopratutto negli ultimi anni il genere ha sviluppato sia un aspetto ludico sia un aspetto di intrattenimento, attingendo e a volte incrociandosi con la tradizione dell'heroic fantasy e dell'epic fantasy, del gore e del pulp.
In effetti, gli incontri a cui ho assistito sabato pomeriggio hanno attraversato tutte e tre le accezioni di romanzo storico.
L'aspetto ludico. Assassin's Creed tra storia e mito.
Qualunque videogiocatore conosce Assassin's Creed, la serie di titoli creati a partire dal 2007 dalla francese Ubisoft che hanno la particolarità di essere ambientati in una rigorosa ricostruzione storica.
Se ne è parlato con Emanuele Cabrini, fondatore di GameSearch.it, e con Luca Traini, ideatore di Neoludica Game Art Gallery.
Si trattava di due relatori con competenze differenti e quindi ne è venuto fuori un discorso che intrecciava il videogioco e le sue particolarità con la storia dell'arte, dato che Assassin's Creed è davvero uno spettacolo.
“Un romanzo storico in forma di videogame”, è stato definito, e in effetti è così. I personaggi si muovono in una ricostruzione perfetta, esattamente come accade nei romanzi storici.
I romanzi tratti dai videogiochi invece lasciateli pure perdere, perché compiono l'improbabile e mal riuscita operazione di riportare il linguaggio ludico all'interno del linguaggio letterario (ma di questo vi avevo già parlato. Ezio che si butta giù da una torre senza rompersi l'osso del collo va bene in un videogame, non in un romanzo).
Comunque, in conclusione l'incontro ha messo in evidenza come i videogiochi stiano prendendo sempre più spazio accanto a forme d'arte più tradizionali quali la pittura e la letteratura; senza sostituirle, ma semplicemente aggiungendosi a esse, come era già accaduto con il cinema.
Il secondo incontro pomeridiano riguardava invece il romanzo storico “duro e puro”, serio e rigoroso.
Invitate erano tre scrittrici con un tema comune, quello del Rinascimento e di Caterina Sforza: Daniela Piazza (L'enigma Michelangelo, Rizzoli), PatriziaDebicke (L'eredità medicea, Edizioni Parallelo 45) e Carla MariaRusso (La bastarda degli Sforza e I giorni dell'amore e della guerra, Piemme).
Parlo di serietà e rigore perché dall'incontro è emerso che si tratta di tre autrici che la storia la conoscono e la rispettano, andando a riempire con la fantasia solo quegli angoli bui che le cronache ufficiali non riportano alla luce. Il romanzo storico così come deve essere, insomma, che è affascinante e lodevole, ma non è il mio genere.
E, in effetti, sono rimasta lì fino alla sera perché volevo andare a sentire Tim Willocks e Matteo Strukul. All'inizio dell'incontro il relatore (il giornalista Edoardo Rialti) ha detto che se in un romanzo non ci sono le asce non vale niente, giusto per farvi capire il tenore. Ho parlato di heroic fantasy, epic fantasy, gore e pulp non a caso.
Su “I cavalieri del nord” di Strukul ho già espresso la mia opinione un paio di settimane fa (qui).
Tim Willocks ammetto di non essere ancora riuscita a leggerlo, ma vedere le sue presentazioni è sempre bellissimo, perché è un gigante di tipo due metri vestito di pelle nera, con i capelli lunghi e biondi, quindi una specie di centauro, ma ha una competenza in campo letterario fenomenale.
Domanda: Tim, quali sono i tuoi romanzi storici preferiti?
Risposta: Shakespeare (da buon inglese) e Il Gattopardo.
Tim Willocks ama l'ironia con cui è costruito il Principe di Salina, pensa che l'opera italiana vada presa a esempio per la costruzione della trama e dice che in un romanzo non ci sono buoni e cattivi ma solo protagonisti e antagonisti
Insomma, un uomo meraviglioso e uno scrittore di raro mestiere.
Capite bene che vale la pensa di partecipare a questi incontri se avete un minimo di passione come lettori o scrittori, perché sono altamente formativi.
I ragazzi di Sugar Pulp hanno grande competenza e sono sempre bravissimi a organizzare queste cose, quindi complimenti e per fortuna che esistono (in barba a sedicenti sindaci che tagliano i fondi alla cultura).

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