lunedì 30 maggio 2016

IoScrittore 2016, Pensavo scrivessi romanzi d'amore e #Ioleggoitaliano

Sono state settimane impegnative. Anche oggi avrei mille cose da fare, ma se rimando ancora questo post rischio di non scriverlo più. Mi hanno anche dato un Liebster Award e presto dovrò farci un post, ma per oggi questo.
Devo parlare di tre argomenti.

Primo: quest'anno sono passata nei 300 di IoScrittore, ma siccome maiunagioia è ormai la mia filosofia di vita non sono riuscita a scrivere una parola in due settimane e quindi il romanzo non l'ho finito.
Ergo, la prima volta che passo e mi devo ritirare. Non è la dimostrazione della legge di Murphy; è che proprio io sono la legge di Murphy.
Fa nulla, in realtà non avrei firmato la lettera/contratto/vincoloavita proposta nemmeno se avessi avuto il libro pronto (o forse sì, e me lo dico solo per tirarmi su di morale); ma il fatto che il romanzo sia passato è la dimostrazione che ha un quid (o magari è solo culo, chissà).
Però è stato dimostrato l'assunto con cui avevo intrapreso il Torneo quest'anno: prima volta che partecipo con un NG e non con un fantasy, e prima volta che passo.
In realtà non ho avuto gran bei commenti, ma è perché io scrivo cose strane. Questo mi capita tutti gli anni; nessuno capisce quello che cerco di dire. Limite mio, probabilmente, o forse trenta pagine di incipit sono poche per capire un romanzo.
Vorrei solo dire a colui che mi ha consigliato di leggere la definizione di sinossi che io so benissimo che cos'è una sinossi. Scrivere una presentazione del romanzo e non una sinossi è stata una scelta ponderata, proprio per farti capire di che cosa stavo parlando. Gentilezza sprecata, a quanto pare.

Secondo: mi hanno detto “pensavo che tu scrivessi romanzi d'amore”. Così, immaginate la mia reazione. Giusto perché ho i boccoli biondi? Per fortuna la persona in questione poi ha letto il primo capitolo di Dopo cinquecento anni e ha detto che è una figata.

#Ioleggoitaliano davvero. Ecco l'ultimo che ho letto
Terzo: questa è la parte seria del post. Riguarda la letteratura italiana. La riflessione è partita la settimana scorsa, quando la mia insegnante di editing mi ha detto “a parte te non conosco nessuno che legga emergenti italiani se non per mestiere”.
Poi, nemmeno farlo apposta, qualche giorno dopo  sui social è girato l'hastag #Ioleggoitaliano, che però ho visto utilizzato sopratutto dalle autrici self di Amazon che, diciamocelo, un po' se la cantano e se la suonano da sole.
La verità è che: 1) in Italia nessuno legge; 2) in Italia nessuno legge italiani.
Lo so, disquisire sulla tristezza infinita della faccenda sarebbe inutile e banale; tanto non cambierebbe molto tentare di spiegare quanta buona letteratura nostrana ci sia in giro, a saperla cercare. La cosa fa anche passare un po' la voglia di scrivere e pubblicare, se devo essere sincera.
Però vorrei dire quantomeno a coloro che si professano scrittori di leggere i colleghi italiani. Se ogni scrittore italiano leggesse almeno un libro al mese di quegli altri come lui risolveremo i problemi di vendita.
Il problema serio, però, è che gli aspiranti scrittori non leggono, né italiano né straniero (saranno troppo impegnati a scrivere, chissà). E il cane si morde la coda. 

sabato 28 maggio 2016

Il segreto delle nove monache di Akkon


IL SEGRETO DELLE NOVE MONACHE DI AKKON, di Domenico Bennardi
Watson Edizioni, 278 pagine, € 10,00
Genere: thriller storico
Voto: 4/5
Da leggere: se vi affascinano gli ordini cavallereschi, la storia di Gesù, l'arte romanica e la città di Matera

