Nonaroth


NONAROTH, di Angelo Berti
Watson Edizioni, 207 pagine, € 12,00
Genere: Sword&Sorcery
Trama: "Persi i ricordi, Aegon è diventato un assassino. La sua vita è tutta nella Foresta delle Ombre, dove depreda e agisce senza scrupoli. Una notte, però, la sua lama si ferma davanti alle iridi bianche di una infante, trovata tra le braccia dell’uomo che ha appena ucciso. Quella piccola è una strega, e del come faccia a saperlo non sembra importargliene nulla. Per lui la bambina significa solo una cosa: oro, e sa già chi glielo darà. Ma Morsy, che non esita a pagare quanto chiesto da Aegon, non è solo un erborista: il suo è un mondo di stregonerie. Di oscure profezie e misteriose divinità. E di gente forse addirittura più pericolosa dello stesso Aegon, che viene convinto a proteggere la bambina per il giusto prezzo. Perché Nonaroth, questo il nome dato alla piccola, non è una semplice strega. E lui non è un semplice assassino. Yana, una guerriera nomade, dovrà assicurarsi che non rinunci all’incarico. Mentre i ricordi bruciano".

“Nonaroth” di Angelo Berti è un romanzo di sword&sorcery e, al contempo, una fiaba dark che ha come protagonista un antieroe impegnato nella lotta a una forma di male che assume la forma più innocente che possa avere, quella di una bambina.
Angelo Berti è un prolifico autore fantasy.
“La vera scintilla è scoccata un Natale di alcuni anni fa. Per la precisione nel 1978. Mia madre mi regalò la Spada di Shannara di Terry Brooks. Da quel giorno non ho più smesso di leggere fantasy! In realtà dietro a quel libro c’è una storia molto più ampia e personale, ti basti sapere che quando l’ho raccontata a Terry Brooks si è commosso. La Spada di Shannara ha un posto d’onore nella mia libreria, ora con dedica autografata”, mi ha detto riguardo alla sua passione per il genere.
Oltre a essere una bellissima storia d’amore, “Nonaroth” esplora il tema della “strega” in una chiave fantasy che incarna alla perfezione i topoi dello sword&sorcery.
Riguardo alle sue fonti d’ispirazione, Angelo dice: “Ho letto talmente tanti libri di genere da non sapere più riconoscere quali, di conseguenza non posso dire di sentirmi ispirato da qualche autore in particolare. Certo l’ambientazione S&S è evidente, con la differenza che i miei personaggi sono molto più caratterizzati di quanto il genere preveda. Ma se devo dirti cosa mi ha ispirato Nonaroth, è stata la mole di documentazione che avevo raccolto sulle streghe per una precedente pubblicazione (l’urban fantasy Debito d’Onore – Plesio Editore – firmato A.P.Hughes). Quando mi è stato chiesto di scrivere un romanzo da inserire nella collana Truefantasy di Watson Edizioni ho pensato di sfruttare una parte di quella documentazione che non ero riuscito a mettere a frutto nell’altro romanzo. Ho cercato di creare qualcosa di nuovo amalgamando varie visioni della strega dagli albori a oggi. I saggi di Lavinia Pinello e Lavinia Scolari, inseriti nel libro, lo spiegano molto bene”.
Riguardo proprio al tema della strega, in realtà Nonaroth ha una doppia connotazione, perché viene definita anche “dea”, una creatura assolutamente malefica e quasi indistruttibile che genera negli uomini tanto terrore da meritarsi un attributo divino.
“Fin dall’antichità la magia è prerogativa femminile”, afferma l’autore. “Nonaroth, nel suo modo di essere strega e dea, è il frutto di studi durati mesi. Raccoglie in sé le superstizioni e le leggende di varie epoche, finanche ai giorni nostri. Per essere più specifico nella risposta, contestualizzando la storia nell’ambientazione medioevale del romanzo, in quell’epoca l’attributo di strega era un’accusa che nasceva dall’ignoranza e dalla paura, per cui spesso abusato anche per semplice delazione. Il male esercita un fascino che fa facilmente breccia nelle coscienze impreparate o fragili. O malate. Molto spesso i “mostri” vengano elevati a livelli di adorazione. Il passo alla divinazione è molto breve. Io non ho fatto altro che concentrare questi effetti di paura e fascino in un unico personaggio. Non mi risulta questa doppia connotazione, come l’hai giustamente definita, in alcuna figura mitologica o storica, a parte, forse, Lilith”.
L’antagonista di questa figura, che poi è il protagonista del romanzo, è Aegon, che nella tradizione dello sword&sorcery è un antieroe classico, nel senso che fallisce la sua prova contro la morte. Angelo, che ama gli antieroi perché li trova molto moderni, spiega che Aegon è cattivo, ma non è Male; è vittima del Male: “Nonostante abbia vissuto senza una chiara definizione di Bene, prova sentimenti forti, ma quando impara che i suoi sentimenti non sono sufficienti si rende conto, a sue spese, che per sconfiggere il Male serve un male peggiore. Senza che l’eventuale successo comporti una redenzione. In questa mia visione di Aegon, c’è molto di come vedo la società odierna. Oggi il filo tra quello che viene definito Bene e ciò che è ritenuto Male è talmente sottile che spesso non riusciamo a distinguerli. Basta passare qualche momento su qualsiasi Social per intuire che oggi il Bene e il Male, come il Giusto o lo Sbagliato, sono ritenuti delle opinioni. Non ho scelto un cattivo. Ho scelto una coscienza confusa, tristemente attuale”.
Riguardo ai suoi prossimi progetti, Angelo dice che sono tanti: “Alcuni hanno già una consistenza che prevede la pubblicazione, altri sono ancora storie in cerca di vita. Per non essere vago, il più concreto riguarda una nuova collana di Watson Edizioni sulla quale non posso anticipare niente, ma posso incuriosirti dicendo che i più importanti autori di fantastico italiano ne saranno coinvolti. Sarà qualcosa di molto intrigante e, per me, entusiasmante. Poi ci sarà continuità anche nella collaborazione con l’associazione Italian Sword & Sorcery, dopo Pirro il Distruttore, pubblicato solo in e-book all’inizio del 2018. Ma parliamo di programmi con scadenze tra uno o due anni. Potrebbe, però, uscire qualche cosa prima, dipende dagli editori che stanno valutando altri testi.”
Per concludere, Angelo Berti ringrazia per la bella intervista e dice una cosa su cui non posso che essere d’accordo: “Sono molti gli autori italiani che meritano le attenzioni dei lettori in un genere di nicchia, ma che ha tante storie da raccontare”.

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