giovedì 25 agosto 2016

Un Libro Un Film: The shining

IL LIBRO


The Shining, di Stephen King, 1977

IL FILM

The Shining, di Stanley Kubrick, 1980, con Jack Nicholson, Shelley Duval, Danny Lloyd

“The shining” è uno dei primi libri di Stephen King, il terzo se non vado errata.
Famosissimo tra tutti i fans dello scrittore, si può comunque dire che sia stato portato davvero alla ribalta dal film di Kubrick che aveva come attore protagonista Jack Nicholson.
L’ho rivisto non appena terminato il libro e devo dire che non mi è piaciuto come le altre volte.
In sé il film è un capolavoro dell’horror, intendiamoci. Kubrick era un maestro e Nicholson uno degli attori migliori che avesse a disposizione, un caratterista eccezionale.
Andiamo con ordine, comunque, e parliamo della trama (per chi non la conoscesse).
Jack Torrance viene assunto come guardiano invernale all’Overlook Hotel, un bellissimo posto tra le montagne del Colorado che, tuttavia, conserva un passato inquietante di morti, ultimo dei quali l’ex guardiano Grady che, dopo aver abbattuto a colpi di accetta la sua famiglia, si era sparato in bocca con una carabina.
Jack comunque è disoccupato, ha un figlio di cinque anni e grossi problemi di alcolismo. Non saranno le storie di fantasmi a fargli rifiutare un lavoro di cui ha disperatamente bisogno.
Così prende moglie e figlio, Wendy e Danny, e si trasferisce all’Overlook Hotel.
Bisogna sapere che Danny ha la luccicanza, shining per l’appunto, che è una sorta di abilità extrasensoriale che gli permette di percepire cose nascoste alla gente normale.
Un albergo pieno di fantasmi, un padre alcolista e violento, una forte tempesta di neve che isola l’Overlook e la famiglia Torrance dal resto del mondo e un bambino sensitivo. Queste sono le premesse della storia.
Il film di Kubrick si suddivide in due parti: Jack diventa pazzo e Jack cerca di uccidere la famiglia. Dura un paio d’ore e, dopo aver letto il libro, mi sono resa conto che la parte “Jack diventa pazzo” è trattata con molta superficialità. Jack Nicholson ha lo sguardo da pazzo assassino sin dalla prima inquadratura, quindi non è difficile capire che cosa accadrà.
Comunque il film è molto bello per la suspense che crea. Da brividi le immagini cult di Danny che parla con il suo dito, delle gemelle fantasma nel corridoio, del lago di sangue che esce dall’ascensore…
Devo dire che fa paura anche se sai già come va avanti.
Poi Kubrick aveva un’indubbia capacità tecnica, a partire dal modo in cui la telecamera segue i personaggi, e su questo non si discute.
Però, se volete capire davvero “The shining”, leggete il libro. Perché, d’accordo, è una storia di fantasmi; ma in primis è la storia di un uomo con gravi problemi di alcolismo che nonostante gli sforzi per migliorarsi cade in un baratro sempre più profondo.
“Jack cerca di ammazzare la famiglia” prende appena un quarto del libro, ma è la parte “Jack diventa pazzo” quella davvero interessante. Bisogna tener presente che King ha scritto il libro nel periodo in cui anche lui era un alcolista e aveva paura di far del male ai suoi cari.
Interessante è sapere che “The Shining” ha un seguito, “Doctor Sleep”, che vede come protagonista un Danny cresciuto e che quindi risponde alla domanda che tutti si pongono: ma questo povero bambino uscirà traumatizzato dalla storia dell’Overlook Hotel?

