domenica 15 gennaio 2017

Guiscardi senza gloria


GUISCARDI SENZA GLORIA, di Mauro Longo
Acheron Books, 260 pagine, € 12,00
Genere: fantasy ucronico/steampunk/zombie 
Voto: 4,5/5
Consigliato: se siete alla ricerca di qualcosa di originale completamente "made in Italy"

“Guiscardi senza gloria” è il primo romanzo di Ultima Forsan, un’ambientazione italiana di Savage World, che è un regolamento di gioco di ruolo.
Il mondo dei giochi di ruolo io lo conosco pochissimo, per non dire nulla, perciò lasciamo perdere e concentriamoci sul romanzo.
Ricordiamo sempre che Acheron punta sulle ambientazioni italiane, perciò anche questo romanzo si svolge nel nostro paese, precisamente nel Rinascimento, anche se in versione alternativa e ucronica.
L’idea è che in Europa si sia sviluppato un flagello che zombifica la gente, quindi sì, effettivamente è una zombie story ambientata nel Rinascimento Italiano.
La trama gira attorno alla ricerca di un favoloso tesoro lasciato da Marco Polo e i protagonisti sono i “guiscardi senza gloria” del titolo, cioè rinnegati, furfanti e ciarlatani.
Tecnicamente il romanzo è perfetto, ben calibrato nello stile e sicuramente documentato. L’autore utilizza un linguaggio preciso e mirato, con termini corretti del Rinascimento.
È un buon libro di avventure, così come immagino debba essere un buon gioco di ruolo. In effetti, leggendolo non si ha mai un attimo di pausa. I personaggi sono sempre di corsa, sempre pronti a combattere, sempre in affanno. Basta che si siedano un attimo che spunta un pericolo all’orizzonte. Di sicuro non si può dire che ci siano punti morti nella trama.
Nel leggerlo mi è venuto in mente l’orrido film che avevano tratto qualche anno fa da D&D; non perché il romanzo sia orrido, il paragone è in termini di ritmo. Ricordo che in quel film la colonna sonora non smetteva mai nemmeno per un istante; era tutto un incalzare di avventure. Ecco, posso dire che in questo romanzo la colonna sonora è sempre continua e brillante.
Però, se da un lato saper mantenere il ritmo è un ottimo pregio per un autore, dall’altro si rivela un terribile difetto nel momento in cui a risentirne sono i personaggi, come capita in questo romanzo.
Intendiamoci, i personaggi sono ottimi e interessantissimi; ma, proprio per questo, il fatto che l’azione prevalga sulla loro interiorità fa storcere un po’ il naso. Insomma, di materiale per approfondire i rapporti ce n’era eccome! E avrebbe fatto sforare la valutazione del libro al di sopra delle cinque stelline.
È anche vero che probabilmente è lo stesso editore a imporre una certa lunghezza ai romanzi, però questo davvero ingabbia un po’ la vena creativa e la profondità della trama.
Al di là di questo, comunque, il romanzo è originalissimo e vale la pena di leggerlo, anche perché sfora spesso nello steampunk in un fantastico connubio di generi.

