Hunger Games


HUNGER GAMES, di Suzanne Collins
Composto da: Hunger Games, La ragazza di fuco, Il canto della rivolta
Mondadori
Genere: young adults
Voto: 3/5

Credo che Hunger Games sia stato uno dei primissimi esempi di young adults distopico per come lo intendiamo oggi.
Gli ingredienti sono proprio quelli tipici: c’è una ragazzina sedicenne che narra in prima persona al tempo presente; è una gran figa ma lei non lo sa, tira con l’arco meglio di Robin Hood, uccide quando deve ma sa anche essere pietosa, non ascolta nulla di ciò che le dicono gli adulti eppure proprio così risolve per il meglio ogni problema ed è al centro di un triangolo amoroso con Ragazzopiùsexy® e Ragazzopiùdolce® ma li snobba entrambi. Come se non bastasse, vive nel bel mezzo di un incubo postnucleare che è un miscuglio tra 1984 e la tipica giornata di un gladiatore a Roma.
Ecco, diciamo che Katniss Everdeen, la Ragazza di Fuoco, è il problema più grande di Hunger Games, tanto che a un certo punto si arriva a sperare che salti in aria su una mina.
Per il resto i romanzi sono interessanti, anche se il secondo capitolo è abbastanza inutile e il primo poteva essere collegato direttamente al terzo. È interessante la costruzione distopica di un regime che si basa sulla propaganda televisiva mischiata al terrore per tener soggiogata la popolazione. Nulla di nuovo sotto al sole, tutto sommato, ma fatta eccezione per le parti sulle paranoie di Katniss la narrazione è avvincente e, per alcuni aspetti, molto angosciante, tanto che in certi punti bisogna smettere di leggere, guardarsi attorno e accertarsi che il mondo sia ancora normale (insomma, la caratteristica che deve avere ogni buona distopia).

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