lunedì 5 settembre 2016

The Young Pope

Ieri ho fatto una gran faticata per arrivare al Lido di Venezia per andare a vedere “The Young Pope”, ovvero sia le prime due puntate della nuova serie televisiva targata Sky e HBO girata da Paolo Sorrentino.
Con ordine. Voglio prima fare una premessa sulla Mostra del Cinema.
È il primo anno che riesco ad andarci e tra autobus, treno e vaporetto ci ho messo tre ore all’andata e altrettante al ritorno (partendo da Padova, eh, non da Milano). La Mostra è bellissima, ma è un’esperienza che va organizzata bene per godersela, altrimenti si rischia come è capitato a me ieri di stancarsi tantissimo per vedere un film solo. Quindi ci vuole:
A – La Carta Venezia;
B – Un piano di programmazione serio per incastrare le proiezioni con qualche tappeto rosso;
C – Molta pazienza, molta crema solare, molta acqua e un buon cappello.
Quest’anno si può dire che sia stata una missione esplorativa di un giorno.
Ho scelto di vedere “The Young Pope” per vari motivi. Quello più terra terra è, banalmente, Jude Law, che è il protagonista della serie.
Secondariamente (in ordine di elevatezza di motivi) parte della serie è stata girata a Venezia e conosco gente che ha fatto la comparsa, perciò avevo una certa curiosità da un po’ di mesi.
Terzo, do sempre una possibilità a Sorrentino, che a volte per me è “no”, a volte un “sì” pieno.
Stavolta è stato un “sì”.
Il plot della serie, che si snoda per dieci puntate (su Sky dal 21 ottobre), è il seguente: l’americano Lenny Belardo è il più giovane cardinale mai eletto al soglio pontificio. È un uomo bello e intelligente, con una memoria ferrea ma, per sua stessa ammissione, irritabile e vendicativo.
In apparenza è un progressista, come pare suggerire un sogno riguardo alla sua prima omelia; da sveglio, tuttavia, appare come un conservatore intransigente, circostanza probabilmente legata al trauma dell’abbandono subito da piccolo, quando i suoi genitori hippies lo hanno lasciato in un orfanotrofio di suore per recarsi a Venezia per qualche misterioso motivo.
Lenny fuma, beve Coca Cola alla ciliegia, detta legge in Vaticano, ha idee tutte sue riguardo al marketing dell’immagine papale e ha una lieve tendenza dittatoriale. Questo personaggio si viene a incastrare con la pletora di suore, preti e cardinali che vivono nello Stato più piccolo del mondo, tra cui il sibillino Segretario di Stato interpretato da Silvio Orlando.
Ok, diciamo che l’idea è buona e che era davvero difficile sbagliare da una premessa così. Peraltro, basta dire “Vaticano” per evocare trame su trame legate a intrighi, alta finanza, sesso ecc…, senza dimenticare ovviamente la religione, perciò materiale ce n’era.
La cosa buona, secondo me, è la serialità. Vuoi mettere avere a disposizione dieci ore di film invece che un paio appena? C’è la possibilità, non banale, di lavorare bene sui personaggi, e infatti Sorrentino ci riesce, quanto meno in queste due prime puntate (poi può anche darsi che dieci ore siano troppe e la cosa gli sfugga di mano. Vedremo). Più ripenso ai dialoghi più mi convinco che quest’opera presenta molteplici livelli di lettura, il che già di per sé la rende interessante.
La parte da esteta del regista viene fuori dalle riprese in elicottero su Roma, dalle visuali di Piazza San Pietro dai sontuosi appartamenti papali e dall’indugiare sulle meraviglie del Vaticano. Bisogna comunque tener presente che questa serie è HBO, il che vuol dire politica (si è parlato di “House of Cards” in Vaticano) ma, sopratutto, culi. E, infatti, nella seconda scena c’è il culo nudo di Jude che si fa la doccia, per lo sdilinquimento di tutte quelle che ieri fingevano di sapere chi è Sorrentino ma che in realtà erano lì solo per Jude “Occhioni Bu” Law.

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