venerdì 13 gennaio 2017

Assassin's Creed Movie

Mercoledì ho approfittato del cinema a 2 euro e sono riuscita a vedere Assassin’s Creed. Peraltro, per puro caso ho beccato la proiezione in lingua originale, il che credo mi abbia spinto ad apprezzare il film molto più di quanto avrebbe fatto il doppiaggio (e nelle parti ambientate in Spagna parlavano in spagnolo, come è sacrosanto).
Devo dire che temevo peggio. Pensavo fosse una gran cretinata con una trama inconsistente come più o meno tutti i film tratti dai videogiochi; in effetti sono andata a vederlo per Fassbender (apprezzata la parte in cui entra nell’Animus senza maglietta. Era anche ora). Invece sono rimasta piacevolmente colpita.
Per chi fosse completamente digiuno di Assassin’s Creed, l’idea di fondo è questa: la setta dei Templari (cattivi) e la setta degli Assassini (buoni) sono in guerra da millenni. I Templari vorrebbero il controllo del mondo, gli Assassini sono per la libertà. Le due sette si contendono la Mela dell’Eden (proprio quella originale) che, si dice, contenga i semi del libero arbitrio.
La particolarità è il doppio piano temporale. Attraverso una macchina chiamata Animus, i cattivi Templari riescono a mettere in contatto i discendenti degli Assassini con i ricordi dei loro antenati, alla ricerca del nascondiglio di questa benedetta Mela.
La bellezza (estrema) del videogioco sta nella ricostruzione storica accuratissima. Io ho giocato ad Assassin’s Creed Revelation che è ambientato all’incirca a metà del ‘500 a Instabul e sembra davvero di camminare per le strade di una città vera.
Nel gioco la parte storica è nettamente prevalente rispetto al presente. In effetti i personaggi principali sono gli Assassini del passato e il loro discendente nell’Animus (Desmond) è abbastanza in secondo piano.
Il film fa una scelta completamente opposta e il protagonista diventa Callum, che è la versione “presente” dell’Assassino. Gran parte della storia si concentra su di lui e le scene in cui è sincronizzato con il suo avo Aguillar sono un intermezzo abbastanza trascurabile nell’economia della trama (sì, portano a scoprire dove si trova la Mela dell’Eden, ma tutto qui). Aguillar stesso è piuttosto marginale.
I puristi del videogioco si lamenteranno di questa scelta, ma a me non è dispiaciuta. Come personaggio Callum è mille volte più interessante di Aguillar e ho molto apprezzato questo guizzo d’indipendenza del regista che ha fatto suo il videogioco trasportandolo nel mondo cinematografico in maniera molto attinente al diverso mezzo espressivo. Persino il Salto della Fede (buttarsi giù da cinquecento metri senza rompersi l’osso del collo) ha avuto una sua conclusione logica. Giuro che se Aguillar cadeva in un cespuglio di rose e poi se ne andava via come se nulla fosse accaduto mi sarei alzata e avrei lasciato la sala, perché una cosa del genere ha senso in un gioco, ma non in un film.
C’è comunque un gran rispetto della struttura ludica nelle scene di azione; l’ho colto nelle città ricostruite in maniera “squadrata” per permettere ai personaggi di saltare agevolmente da un tetto all’altro oppure, per esempio, nella corsa con i carri, che è un must di Assassin’s Creed.
In conclusione credo che si tratti di un film godibile sia da chi conosce il gioco sia da chi non lo ha mai preso in mano (naturalmente partendo dal presupposto che si tratta di una pellicola tratta da un videogame. Non aspettatevi Sidney Lumet, ecco); e Fassbender senza maglietta vale il prezzo del biglietto.

giovedì 12 gennaio 2017

Segnalazione: Remake di Anna Giraldo

Oggi segnalo "Remake", il nuovo romanzo di Anna Giraldo edito da Bibi Book.
Con questa prova l'autrice arriva alla sua sesta pubblicazione. 

Remake, di Anna Giraldo
Bibi Book, 251 pagine, € 16,00 (cartaceo, ebook in uscita a breve)
Il romanzo è disponibile in tutte le Librerie Coop e ordinabile in tutte le librerie italiane.
IBS
Amazon 

Victor è un creatore di bellezza, con l’aiuto del suo staff plasma corpi e volti per portarli all’apice della notorietà. Così la taciturna Mary Arduino, senza ambizioni se non quella di pagare gli studi per sé e il fratellino Benny, diventa Stella. Remake, è la parola che scandisce Victor come un sortilegio, mentre si accinge a trasformarla nel suo manichino preferito.
Ma l’anima è esclusa dal contratto di model management.
Lo sa Christian, un astro ormai cadente, tormentato dalla vanità del successo.
Lo intuisce Benny grazie alla sua visione spontanea e trasversale del mondo che la sorella sta imparando a frequentare.
Lo scoprirà presto anche Stella quando la vita di Christian andrà in frantumi trascinandola con sé.
E lo ricorda bene anche l’enigmatico vicino di casa, perché questa è una storia già raccontata, una tragedia già consumata.
Un Remake.

Anna Giraldo è nata a Mantova nel 1972. È laureata in Economia e Commercio e Master in Informatica Gestionale e si occupa da quindici anni di consulenza informatica.
Ha esordito come scrittrice nel 2011 e da allora ha pubblicato svariati romanzi e racconti in bilico tra fantasia e realtà. Con Remake sperimenta per la prima volta il realismo senza dimenticare che solo la finzione è in grado di regalare una nuova chance a vite ormai compiute.

lunedì 9 gennaio 2017

Segnalazione: Eroica a cura di Alessandro Iascy e Francesco La Manno

Oggi voglio segnalare questa raccolta bellissima edita da Watson Edizioni che inaugura un nuovo corso per il fantasy all’interno di questa casa editrice.
“Eorica” è una raccolta di racconti e di saggi tutta incentrata sullo S&S (che sarebbe Sword and Sorcercy, e infatti sulla bellissima copertina c’è un guerriero con muscoli di pietra che prende a colpi d’ascia scheletri zombie).
Un lavoro intenso, partito dall’idea di Alessandro Iascy e Francesco La Manno, per ridare vigore a un genere fantastico accantonato da tempo. Tanta voglia di mettersi in gioco e grande passione per spada e stregoneria.
I curatori sono le “menti” dietro al movimento Italian Sword&Sorcery, che ha preso il via da TrueFantasy per approfondire anche da noi il genere. 
Questi i contenuti dell’antologia. Come noterete, c’è anche un racconto di Mark Lawrence.