lunedì 22 agosto 2016

Mi piaceva Batman, poi è arrivato Suicide Squad

Da piccola Batman era il mio supereroe preferito.
Breve premessa: io non ho mai letto i fumetti DC e Marvel (ché mi compravano solo il Topolino e per avere qualcos’altro dovevo leggere di nascosto i Diabolik di mio cugino), perciò tutto quello che so sui supereroi è merito della TV e del cinema. Però, dicevo, Batman era il mio supereroe preferito.
Il Batman migliore di sempre
Mi piaceva il fatto che prendesse a cazzotti i cattivi pur senza avere superpoteri; poi d’accordo, era ricco sfondato e poteva permettersi la supertecnologia, però ammiravo il fatto che uscisse a combattere il crimine per le strade di Gotham City pur senza essere Superman.
Comunque mi piaceva anche Superman, nonostante fosse il tipo da tipiacevincerefacile. Di lui adoravo il fatto che sotto la tutina blu e il ciuffo impomatato ci fosse un ragazzone timido del Kansas che, quando non era in versione super, veniva preso a sberle da sua madre e da Lois Lane.
In passato la DC ha fatto buone cose sullo schermo con i suoi personaggi. Ricordo con nostalgia la bellissima serie animata di Batman, i film spettacolari di Tim Burton, il Batman in technicolor anni ‘60 che guardavo in replica sulle reti minori, e finanche i capezzoli finti di George Clooney.
Il Batman di Nolan era differente, meno gotico e più drammatico, e infatti l’ho amato di meno, pur riconoscendo che “The Dark Knight” era un capolavoro (ancora adesso mi vengono i brividi a guardarlo).
Per quanto riguarda Superman, a parte ovviamente i film con Christopher Reeve, rammento che mi piaceva da impazzire quel telefilm in cui Lois era interpretata da Tery Hatcher (la Susan di Desperate Housewife), in cui Clark era, per l’appunto, un bonaccione con gli occhiali adorabile. Poi sono cresciuta con Smalville, in cui non vedevo l’ora che Clark si mettesse la tuta blu, ma che secondo me aveva il Lex Luthor migliore di sempre.
A che cosa serve tutta questa premessa?
Per dire che, finora, non mi piace la nuova direzione della DC cinematografica.
Sarò nostalgica? Forse mi mancano Danny De Vito nei panni del Pinguino e Michel Pfeiffer in quelli di Catwoman?
Non è solo questo.
In realtà la ragione per cui sto facendo questo post è tecnica (cioè, è per lamentarmi dei soldi che ho buttato via per tre film uno peggio dell’altro, ma vorrei farlo in maniera tecnica).
Il primo, grande problema è stato “Superman. Man of Steel”. Non chiedetemi la trama perché non la ricordo (c’era Zot?). Ricordo solo che nella parte finale Superman distruggeva la città che neanche se i kryptoniani si alleavano con i Klingon e i Transformers.
Qual è qui l’appunto tecnico? È che è assurdo. Persino Goku si teletrasportava in campo aperto quando doveva combattere per non coinvolgere i civili. Perché Superman in questo film non si poneva nemmeno il problema?
Ah, che scema. Perché è più scenografico distruggere una città che un campo di grano del Kansas.
WTF enorme come una casa, avevo archiviato il film nella mia memoria finché non è arrivato “Batman vs. Superman”, in cui gli sceneggiatori, almeno all’inizio, sembrano rinsavire, dato che la molla che spinge Batman a prendere a calci il didietro di marmo del kryptoniano è proprio la sua tendenza a fare più vittime di quante ne farebbero i nemici se lasciati agire.
Poi il film devia e si annoda su se stesso in un grumo di noia e di altri WTF, tra cui l’ultimo: “Ah, anche tua madre si chiama Marta? Scusa, se lo sapevo prima non cercavo di ammazzarti con una lancia di kryptonite. Amici come prima e vieni nella mia megavilla che ti offro un Martini”.
Sorvoliamo sul Batman di Ben Affleck che è più una sorta di gorilla che un pipistrello e arriviamo all’ultimo film DC, “Suicide Squad”.
Lo aspettavo da un anno, da quando sono apparse le prime immagini di Jared Leto nei panni di Joker.
Non lo conoscevo come fumetto (in effetti, trattasi di una serie di albi che non hanno mai avuto gran successo) ma l’idea in sé pareva esplosiva.
E infatti nel film è esplosa, è esplosa in un sacco di bolle di sapone luccicanti.
Trama confusa e superficiale, proiettori puntati solo su due/tre personaggi e gli altri nient’altro che contorno, motivazioni ad agire che… boh?
Ho letto non ricordo più su che blog che la DC ha avuto troppa fretta; fretta di arrivare allo stesso punto in cui è attualmente la Marvel, ma con molti meno film, meno approfondimenti, più superficialità.
“Suicide Squad” è francamente perdibile. Harley Quinn è un bel personaggio (anche se lievemente edulcorata rispetto all’originale, talmente sottomessa da farsi prendere a sberle dal Joker senza battere ciglio). Lo stesso Joker sarebbe stato interessante, ma sta nel film dieci minuti e non si capisce nemmeno bene perché. Will Smith recita il padre amorevole e badass come nella maggior parte dei suoi film, aggiungendo ben poco di interessante all’impianto. I personaggi di Katana, Boomerang e Killer Croc quasi del tutto inutili. El Diablo non si capisce perché faccia la fine che fa, essendo un uomo di fuoco.
Forse l’unica cosa interessante del film è la scena dopo i titoli di coda, che aggiunge un tassello alla creazione prossima ventura della Justice League.
Il prossimo film della DC è Wonder Woman.
Spero che non lo mandino in vacca.

