lunedì 26 dicembre 2016

Schegge


SCHEGGE, di Alfonso Zarbo
Watson Edizioni, 243 pagine, € 10,00
Genere: racconti fantasy
Voto: 3/5
Consigliato se: siete maschi e amate l'avventura

“Schegge” è una raccolta di racconti di genere heroic fantasy (termine che oggi è stato sostituito da epic fantasy, sword and sorcery ecc…, ma in pratica sono tutte declinazioni dello stesso oggetto).
Devo dire che non mi è dispiaciuto poi così tanto. È vero, ho dato tre stelline su cinque, ma i miei voti si basano su una media che tiene conto di diversi parametri e, in effetti, qualche difettuccio c’era. Forse quello più evidente è un bilanciamento non perfetto delle trame, ma è il rischio e la difficoltà della forma narrativa del racconto che ha una lunghezza ovviamente diversa dal romanzo e quindi deve essere breve ma non troppo. Nei racconti di Zarbo c’è qualche passaggio un po’ affrettato e tutta la narrazione a volte perde d’incisività. Per intenderci, un racconto deve essere una piccola bomba che tiene compresso in un piccolo spazio tutto ciò che è necessario ed esplode in genere nel finale, e qui non è così.
A parte questo – che è la difficoltà più grande dei racconti, ripeto – Zarbo ha maturato con il tempo un ottimo stile, abbastanza evocativo e molto indicato per il genere che scrive, ovvero sia gente che va in giro armata di spade – preferibilmente con un nome figo – ad ammazzare gli altri per varie ragioni che spaziano dalla vendetta alla conquista alla difesa degli innocenti.
“Schegge” contiene nove racconti, alcuni dei quali già editi in passato in diverse antologie e qui rivisti e ampliati. Sono suddivisi in tre filoni.
I primi quattro appartengono tutti al medesimo ciclo narrativo che vede come protagonista il cacciatore di draghi Vortighern, vittima di una maledizione che gli fa perdere il controllo sulla sua furia – e giù morti. Il genere qui è molto molto vicino a Howard, tanto è vero che l’ultimo dei racconti, “Il teschio del demone”, avrebbe potuto benissimo avere come protagonista Conan.
L’ultimo racconto invece riprende il precedente lavoro di Zarbo, ossia la duologia di Ivengral edita qualche anno fa da Linee Infinite, e qui il genere vira più verso l’high fantasy.
I racconti che ho preferito, comunque, sono quelli centrali che si distaccano un po’ dai canoni e peraltro riescono anche a risentire meno del difetto di cui prima, cioè un certo disequilibrio nella trama. Forse dipende dal fatto che sono autoconclusivi e perciò più concentrati in se stessi, non lo so. Sopratutto ho apprezzato tantissimo “Il volere di Dio, la mano del Diavolo”, che rilegge in maniera del tutto originale le gesta del ciclo Carolingio, e “Come falene nella polvere da sparo”, che ha un’idea di fondo ottima.
Per concludere su questa raccolta, vi dirò di leggerla se vi piace il genere, perché comunque non potrete rimanerne delusi.
Però, piccola considerazione personale, aggiungo che mi piacerebbe che le case editrici la smettessero di pompare l’heroic fantasy sulle quarte di copertina con parole tipo “polvere, sangue, clangore, lame” e “Assassin’s Creed”. Perché, davvero, è testosteronico in maniera fastidiosa.
A noi pulzelle che leggiamo heroic fantasy non ce ne frega niente di quanto sono lunghe le vostre spade, ok? Avrei piacere che in Italia si cominciasse a staccarsi un po’ dai canoni howardiani e degli scrittori degli anni ‘80 e ‘90 per giungere, anche nel fantasy di questo tipo, a una narrazione più profonda e intimistica – pur con tutti i morti ammazzati che vi pare.
Non lo dico in particolare in relazione a Zarbo, è una tendenza un po’ comune che vorrei venisse superata per dare più profondità al genere. Il che non è affatto impossibile – avete presente Brandon Sanderson?

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