RACCONTI

La torre glauca di Adriano Monti Buzzetti
Testa di santo di Mala Spina
Edga, la strega di Donato Altomare
Lo scorpione sulla lama di Mauro Longo
Il Libro di Massimiliano Gobbo
Gli Scacchi del Re di Andrea Gualchierotti e Lorenzo Camerini
Floxar il Garbato di Livio Gambarini
Rapido di Mark Lawrence (Tradotto da Annarita Guarnieri)
Moor&Stone – L’anfora di Arcùn di Francesco Brandoli

SAGGI

Solomon Kane, un eroe in bilico di Michele Tetro
La saga di Fafhrd e del Gray Mouser di Fritz Leiber di Stefano Sacchini
Perché Sword&Sorcery e non Heroic, Epic o High Fantasy? di Giovanni Luisi
Women & Sorcery di Mariateresa Botta
Il contributo di Clark Ashton Smith allo Sword&Sorcery di Francesco La Manno

Trovate l’antologia sul sito dell’editore, tutti gli store online e nelle migliori librerie.

venerdì 6 gennaio 2017

L'investigatore olistico Dirk Gently


L'INVESTIGATORE OLISTICO DIRK GENTLY, di Douglas Adams
Genere: fantascienza umoristica
Voto: 5/5
Cossigliato se: amate il Doctor Who, Guida Galattica per Autostoppisti e se ritenete che il gatto di Shroedinger a un certo punto decida semplicemente di uscire dalla scatola

Douglas Adams è stato uno dei migliori autori di fantascienza del Regno Unito.
Ovviamente parliamo di fantascienza umoristica – cose freak, senza alcun dubbio – ma le migliori.
Dopo la serie della Guida Galattica per Autostoppisti e i romanzi e le sceneggiature per il Doctor Who si posiziona Dirk Gently, personaggio che Adams ha trattato in due romanzi e mezzo - “Il salmone del dubbio” è rimasto incompleto a causa della morte dell’autore.
In ottobre la BBC ha prodotto la prima stagione di una serie che ha come protagonista Dirk Gently. Ora, io avevo il romanzo nel Kobo da un po’, la serie mi è piaciuta da impazzire e perciò ho valutato che fosse il momento di leggere il libro.
Spediamo innanzi tutto due parole sulla serie, perché se vi piace il genere vale la pena di guardarla. Il coprotagonista è Elijah Wood e, giuro, vi dimenticherete che in passato questo ragazzo ha prestato la fissità del suo sguardo a Frodo – ed è una cosa difficile da dimenticare.
Temevo che romanzo e serie avessero la stessa trama, invece per fortuna no. Del resto l’importante è il personaggio di Dirk, poi basta costruirgli attorno una storia stramboide e il gioco è fatto.
Ma chi è questo Dirk, quindi?
Il suo vero nome, in realtà, è Svlad Cjielli, ma lo ha abbandonato dopo essere finito in prigione per una storia legata ai risultati dei test del college. È di origini transilvane ed è un sensitivo, anche se lo nega strenuamente. Di professione è un investigatore olistico. Le sue teorie, legate alla meccanica quantistica, partono dall’idea che ogni cosa nel modo sia collegata a un altra. Nessun evento è irrilevante e tutti i più piccoli dettagli possono portare alla risoluzione del caso.
Sherlock Holmes, quindi? Beh, non proprio. Il punto di partenza è sicuramente il detective di Baker Street ma, come dice a un certo punto lo stesso Dirk: “Sherlock Holmes una volta ha detto che, eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la risposta. A me, però, non piace eliminare l’impossibile”.
Quindi chiedetevi questo: come si collegano Coleridge, un divano incastrato su una rampa di scale, un cavallo in un bagno e un vecchio professore smemorato di Cambridge che ama i giochi di prestigio? Non sforzatevi troppo, tanto la soluzione può essere data solo da un bambino di sette anni.
La serie della BBC e il romanzo si basano, in effetti, sullo stesso espediente narrativo – che non vi svelo – anche se sviluppato in maniera del tutto differente. Il romanzo, però, è molto più complesso della serie. In effetti, ammetto di non aver capito la fine perché è tutto legato alla poetica di Coleridge, che io non conosco bene, però è una di quelle cose che ti fanno gridare al genio.
Ultima considerazione: c’è una citazione chiarissima del Dottore, tanto è vero che a un certo punto mi aspettavo che uno dei personaggi dichiarasse di essere un Signore del Tempo.