Segnalazione: La maga di Reinkar di Alessia Francone

Oggi segnalo un fantasy autopubblicato dall’autrice Alessia Francone, piemontese con un dottorato in storia medievale.
Il libro è una raccolta di tre racconti con una protagonista comune, la maga Selene, che costituiscono i primi episodi di una saga ambientata nel mondo fantastico di Reinkar.
Lo trovate in cartaceo su Lulu o su Amazon.

Autore: Alessia Francone
Titolo: La maga di Reinkar
Sinossi
Fra gli alberi antichi della quieta Foresta di Smeraldo, la giovane Selene apprende a padroneggiare la magia, avviandosi a diventare una donna matura e risoluta. Tuttavia un segreto si nasconde nel suo passato... La ricerca della verità sarà solo l’inizio di una serie di avventure che cambieranno la sua vita: in viaggio attraverso luoghi nuovi e sconosciuti, dove incontrerà alleati e nemici, Selene dovrà lottare contro poteri arcani e avversari spietati, destreggiandosi in un mondo intessuto di magie luminose e oscure, coraggio e insidie, amicizia e intrighi.
Biografia autore (dal retro di copertina):
Alessia Francone è nata nel 1985 a Lanzo Torinese. Ha studiato presso l’Università di Torino, dove ha conseguito dapprima la laurea magistrale e poi il dottorato di ricerca, specializzandosi in storia medievale. Appassionata lettrice di narrativa e fumetti, ha iniziato a scrivere fantasy durante i primi anni di università. La maga di Reinkar è il suo primo libro e raccoglie i tre racconti La maga della luna, Lo Specchio del Silenzio e Il rivale, che costituiscono i primi episodi della saga ambientata nel mondo di Reinkar.
Editore:autopubblicazione
Formato: Cartaceo
Prezzo di copertina:
Su Lulu: 15,00 EUR + IVA 5,5% + spese di spedizione
Su Amazon.it: 15,60 EUR IVA inclusa + spese di spedizione
Link per l’acquisto:
Lulu
Amazon


lunedì 8 agosto 2016

Silhouette e Il cinghiale che uccise Liberty Valance

Premessa.
Questo post conterrà due recensioni in uno, perché ho due libri di cui parlare e mi sembrava dispersivo farci due post.
Il fatto è che ho terminato di leggere Silhouette sabato ma non ho fatto in tempo a scriverci due righe perché ero svaccata in piscina prima e sul divano a guardare le Olimpiadi poi (e in mezzo dovevo finire di editare un capitolo). In contemporanea ho iniziato e deciso di abbandonare Il cinghiale che uccise Liberty Valance, perciò mi sono trovata oggi con questo accumulo di recensioni.


