martedì 5 luglio 2016

Il serpente di fuoco


IL SERPENTE DI FUOCO, di Sara Bosi e Massimiliano Prandini
Delos Books, ebook, € 3,99
Genere: fantasy
Voto: 4/5

Sara Bosi e Massimiliano Prandini, autori di questo ebook, sono metà del collettivo XomegaP che con la trilogia di Finisterra (di cui ho parlato qui, qui e qui) ha ottenuto diversi riconoscimenti.
“Il serpente di fuoco” è quindi un lavoro a due mani che, già come Finisterra, utilizza lo schema di due differenti punti di vista, affidati a un autore ciascuno: la principessa Amber e l'esploratore Dammar.
Cominciamo con il dire che si tratta di un romanzo (meglio, un racconto lungo) incorniciato in una serie, “Le cronache di Murgo il Ramingo”.
L'idea di fondo del progetto è facilmente comprensibile: un personaggio/esploratore, Murgo, ci porta alla scoperta di una storia differente in ogni libro. Infatti, inframmezzate alla narrazione ci sono pagine del suo diario di viaggio che forniscono informazioni sui popoli e suoi luoghi in questione.
In particolare, “Il serpente di fuoco” è ambientato tra il popolo di Città del Sole, che vive in un torrido deserto in una società ben organizzata in cui la rabbia e la violenza sono state bandite.
Non vi dico altro della trama, se non che a un certo punto l'acqua che sostiene la città finisce e che l'unico modo per riaverla indietro è un macabro e crudele rituale che impone dei sacrifici umani.
Mi è piaciuto tantissimo fino all'ultima pagina; poi il finale è stato un crollo spaventoso, ragion per cui lo valuto con quattro stelline invece che cinque.
Togliamoci subito il sassolino. Ho trovato la conclusione molto frettolosa dopo il bellissimo lavoro delle pagine precedenti. Avete presente quella montagnola che rappresenta la costruzione di una storia che vi spiegano alle elementari? C'è una riga che va verso l'alto, che è l'intreccio che porta al climax, il punto di maggior tensione, e poi un'altra riga che va verso il basso, che rappresenta lo scioglimento. Ecco, in questo romanzo manca tutta la seconda riga.
Proprio per questo, più che di romanzo parlerei di racconto lungo, perché nel finale c'è uno di quegli stravolgimenti che sono uno dei tipici metodi per terminare un racconto: quando lo scrittore ti fa credere una cosa e poi invece è l'esatto contrario.
Di per sé non è un male, ma in questo romanzo ho trovato che una conclusione del genere fosse un gran peccato, perché tutta la storia prima è costruita così bene ed è così bella che porta il lettore a desiderare un finale molto più elaborato e complesso, financo meno banale. In parole povere: servivano almeno il doppio delle pagine.
La brevità dei testi fa parte della politica editoriale di Delos, lo so, ma bisogna stare attenti che breve non voglia dire squilibrato, come nel caso di questo romanzo.
Comunque, ignorando questo finale disastroso, ribadisco che fino all'ultima pagina il libro è molto bello. Si tratta di un fantasy intelligente, non pretenzioso, costruito con assoluta cura sia nell'ambientazione, sia nei personaggi, sia nella trama.
Un ottimo lavoro, quindi, che però non arriva a essere un capolavoro per le ragioni di cui prima. Davvero, lo ripeto, un gran peccato.

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