martedì 23 maggio 2017

Xpo Ferens


XPO FERENS, di Alessandro Forlani
Acheron Books,  ebook, € 4,99
Genere: fantasy weird
Voto: 4/5
Consigliato se: siete alla ricerca di un'originale fusion tra la storia e Lovercraft

“Xpo Ferens”, che poi sarebbe più o meno Cristoferens, dato che le prime tre lettere sono greche, è un piccolo romanzo di Alessandro Forlani edito da Acheron Books.
Come tutti i libri di questo editore il numero di caratteri è volutamente limitato, perciò forse è più appropriato parlare di racconto lungo – e non solo per la lunghezza, eh. Si tratta proprio di una questione strutturale.
Al di là di questo, è comunque un testo completo e piacevolissimo che mischia Cristoforo Colombo e Lovercraft.
Detta così sembra bizzarra – e un po’ lo è, in effetti – però l’idea è molto buona e scivola via liscia: quasi dieci anni prima del viaggio verso le Americhe, Cristoforo e il fratello Bartolomeo si imbattono sul mare in una banda di pirati saraceni a capo dei quali c’è il temibile Abdul Alhazred, che è il famoso arabo pazzo autore del Necronomicon. Per una serie di circostanze, i fratelli Colombo entrano in possesso della rotta per un altro mondo che l’arabo vuole assolutamente raggiungere e così, sotto minaccia, costringe i due ad armare una nave per condurlo in quel luogo di follia.
Credo che la più grande pecualiarità del romanzo sia il linguaggio dell’autore. Io non avevo mai letto nulla di suo prima d’ora, perciò sulle prime mi sono detta: “Ma che cosa sto leggendo?”. Perché, per farvi un esempio, ci sono frasi di questo tipo: Il diario tonfò dal tavolo sull’assito inumidito (…) è lo strepito di un incubo e il pispiglio dell’oceano.
Poi andando avanti mi sono resa conto di quanto comunque il testo sia scorrevole e, sopratutto, mi sono resa conto che il linguaggio è costruito per essere coerente con la storia e con l’epoca, il che è molto, molto lodevole. Devo dire che in tutti i libri di Acheron finora ho trovato questa grande attenzione al linguaggio, decisamente un punto a loro favore.
C’è però sempre questo strettissimo limite dei caratteri che porta gli autori a dover necessariamente sorvolare su diversi aspetti dei personaggi e della trama che invece sarebbero interessanti da approfondire. Anche in questo romanzo molti dei passaggi sono lasciati alla fantasia del lettore, quasi come se l’autore avesse dovuto limitarsi alle parole essenziali e abbandonare tutte le altre.
Comunque sono scelte editoriali, quindi non ne discuto oltre.
Ripeto che il testo di per sé è completo, soddisfacente e interessante e, come al solito, la prova che in Italia ci sono autori del fantastico assolutamente pregevoli.

venerdì 19 maggio 2017

Gli occhi del drago


GLI OCCHI DEL DRAGO, di Stephen King
Sperling and Kupfler, 400 pagine, € 9,90
Genere: fantasy
Voto: 3,5/5
Consigliato se: siete alla ricerca di una piccola chiave di lettura alternativa dell'opera di King 

“Gli occhi del drago” è un romanzo di Stephen King del 1984, scritto per la figlia che all’epoca era troppo piccola per leggere le storie dell’orrore del padre.
Questo, invece, è un romanzo fantasy.
La storia è molto semplice e, di primo acchito, potrebbe sembrare nulla di più che una favoletta, invece se uno conosce l’opera di King si rende conto dei collegamenti.
La trama è questa: il malvagio mago Flagg vuole rovesciare l’ordine del regno di Delain e per riuscirci fa in modo che il giovane primogenito del re, Peter, venga accusato dell’assassinio di suo padre. Peter viene rinchiuso sulla cima di una torre e poi… bé, c’è un lieto fine, perciò è abbastanza ovvio capire che cosa accadrà.
Sembra una di quelle favole che ci raccontavano da piccoli e, in effetti, penso che l’intento di King fosse più o meno quello. Tuttavia, nell’intreccio si sente la mano del narratore esperto, il che rende il romanzo interessante, anche se ovviamente non è il maggior capolavoro del Re.
Dicevo dei collegamenti, però. Intanto, il re di Delain si chiama Roland, e Roland è il protagonista de “La Torre Nera”.
Poi c’è Flagg. Chi ha letto King si ricorderà sicuramente di questo nome; Randall Flagg è il cattivo ne “L’ombra dello Scorpione” e il personaggio compare anche nella serie de “La Torre Nera”.
Flagg per Stephen King è l’incarnazione del male, un essere che non ha altro scopo se non portare il caos, ed è abbastanza interessante che questo personaggio salti da un romanzo all’altro e da un mondo all’altro di quelli creati da King e che, se si segue la logica dello scrittore, hanno tutti lo stesso perno.
Insomma, non vi dico di leggere a tutti i costi “Gli occhi del drago”; è un romanzo scemotto e King ha scritto di meglio. Però se tra tutte le opere dello scrittore del Maine vi manca solo questa allora potrebbe valerne la pena.

venerdì 5 maggio 2017

L'assassino di corte


L'ASSASSINO DI CORTE, di Robin Hobb
Fanucci Editore, 588 pagine, € 18,00
Genere: fantasy classico
Voto: 4,5/5

“L’assassino di corte” è il secondo capitolo della trilogia dei Lungavista.
In questo romanzo centrale, il giovane protagonista FitzChevalier, bastardo reale addestrato per diventare un assassino, dovrà vedersela con il primo innamoramento e con le mire al trono del terzogenito del re, il malvagio principe Regal.
Ancora una volta mi riservo il giudizio globale alla fine della trilogia, però posso dire che in questo romanzo la Hobb mette in scena il suo tanto decantato talento nella costruzione dei personaggi. Fitz non è più un bambino e man mano cresce e cambia. Tutti quelli attorno a lui sono vividi e realistici, tanto è vero che ho dovuto fare un giorno di decompressione prima di iniziare un libro nuovo, talmente sono stata presa dal mondo della Hobb.
Ok, questo per dire che mi è piaciuto molto più del primo capitolo. In effetti, come avevo immaginato, “L’apprendista assassino” risentiva molto del fatto di essere un primo romanzo introduttivo, quello con gli spiegoni più lunghi e le parti più noiose della formazione di Fitz. Questo romanzo, invece, senza avere più la necessità di spiegarci chi è il protagonista, si lancia nell’azio…
Ehm, no. Non è che si lanci proprio nell’azione. La Hobb è bravissima, ma davvero ha un ritmo lento. Ci sono quasi seicento pagine in cui Fitz fa poco più che vagare nel castello, però scorrono via bene, dai. L’azione vera in effetti è tutta condensata anche questa volta nelle ultimissime battute.
Comunque finisce proprio al culmine del climax, quindi magari il terzo capitolo sarà un po’ più vivo.
A parte questo piccolo problema del ritmo, comunque, devo dire che sto apprezzando davvero molto la Hobb. È una di quelle autrici con cui potrei andare d’accordo, perché scriviamo (e di conseguenza leggiamo) quasi le stesse cose. Ho intenzione di recuperare presto tutta la sua opera.