SILHOUETTE, di Justin Richards
Armenia Edizioni, 207 pagine, € 12,50
Genere: fantascienza
Voto: 5/5
Consigliato: se avete un debole per Peter Capaldi, pensate che Strax sia geniale o semplicemente vi piacciono le atmosfere vittoriane

L’autore di questo romanzo, Justin Richards, è anche l’autore di quel noiosissimo disastro che era “La pestilenza dei Cybermen”. Quando mi è venuto in mente mi sono detta: oh, no, questo libro sarà uguale, e invece mi è piaciuto, tanto è vero che l’ho finito in due giorni.
Sarà sempre merito del Dodicesimo Dottore? Può darsi; Capaldi ha dato una caratterizzazione talmente precisa al personaggio che credo che anche la semplice descrizione di lui che va a fare la spesa possa risultare avvincente. Inoltre in questo romanzo c’è Strax, che secondo me è uno dei personaggi più azzeccati della serie (un alieno con la testa a forma di patata estremamente bellicoso che tenta a modo suo di adattarsi alla vita della Londra Vittoriana).
Perciò, possiamo dire che in questo caso Richards aveva vita facile; era difficile sbagliare un romanzo del genere.
La trama: Il Dottore e Clara notano un picco di energia sospetto nella Londra di epoca vittoriana e vanno a indagare. Lì ritrovano dei vecchi amici: la donna lucertola Vastra, la sua cameriera Jenny e il Sontaran Strax. Un uomo è stato misteriosamente ucciso in una stanza chiusa a chiave e degli origami a forma di uccelli sembrano essere volati via. La chiave del mistero risiede nella Fiera delle Curiosità, una specie di circo dei freak lungo un Tamigi ghiacciato.


IL CINGHIALE CHE UCCISE LIBERTY VALANCE, di Giordano Meacci
Minimum Fax, 452 pagine, € 16,00
Genere: lierary fiction
Voto: abbandonato
Consigliato: se avete tanto tempo e tanta pazienza. Magari arrivando fino alla fine è un bel libro


Ho letto cinquanta pagine di questo romanzo, ma in realtà avevo già deciso di abbandonarlo dopo tre righe.
Sia chiaro, potrei farci un commento del tutto oggettivo: non sono riuscita a leggerlo perché il linguaggio è troppo barocco e non ho capito nulla.
Invece mi sento di scendere un po’ nel personale e fare un commento “di pancia”, perché sinceramente mi sono sentita presa in giro a ogni riga. E sapere che ci ho buttato dei soldi mi fa arrabbiare; la prossima volta devo stare attenta a leggere almeno una pagina prima di acquistare un libro, e non gettarmi a occhi chiusi perché ne ho sentito parlare in giro o perché mi piacciono copertina e titolo.
Se uno guarda che cosa leggo di solito potrebbe pensare che, essendo una cultrice della letteratura di genere, in realtà io non sia in grado di apprezzare la literary fiction.
Mah, può essere. Forse sono troppo provinciale e poco colta per capire questo romanzo; in tal caso mi scuso preventivamente con l’autore per quello che dirò, ma sinceramente leggere un libro che inizia con la frase “Il respiro curvo del vento e l’asma ghiacciato degli ultimi dèi rimasti ci porta nel cuore pietroso di Corsignano” la fa venire a me, l’asma.
Il romanzo è da così a peggio. Un linguaggio talmente articolato che anche con due/tre riletture è difficile da capire. E poi va spesso a cascare in errori di sintassi da paura, robe che non si capisce nemmeno qual è il soggetto della frase. Mi sento male per il povero editor che ha dovuto lavorarci, sempre che qualcuno abbia avuto il coraggio di metterci mano.
Ma perché scrivere un libro così, mi chiedo? È uno sfoggio di erudizione? Una prova per vedere quanti intelligentoni riescono ad arrivare fino alla fine per poter misurare il grado intellettivo dei lettori italiani? Ripeto, io sarò anche stupida, ma non ho voglia di perdere tempo con questo libro.
Avesse una trama, poi. In cinquanta pagine ci sono stati solo una serie di flash su personaggi di cui mi dimenticavo l’identità alla riga successiva (per forza, in questo mare magnum di parole sarà stato difficile per l’autore prestare attenzione a cose marginali come la trama o la caratterizzazione dei personaggi).
Davvero, non capisco il senso di questa operazione. Limite mio, d’accordo. Magari si tratta davvero di un capolavoro della letteratura. Eppure, io preferisco passare al libro successivo.

giovedì 4 agosto 2016

Nowhereland


NOWHERLAND, di Federica Pelissero
Watson Edizioni, 388 pagine, € 10,00
Genere: fantascienza distopica
Voto: 5/5
Da leggere: se amate le distopie e gli young adults, perché questo libro non vi deluderà!

