Classici: La storia infinita

Oggi inauguriamo la rubrica "Classici", che non avrà cadenza regolare perché dipende da che cosa leggo. Ci sono certi romanzi che sono, per l'appunto, così classici che non ha senso commentarli come faccio di solito.
Iniziamo con un classico del fantasy, "La storia infinita" di Michael Ende.

Ci sono moltissimi livelli di lettura per “La Storia Infinita”, il romanzo di Michael Ende pubblicato a Stoccarda nel 1979 e diventato ormai un classico del fantasy per ragazzi.
Se lo leggi da piccolino si tratta solo di una fantastica avventura; se invece lo prendi in mano da grande riesci a cogliere i vari riferimenti alla crisi di valori della società, alla necessità di tornare ai sogni, al pericolo insito nel seguire i desideri senza curarsi di conservare i propri ricordi.
Sicuramente è un libro capolavoro, di quelli che si scrivono non dico ogni cento anni ma quasi. È la metastoria più metastoria che esista, dato che a un certo punto il protagonista Bastiano salta direttamente dentro al libro. Davvero, chi di voi non ha mai mai desiderato di trovarsi al suo posto?
Potrei stare qui a riportare le critiche di personaggi ben più eminenti di me, ma preferisco parlare di ciò che “La Storia Infinita” ha significato per il mio personale percorso.
Di sicuro, “La Storia Infinita” è stato il primo film fantasy che ho visto, quindi si è insinuato nel mio immaginario ben prima che arrivasse “Il signore degli anelli” a fare tutto il resto. In effetti, se ripenso alla mia produzione narrativa, mi accorgo che i personaggi dell’Infanta Imperatrice e di Fucùr (il Drago della Fortuna che nel film si chiama Falcon) hanno avuto una grandissima influenza su di me (poi ci sono state contaminazioni nipponiche ma, giusto per restare in tema, questa è un’altra storia e si dovrà raccontare in un altro momento). E vogliamo parlare del trauma infantile che hanno avuto tutti gli attuali trentenni, cioè la morte di Artax nelle Paludi della Tristezza?
Il romanzo è suddiviso in due parti; il protagonista della prima è Atreiu, quello della seconda Bastiano. In entrambe le parti Ende mette in scena con maestria il Viaggio dell’Eroe classico, tanto che nella parte di Atreiu il guardiano della soglia è la vera e propria Sfinge (anzi, ben due Sfingi).
Ende non fu contento del film e, dopo aver letto il libro, gliene do ragione, nonostante non fosse fatto poi tanto male (del resto il regista era Wolfang Petersen). Il problema è che nel finale è totalmente snaturato, dato che Bastiano arriva a Fàntasia e rimette a posto le cose in quattro e quattr’otto (riportando pure in vita il povero Artax).
In effetti, la seconda parte del romanzo, cioè la lunghissima strada percorsa dal ragazzo per poter tornare a casa (che è la parte davvero importante, quella più pregna di sottotesto) ha fatto da ispirazione per “La storia Infinita 2”, uscito qualche anno dopo il primo. In questo film viene messa in scena la vicenda di Bastiano che perde un ricordo per ogni desiderio che esprime e fa la sua comparsa la strega Xayde, che non è l’antagonista in verità, ma solo un cattivo mentore. Il problema de “La storia Infinita 2” è quello di essere una brutta roba trash anni ‘80, perciò occasione buttata via.

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