Potrei dire che se avete anche solo minimamente apprezzato Dan Brown questo romanzo fa per voi, ma in realtà il paragone con Dan Brown sarebbe riduttivo per “Il segreto delle nove monache di Akkon”, che è mille volte meglio del Codice Da Vinci.
Un bel thriller storico come quelli che si scrivevano fino a qualche anno fa che davvero non ha nulla a che invidiare ai colleghi anglofoni, a riprova che in Italia c'è dell'ottima letteratura, anche se sommersa.
La storia inizia a Firenze. Il giovane Lorenzo Cipolla, appena laureato e dipendente precario di una biblioteca pubblica, riceve nove misteriose cartoline che rappresentano varie chiese romaniche. Solo sul retro dell'ultima è scritto qualcosa, una citazione da “Il pendolo di Focault”: I templari c'entrano sempre, in qualche modo i templari hanno le mani in pasta.
Subito dopo, Lorenzo apprende dalla telefonata di un avvocato della strana morte del nonno.
Assieme alla sua amica Klara, il ragazzo raggiunge la sua città d'origine, Matera. Qui si ritroverà coinvolto suo malgrado in una faida che dura da secoli e che ruota attorno alla più preziosa reliquia della cristianità.
Il romanzo non è perfetto; sopratutto ci sono così tanti refusi che è impossibile contarli e diverse incoerenze che magari un editing più approfondito poteva correggere. Confesso che nei primi capitoli m'infastidiva, poi la storia mi ha preso tanto che ho smesso di farci caso.
Sono davvero affascinanti le teorie messe in campo, tanto che ci si ritrova spesso a chiedersi quanto ci sia di reale in ciò che l'autore narra (all'inizio una nota avverte che il romanzo si basa su fatti ed elementi reali, più di quanti il lettore si possa immaginare). Inoltre emerge benissimo sia il legame che l'autore ha con la sua città, l'affascinante e unica Matera, sia la mole di ricerche storiche che sostengono la narrazione. Un romanzo che ci ricorda che ovunque ti giri in Italia trovi storia e arte a bizzeffe.
Ripeto che il romanzo non è perfetto (i cattivi sono un po' delle macchiette) però sa dosare bene le parti didascaliche con l'azione e non annoia mai, anche perché sopratutto verso la fine ci sono diversi colpi di scena.
Bello, complimenti. Da leggere.

mercoledì 18 maggio 2016

Il miraggio


IL MIRAGGIO, di Gary Russel
Asengard - Il Castello, 218 pagine, € 12,50
Genere: fantascienza
Voto: 4/5

Cronologicamente parlando, questo romanzo si colloca nella quinta stagione della serie moderna del Doctor Who.
Il Dottore è l'Undicesimo, quello con il carattere giocoso, e i compagni sono Amy Pond e Rory, che devono ancora convolare a nozze.
L'anno di ambientazione è il 1936, il pianeta la Terra, precisamente un paesino sperduto dell'Inghilterra rurale.
La trama è molto lineare, tanto da poter rappresentare benissimo il canovaccio per una puntata, però ha degli spunti interessanti, primo fra tutti la rappresentazione del Disturbo Postraumatica da Stress (che però qui è causato da un'invasione aliena, quindi non proprio una cosa di tutti i giorni).
Il personaggio di Amy è completamente inutile (come accade spesso, devo dire). Per fortuna c'è Rory che probabilmente è il vero protagonista.
Un romanzo molto divertente e a tratti commovente, come solo Doctor Who sa essere.

venerdì 13 maggio 2016

E venne la bestia


 E VENNE LA BESTIA, di Christian Antonini
Il Ciliegio Edizioni, 367 pagine, € 19,00
Genere: horror
Voto: 5/5

Se ricordo bene, questo romanzo aveva avuto l'approvazione dell'editore Asengard quando ancora Asengard era indipendente, ma non aveva mai visto la pubblicazione perché l'horror era considerato poco commerciale.
Per fortuna alla fine lo ha pubblicato Il Ciliegio, perché sarebbe stato un peccato perderselo.
Anche se il titolo, "E venne la bestia", può richiamare alla mente qualcosa di biblico, in realtà l'argomento è la licantropia; licantropia a Milano per esplorare la bestia che dimora dentro ognuno di noi.
La vita di Chris comincia a cambiare quando la sua fidanzata, Sara, resta coinvolta in un incidente su un taxi. La ragazza sopravvive, ma qualcosa in lei muta. I suoi istinti si affinano, le ferite guariscono innaturalmente in fretta, la fame aumenta. Quando Sara scompare, Chris comincia un indagine che lo porterà sotto la città, nel cuore dell'incubo.
Dico subito che è un libro scritto benissimo. L'autore ha mestiere e sin dall'inizio sa calare il lettore nella suspense dell'horror, presentandoci il protagonista ferito e sotto attacco da parte di qualcosa di misterioso.
Per un momento poteva virare nel buffo e, in effetti, se fosse stato un film americano gli autori non avrebbero esitato a farci sorridere, perché c'è una scena in cui Chris si ritrova a correre assieme a una grossa bestiona goffa e incazzata. Però lo scrittore è bravo a mantenere il tono nel serio, inserendo particolari che esaltano l'aspetto spaventoso più che quello divertente, ricordando al lettore che non c'è proprio niente da ridere.
Protagonista del romanzo è anche Milano, sopratutto la Milano sotterranea, quella della metropolitana e dei capannoni industriali dismessi. Si tratta della città dell'autore e si intuisce dalla precisione delle descrizioni e dei dettagli. Si sente che c'è stata una seria documentazione e magari anche diversi sopralluoghi nelle location del romanzo.
In conclusione, un bellissimo horror da un bravissimo autore italiano che, passatemi la banalità, non ha nulla da invidiare agli scrittori stranieri.