Non per esagerare, ma questo libro è la risposta italiana ad Hunger Games.
Non è che abbia tanto da dire, se non che mi è piaciuto molto perché è scritto bene ed è intelligente.
Il riferimento ad Hunger Games vi avrà fatto intuire che si tratta di una distopia e che la protagonista è una ragazza, anche se in realtà le analogie si fermano qui. Forse sarebbe più giusto paragonarlo alla serie di Divergent per ambientazione e parte delle tematiche trattate.
Il presupposto è che, nel 2027, le nascite delle bambine cominciano a calare. Gli scienziati cercano una risposta e una soluzione, ma la catastrofe incombe. Il progressivo venir meno del genere femminile conduce gli esseri umani a una guerra tra sessi e, molti secoli dopo, la Terra è abitata da non più di duecentomila persone, tutte riprodotte in provetta.
Tutte, tranne Hev.
Cresciuta da un uomo che chiama nonno in una tenuta in mezzo al nulla e inizialmente persino ignara di essere una donna, una delle ultime rimaste al mondo, la ragazza si troverà ad affrontare un viaggio alla scoperta della sua natura e di un mondo in cui l’umanità sta man mano cedendo il passo alla natura.
Ho detto che si tratta di un libro intelligente perché trae dal presupposto delle conclusioni perfettamente logiche e coerenti, e anche lo svolgimento finale non ha un minimo di calo.
Personalmente avrei apprezzato più approfondimento in alcune parti, come quella delle Amazzoni, ma questo non diminuisce affatto il valore del libro.
Da leggere.

mercoledì 3 agosto 2016

Segnalazione: 1986 di Giuseppe Ottomano

Segnalo oggi "1986"" di Giuseppe Ottomano, edito da Leuocotea.
Il romanzo ci presenta due amici , Tommy e Andrea, che, dopo aver incassato una ricca eredità, nella primavera del 1986 partono per un viaggio lungo l’Europa a caccia di ragazze. Facendo tesoro dei precedenti fallimenti, escogiteranno tecniche di seduzione via via sempre più fantasiose. Il loro viaggio durerà lo spazio di una vita, interamente vissuta in un 1986 immutabile, in cui ogni anno l’Argentina di Maradona vincerà i mondiali, in ogni primavera si ripeterà la catastrofe di Cernobyl, si ballerà sulle stesse canzoni e l’edonismo degli anni Ottanta sarà l’eterno motore della moda.
In un romanzo sospeso tra fantascienza e grottesco, una ridicola coppia di aspiranti seduttori cammina sul filo del mistero del tempo.

1986, di Giuseppe Ottomano
ISBN: 9788899067410
232 pagine
16,90 €

Giuseppe Ottomano è nato a Bari nel 1965 e vive a Milano dove lavora come contabile in una multinazionale. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato al sito di storia sportiva SportVintage e alla rivista telematica Pianeta Sport.



Sul sito dell'editore ci sono anche i link per l'acquisto.

martedì 2 agosto 2016

I libri del mese: luglio 2016

Ho abbandonato definitivamente l'idea di non comprare libri fino a settembre e, per ovviare, ho fatto spazio nella libreria.
Questo è statao un buon mese anche per la lettura, comunque. Magari andassi sempre così veloce.

LIBRI LETTI

Voto: 4/5
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Questo in realtà l'ho abbandonato, perché pensavo trattasse un argomento un po' diverso (la libertà d'informazione) e invece riguarda l'evoluzione che il sistema dell'informazione ha subito con i social network.
Argomento altrettanto interessante, ma è un po' complesso da leggere e si vede che per me non era il momento adatto.






