venerdì 6 gennaio 2017

L'investigatore olistico Dirk Gently


L'INVESTIGATORE OLISTICO DIRK GENTLY, di Douglas Adams
Genere: fantascienza umoristica
Voto: 5/5
Cossigliato se: amate il Doctor Who, Guida Galattica per Autostoppisti e se ritenete che il gatto di Shroedinger a un certo punto decida semplicemente di uscire dalla scatola

Douglas Adams è stato uno dei migliori autori di fantascienza del Regno Unito.
Ovviamente parliamo di fantascienza umoristica – cose freak, senza alcun dubbio – ma le migliori.
Dopo la serie della Guida Galattica per Autostoppisti e i romanzi e le sceneggiature per il Doctor Who si posiziona Dirk Gently, personaggio che Adams ha trattato in due romanzi e mezzo - “Il salmone del dubbio” è rimasto incompleto a causa della morte dell’autore.
In ottobre la BBC ha prodotto la prima stagione di una serie che ha come protagonista Dirk Gently. Ora, io avevo il romanzo nel Kobo da un po’, la serie mi è piaciuta da impazzire e perciò ho valutato che fosse il momento di leggere il libro.
Spediamo innanzi tutto due parole sulla serie, perché se vi piace il genere vale la pena di guardarla. Il coprotagonista è Elijah Wood e, giuro, vi dimenticherete che in passato questo ragazzo ha prestato la fissità del suo sguardo a Frodo – ed è una cosa difficile da dimenticare.
Temevo che romanzo e serie avessero la stessa trama, invece per fortuna no. Del resto l’importante è il personaggio di Dirk, poi basta costruirgli attorno una storia stramboide e il gioco è fatto.
Ma chi è questo Dirk, quindi?
Il suo vero nome, in realtà, è Svlad Cjielli, ma lo ha abbandonato dopo essere finito in prigione per una storia legata ai risultati dei test del college. È di origini transilvane ed è un sensitivo, anche se lo nega strenuamente. Di professione è un investigatore olistico. Le sue teorie, legate alla meccanica quantistica, partono dall’idea che ogni cosa nel modo sia collegata a un altra. Nessun evento è irrilevante e tutti i più piccoli dettagli possono portare alla risoluzione del caso.
Sherlock Holmes, quindi? Beh, non proprio. Il punto di partenza è sicuramente il detective di Baker Street ma, come dice a un certo punto lo stesso Dirk: “Sherlock Holmes una volta ha detto che, eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la risposta. A me, però, non piace eliminare l’impossibile”.
Quindi chiedetevi questo: come si collegano Coleridge, un divano incastrato su una rampa di scale, un cavallo in un bagno e un vecchio professore smemorato di Cambridge che ama i giochi di prestigio? Non sforzatevi troppo, tanto la soluzione può essere data solo da un bambino di sette anni.
La serie della BBC e il romanzo si basano, in effetti, sullo stesso espediente narrativo – che non vi svelo – anche se sviluppato in maniera del tutto differente. Il romanzo, però, è molto più complesso della serie. In effetti, ammetto di non aver capito la fine perché è tutto legato alla poetica di Coleridge, che io non conosco bene, però è una di quelle cose che ti fanno gridare al genio.
Ultima considerazione: c’è una citazione chiarissima del Dottore, tanto è vero che a un certo punto mi aspettavo che uno dei personaggi dichiarasse di essere un Signore del Tempo.

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