domenica 11 dicembre 2016

Trilogia di Magdeburg

TRILOGIA DI MAGDEBURG, di Alan D.Altieri
composta da L'eretico, La furia, Il demone
Tea Libri
Genere: romanzo di ambientazione storica
Voto: 4/5
Consigliata se: avete tanta pazienza e un certo amore per lo splatter


ATTENZIONE! QUESTA RECENSIONE CONTIENE SPOILER! (Ma non su chi muore. Tanto l’andazzo è che muoiono - male - più o meno tutti).

Europa (letteraria). Anno Domini 1630.
Su un ramo del lago di Como due giovani possono finalmente convolare a giuste nozze, mentre in Francia tre moschettieri e un guascone hanno da poco salvato l’onore della regina Anna.
Intanto in Germania infuria l’Apocal… ehm, la Guerra dei Trent’Anni, che vede contrapposti i cattolici tedeschi ai protestanti guidati dal re di Svezia.
Abbiamo studiato sui libri di storia che la Guerra dei Trent’Anni fu una carneficina in cui i mercenari erano come orde che non si facevano scrupoli a uccidere, stuprare e torturare, ma in questi romanzi Altieri eleva la cosa alla massima potenza, tanto da mettere in scena sul serio una rappresentazione dell’Apocalisse. Non a caso si parla di lui come “Il maestro italiano dell’Apocalisse”.
Dicevamo della Germania, quindi. In questo scenario da incubo in cui il sole è perennemente oscurato dai fumi dei roghi e in cui non puoi uscire di casa senza imbatterti in un campo di ossa umane spolpate, si consuma una revenge story nerissima.
Ricordate quel meraviglioso romanzo di Abercrombie (“Il sapore della vendetta” nella traduzione italiana) in cui la mercenaria Monza per vendicarsi di suo fratello finiva con l’uccidere un centinaio di persone? O, per fare un paragone più noto, ricordate la Sposa di Tarantino che per arrivare a O-Ren Ishii uccideva tutti gli Ottantotto Folli? Ecco, qui è tutto moltiplicato per un enorme numero a caso, perché si perde il conto delle vittime a pagina 3 del libro uno.
La nostra Sposa è Wulfgar, misterioso eretico in nero che se ne va in giro a mietere vittime armato di katana. Ho detto che in questo commento ci sono spoiler perché, in effetti, dopo quello che ho scritto se leggerete il libro capirete abbastanza facilmente la sua identità, ma se siete un attimo sgamati l’avreste capito comunque. Non poteva che essere lui, e fino alla fine ci si chiede se tutti i personaggi attorno siano delle Lois Lane, che bastano un paio di occhiali (o, in questo caso, un drastico taglio di capelli e qualche tatuaggio da samurai) per confonderli.
Non so per quale motivo s’inserisca questa trilogia tra il fantasy. In realtà è un romanzo di ambientazione storica, improbabile ma non impossibile (nel 1630 era iniziato da poco il periodo Edo in Giappone, quindi l’epoca d’oro per i samurai, e il precedente letterario che narra dell’arrivo di un occidentale nella Terra del Sol Levante è Shogun).
La ricostruzione storica è davvero accuratissima e monumentale. Tutto l’impianto è monumentale, a dir la verità; deve essere stato difficilissimo da scrivere ed è molto difficile da leggere.
Di per sé la trama non è nemmeno nulla di eccezionale; vi ho detto che alla fin fine è una storia di vendetta, nulla di più, nulla di meno, ma il fatto che s’incroci con la Guerra dei Trent’anni e con l’assedio e il rogo della città di Magdeburg (che fu un vero Olocausto) le dà un’enorme spessore; così come a darle spessore sono i personaggi, il vero punto forte della narrazione. Sopratutto è interessante il nostro Bill di turno, il principe Reinhardt Von Dekken, che viene presentato all’inizio al massimo del suo fulgore e della sua potenza e poi man mano decade (anche fisicamente, in una vera e propria disgregazione) fino all’epilogo.
Ma che cosa rende davvero difficile questi romanzi? Qual è il vero motivo per cui ci ho messo tre mesi a leggerli e per il quale tutti su Anobii e Goodreads danno due stelline?
Lo stile.
Altieri non scrive male, lungi da me dire questo, anzi. È un maestro e nessuno come lui è capace di ricreare l’ambientazione con le parole; è davvero facile immaginarsi tutto ciò che mette in scena. Inoltre è efficace nei dialoghi e nelle azioni dei personaggi, possiede un lessico ampio e adeguato e sa come creare suspence.
Ma, santo cielo, non si può proprio dire che sia parco di parole.
Ripete, ripete, ripete. Non so quante volte ho letto che Wulfgar è un viandante in nero o che il vessillo della legione di Arnhem è un teschio con una serpe tra le cavità oculari.
Da un certo punto di vista tutte queste parole servono, come dicevo, a delineare l’ambientazione, ma sono sicura che i romanzi sarebbero stati benissimo in piedi anche con metà delle pagine.
In conclusione, non è una trilogia che mi sento di consigliare a tutti. Ci vuole pazienza nel leggerla e anche molto pelo sullo stomaco perché tra roghi di carne umana, gente squartata, gente tagliata a metà, eruzioni di sangue, stupri, mutilazioni, sodomia (gratuita) ecc… può capitare che dia un po’ di fastidio in alcune parti.
Però vale la pena perché, se ancora non lo è diventata, sono sicura che in futuro potrà essere considerata una pietra miliare della letteratura di genere italiana e, se siete aspiranti scrittori, avrete tantissimo da imparare da questi libri.

Nessun commento:

Posta un commento