 Voto: 4/5
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Voto: 5/5
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LIBRI ACQUISTATI

Nell’immaginario paese di Corsignano – tra Toscana e Umbria – la vita procede come sempre. C’è gente che lavora, donne che tradiscono i propri uomini e uomini che perdono una fortuna a carte. C’è una vecchia che ricorda il giorno in cui fu abbandonata sull’altare, un avvocato canaglia, due bellissime sorelle che eccellono nell’arte della prostituzione e una bambina che rischia la morte. E c’è una comunità di cinghiali che scorrazza nei boschi circostanti. Se non fosse che uno di questi cinghiali acquista misteriosamente facoltà che trascendono la sua natura. Non solo diventa capace di elaborare pensieri degni di un essere umano, ma, esattamente come noi, diventa consapevole anche della morte. Troppo umano per essere del tutto compreso dai suoi simili e troppo bestia per non essere temuto dagli umani: «il Cinghiale che uccise Liberty Valance» si ritrova all’improvviso in una terra di nessuno che da una parte lo getta nella solitudine ma dall’altra gli dà la capacità di accedere ai segreti di Corsignano, leggendo nel cuore dei suoi abitanti. Giordano Meacci scrive un romanzo bellissimo, commovente, appassionante, che racconta l’eterno mistero dei nostri sentimenti e lo fa grazie all’antico espediente di trattare le bestie come uomini e gli uomini come una tra le molte specie viventi sulla Terra.

Gabby Nichols sta mettendo a letto il suo bambino quando sente sua figlia chiamare a gran voce. “Mamma, c’è una zanzara enorme in camera mia!” Poi, inizia a gridare… Kevin Alperton sta andando a scuola quando viene assalito da una zanzara. Una bella grossa. E la faccenda si fa pericolosa.
Tuttavia, non è il cadavere imbozzolato dentro a una ragnatela gigantesca a preoccupare il Dottore. Non lo innervosiscono nemmeno gli insetti mutanti che sciamano incontrollati.
Mentre gli insetti si fanno sempre più minacciosi, il Dottore si rende conto che se non riuscirà a decifrare gli strani simboli incisi su un antico circolo di pietre e a svelare un mistero risalente alla Seconda guerra mondiale, nessuno sarà più al sicuro.
Un racconto originale con il dodicesimo Dottore e Clara, interpretati da Peter Capaldi e Jenna Coleman.

La città stato di Varuz sta cadendo. La capitale è in rovina e i nemici sono pronti all’invasione. Il Duca Aurelio è pronto a giocare il tutto per tutto nella battaglia finale. Così, quando un uomo santo, il Dottore, giunge a Varuz da oltre le montagne, Aurelio gli chiede la benedizione per intraprendere le sue imprese militari.
Eppure, non è tutto come sembra. Le guardie cittadine brandiscono spade laser e le sale dei palazzi sono illuminate da torce elettriche. La moglie di Aurelio e il suo primo cavaliere sembrano tramare per rovesciare il loro Duca e Clara si ritrova immischiata nei loro intrighi…
Riuscirà il Dottore a dissuadere Aurelio dai suoi propositi di guerra? Clara e il suo complotto verranno scoperti? Perché l’ambasciatore del nemico è tanto agitato? E chi sono questi antichi ed esausti cavalieri che sostengono di essere alla ricerca del Sacro Graal?

Natale 2015, Sydney, New South Wales, Australia. Immaginate la sorpresa quando un portale temporale si apre nel bel mezzo della baia di Sydney. Immaginate lo spavento quando una piramide gigantesca pulsante di energia appare accanto all'Harbour Bridge. Immaginate il terrore che si scatena all'arrivo del noto criminale Cyrrus Globb, del Professor Jaanson e dell'assassina aliena Kik. Infine, immaginate lo sconcerto quando un gruppo di artisti della truffa si fa avanti per tentare il più grande colpo della storia. Il loro gruppo è composto da Gambe, Lupetto, Shortie, Badile e Doc, il loro capo, impegnato come sempre a impedire che l'universo venga distrutto. Inoltre, quando qualcuno risveglia accidentalmente gli Antichi dell'Universo (non esattamente la mossa più furba o saggia, secondo Doc) le cose diventano perfino più complicate... "The glamour chronicles": Questa trilogia di avventure attraverso il tempo e lo spazio segue il Dottore all'inseguimento del Glamour, l'artefatto più ricercato e pericoloso dell'universo.