lunedì 9 maggio 2016

Segnalazione: Schegge di Alfonso Zarbo

Per la serie che in Italia non sei un vero scrittore di fantasy se non hai avuto la copertina di Barbieri, vi segnalo in anteprima la bellissima nuova uscita di Watson Edizioni.
"Schegge" di Alfonso Zarbo sarà in libreria dal 20 maggio.
Si tratta di una raccolta di racconti fantasy da un autore con una certa esperienza, collaboratore di Mondadori e organizzatore di quel bellissimo evento che era il San Giorgio di Modena Fantasy.
La copertina, splendida, è per l'appunto di Paolo Barbieri.

In una Roma sventrata dall’Apocalisse, un peccatore falcia tutto quello che incontra per addentrarsi nell’incubo.
Nella Spagna delle Crociate, il Diavolo scatena la furia di un cavaliere ossessionato dalla fede.
Tra dune e templi in rovina, un console e un barbaro indagano
su una regina rapita, mentre ai confni di una terra morente un ultimo plotone di elf lotta per sopravvivere.
Una raccolta di avventure per gli amanti del Fantasy, da vivere
con un cacciatore di draghi, su navi spettrali o sulle spiagge insanguinate del Nuovo Mondo, attraverso lo sguardo di un soldato spagnolo che non ha nulla da perdere tranne la sua identità.
Nove affilatissime schegge conficcate nella storia e nell’immaginario.

domenica 1 maggio 2016

I libri del mese: aprile 2016

Sarebbe il Primo Maggio e dato che io non sono una di quelli costretti a lavorare (e comunque, grazie a chi lavora oggi) potrei starmene fuori a saltare con le farfalle.
Il problema è che piove e le farfalle sono giustamente migrate verso lidi più caldi, perciò ne approfitto per fare il post dei libri del mese.
Questo è stato un mese di trasferte, e tutte a Milano, il che ha significato leggere un sacco in treno e comprare libri in varie località.
Comunque alla fin fine solo tre libri letti e due acquistati, perciò nulla di così straordinario.

LIBRI LETTI


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LIBRI ACQUISTATI

L’America contemporanea è un luogo leggendario per i lettori di tutto il mondo. Giulio D’Antona ha deciso di esplorarla, per raccontare come funziona il più importante mercato editoriale del pianeta, un’industria culturale che ancora influenza in maniera profonda il nostro immaginario. Per farlo è andato a intervistare scrittori celebri e laconici ed esordienti disillusi ma logorroici, agenti ricchissimi e editor scoraggiati dalla crisi, librai che raccontano di epoche d’oro e geniali redattori di riviste universitarie... Da Teju Cole a Jennifer Egan, da Lorin Stein a Jonathan Lethem, dall’università dove insegnava Wallace al bar dove scrive Nathan Englander, D’Antona ci porta sulle strade d’America con lunghi tour a piedi, trasvolate dall’East alla West Coast, i mitici pullman Greyhound, per accompagnarci negli attici di Manhattan e nelle tavole calde del Midwest, compiendo con noi quel pellegrinaggio che ogni fedele di questa Mecca pop della letteratura dovrebbe fare almeno una volta nella vita.

 Guazzo è un pittore di strada, dimenticato da tutti, ma incapace di dimenticare. Basta guardare i suoi graffiti, per capire. Basta lasciarsi guardare da loro, quando prendono vita.
Buio è un’ombra, disegnata da Guazzo nel trompe-l’oeil di una caverna. Vuole seguire il suo creatore, per scoprire. Vuole che lui lo segua, spingendosi oltre ogni limite.
Insieme vedranno il grigiore dell’asfalto sfumare in un guazzabuglio imprevedibile di colori, a partire dal rosso vivo del sangue per arrivare fino al blu profondo degli abissi della memoria.
Perché c’è sempre un prezzo da pagare per l’ispirazione.